Mazzette per i fondi terremoto nel Basso Mantovano: l’inchiesta torna all’Antimafia
Nuove accuse contro gli indagati nell’ambito dell’operazione Sisma con cui i carabinieri del nucleo investigativo di Mantova coordinati dalla Dda di Brescia hanno scoperto il sistema di concussioni e corruzioni nelle pratiche per i risarcimenti dei danni per il terremoto del 2012 nei comuni del cratere, cioé Poggio Rusco, Borgo Mantovano, Magnacavallo, Sermide e Felonica, che vede al centro Raffaele e Giuseppe Todaro, genero e nipote del boss Antonio Dragone, ucciso in un agguato nel 2004 .
Se il tribunale del Riesame aveva escluso la mano lunga della cosca di ’ndrangheta dall’operato del principale indagato,- l’architetto Giuseppe, tecnico istruttore incaricato delle istruttorie per i pagamenti dei contributi a fondo perduto stanziati dal Pirellone per gli immobili danneggiati,- cancellando quindi l’aggravante mafiosa dai reati, e spostando quindi il procedimento a Mantova togliendolo dal tavolo della procura antimafia bresciana, ora è la stessa procura di via Poma a rimandare le carte alla Dda, sulla scorta delle nuove indagini dei carabinieri mantovani.
Gli investigatori non si sono arresi ad aspettare il ricorso della procura antimafia contro la decisione del Riesame, ma in meno di due mesi dal blitz che aveva portato in carcere nove persone, e fatto scattare decine di perquisizioni, hanno portato negli uffici della procura mantovana ulteriori elementi che portano altri fondamentali mattoni al castello accusatorio. Il procedimento torna così a Brescia.
L’ipotesi dei pubblici ministeri della Dda è che alcuni committenti dei lavori di ristrutturazioni venissero convinti dall’architetto ad affidare gli interventi all’impresa del padre Raffaele, figura di spicco nel quadro dei Dragone. Gli imprenditori, così come i beneficiari dei finanziamenti, si sarebbero rapportati con il tecnico secondo uno schema collaudato: la corresponsione di somme (in genere pari a circa il 3% del contributo) per garantirsi la trattazione della propria pratica su una corsia preferenziale, in violazione dell’ordine cronologico e con aumenti dell’importo del contributo pubblico a fondo perduto (in un caso a 950mila euro anziché 595mila come originariamente stabilito). Sia committenti che tecnici venivano minacciati di perdere i contributi della Regione. Tutti burattinai manovrati per fare gli interessi della “famiglia”.
«L’esistenza di tale consorteria, - scrive il gip- con propaggini da tempo operative a Reggio Emilia e a Mantova, è stata accertata all’esito di molti procedimenti penali, nel corso dei quali è emersa come una delle più potenti e temute per forza economica e per capacità di intimidazione».
Raffaele e Giuseppe Todaro sono ancora in cella, accusati di tentata concussione, corruzione e trasferimento fraudolento di valori. Ai domiciliari Giuseppe Di Fraia, mentre Enrico Ferretti è sottoposto solo all’obbligo di firma. Libero Rossano Genta, scarcerati Monica Bianchini, Pierangelo Zermani e Felice d’Errico.
