«Non abbattete le scuole delle frazioni nord di Viadana»: scatta la raccolta firme
«Non abbattiamo le scuole delle frazioni nord: sono il cuore e il simbolo delle nostre comunità». Una raccolta firme (primo firmatario Fausto Negri) è scattata in questi giorni tra Cizzolo e Cavallara. Obiettivo: chiedere all’amministrazione comunale di soprassedere alla decisione di demolire gli stabili. Il Comune, come noto, intende investire circa 300mila euro (provenienti in parte da Regione Lombardia tramite il Distretto del commercio Oglio-Po) per la rigenerazione urbana delle due frazioni, mediante la realizzazione di un parcheggio-area mercatale a Cizzolo e di una stazione bus attrezzata con giardino pubblico a Cavallara, negli spazi oggi occupati dai vecchi plessi scolastici.
I firmatari della petizione esprimono però perplessità: «Nei nostri piccoli paesi, la scuola non è un edificio qualunque, ma un simbolo democratico. Le scuole sono state volute dai nostri nonni per il riscatto dalla miseria tramite l’istruzione, e hanno dato gratuitamente pari opportunità ai cittadini. Questi edifici testimoniano i sacrifici di chi ha pagato le tasse per costruirli, rappresentano la presenza dello Stato nel suo ruolo più positivo e sono parte vitale e indispensabile dei nostri centri storici».
I plessi sono da tempo abbandonati, e in condizioni di fatiscenza. «Ma, dopo anni di indolenza, pigrizia e incuria, il Comune si fa ora brutale proprietario. Un paese che distrugge le proprie opere è però destinato inesorabilmente a spopolamento e oblio. Un centro storico che si trasforma in periferia non è più un paese, neanche con due panchine e un tappeto d’erba. Ci è stato detto che gli stabili sono stati danneggiati dal sisma: singolare che il terremoto abbia risparmiato tutte le altre abitazioni; la verità è che non è stata fatta manutenzione».
L’insoddisfazione dei residenti è dovuta anche al fatto di essere stati colti di sorpresa dalla decisione, senza esserne minimamente coinvolti: «Non avremmo mai pensato di perdere anche la libertà di decidere, di discutere e di trovare alternative al bene comune». Secondo gli autori della petizione, era possibile recuperare le strutture, rendendole di nuovo usufruibili e utili alla comunità: «Invitiamo pertanto tutti a unirsi a noi, per convincere l’amministrazione comunale a tornare sui suoi passi».
