Da casa al lavoro in bicicletta o a piedi (per accumulare punti). Alla App dell’Ateneo aderiscono in 700
PAVIA. Da casa al lavoro a piedi o in bici, accumulando punti per accedere a sconti online e sbloccare nuovi interventi a favore dei ciclisti. Sono più di 700 gli aderenti al progetto Active to work dell’Università. Rivolto a studenti e dipendenti, nei fatti è l’unica iniziativa avviata da un ente pubblico cittadino per diffondere la cultura della mobilità sostenibile, riducendo l’uso dell’auto che è ancora il mezzo preferito da larga parte del personale universitario. Esperienze analoghe sono già state avviate da altri Comuni (come Bergamo) e atenei italiani.
L’app conta chilometri
Al centro dell’iniziativa c’è un’applicazione per smartphone scaricata su base volontaria da 733 utenti, tra lavoratori universitari: monitora gli spostamenti, i chilometri percorsi e le emissioni risparmiate di chi ha aderito al progetto. Da giugno 2022 (mese di lancio) gli iscritti hanno percorso 17.900 chilometri nel tragitto casa-Università, evitando l’immissione di 6,4 tonnellate di anidride carbonica in atmosfera.
Chi pedala, va a piedi o condivide l’auto (carpooling) guadagna dei crediti, da convertire convertire in premi spendibili su siti specializzati in prodotti green ed equosostenibili. Ma il vero vantaggio è collettivo, perché il punteggio accumulato da tutti gli iscritti permette di sbloccare nuove infrastrutture dedicate alla mobilità sostenibile: l’apertura di una ciclofficina a disposizione della cittadinanza è una di queste, obiettivo sbloccabile superato il traguardo dei 5mila crediti. L’ultima rilevazione parla di 17mila punti già totalizzati, ben oltre il necessario per l’attivazione di tutte le infrastrutture previste, come nuove rastrelliere e il rinnovo di parte della flotta bici aziendale.
«Cambiare le cose»
«L’intenzione non è solo quella di chiedere agli utenti di cambiare abitudini di mobilità, ma dimostrare che l’ateneo si attiva migliorando i servizi a favore della di chi sceglie spostamenti più sostenibili». Lo dice Andrea Zatti, referente tecnico alla sostenibilità dell’ateneo. «Il progetto ha una valenza simbolica, poiché magari chi andava all’Università in bici lo faceva già prima – spiega Zatti – ma la nostra volontà è quella di dare risalto allo sforzo dell’ateneo, che si sta attivando su più fronti per migliorare gli spostamenti casa-lavoro creando un meccanismo virtuoso per mettere in relazione i comportamenti di studenti e dipendenti e il potenziamento di misure per favorire la ciclabilità dell’ateneo».
Una ciclofficina a Cascina Cravino
Il punteggio accumulato dagli utenti iscritti al progetto Active to work dell’ateneo – che assegna punti in base chilometri percorsi in bici o a piedi – consentirà l’attivazione di una ciclofficina universitaria aperta anche alla cittadinanza. Verrà aperta in cascina Cravino (dove c’è il dipartimento di Biotecnologie) e non c’è ancora una data confermata. Tuttavia, è probabile che l’inaugurazione si terrà dopo la seconda metà di maggio in concomitanza con il Festival dello sviluppo sostenibile, che si terrà dall’8 al 24 maggio. Da quanto si apprende, dovrebbe essere dotata di un deposito bici protetto e l’officina riparazioni sarà aperta anche al personale extra-universitario, così da permette ai ciclisti alle prese con una foratura di poter fare una prima manutenzione “al volo” senza doversi rivolgere a uno specialista. Per “sbloccare” la ciclofficina erano necessari 5mila punti: i 733 iscritti all’iniziativa d’ateneo hanno superato la soglia dei 17mila.
L’intervista a Davide Barbieri, Mobility manager dell’ateneo pavese: «Per abbandonare l’auto servono ciclabili continue e infrastrutture sicure»
Ciclabili sicure e continue tra i poli universitari. Questa la ricetta per favorire gli spostamenti sostenibili in città secondo Davide Barbieri, mobility manager d’ateneo. Si è occupato del progetto Active to work, il sistema di incentivi per rendere più “verde” il tragitto casa-università per studenti e dipendenti. Il sistema è pensato per promuovere modalità di trasporto che incoraggino la progressiva riduzione dei chilometri percorsi in auto privata, favorendo modalità di spostamento meno impattanti per l’ambiente e incentivando anche a uno stile di vita attivo. «Sono opere che competono al territorio, non all’ateneo, e che permettono spronare la crescita della mobilità sostenibile. Infrastrutture idonee e ciclabili sicure tra i poli universitari e parcheggi di interscambio consentirebbero di lasciare le auto più lontano dal centro concludendo il percorso a piedi, in bici o utilizzando i mezzi pubblici. Così si diminuirebbe anche l’utilizzo dei parcheggi all’interno dei cortili universitari».
Come l’ampio cortile Teresiano, usato come spazio di sosta. Una questione annosa.
«L’obiettivo tendenziale dell’Università è quello di ridurre l’affluenza fino a eliminare la possibilità di sosta all’interno dei cortili, favorendo la sosta nelle aree esterne al centro. Prospettiva che richiederà ancora qualche anno, forse due o tre, per arrivare a regime. Ma già adesso è stata attuata una riduzione dei permessi di sosta per il personale: l’intenzione di lungo termine è quella di eliminare la sosta di dipendenti e universitari all’interno del centro storico della città».
Più di 700 iscritti in meno di un anno al progetto di mobilità dell’ateneo. Come valuta questo dato?
«Active to work ha riscontrato da subito una buona adesione da parte della comunità accademica: gli iscritti si suddividono equamente tra studenti e docenti. Fermarsi qui sarebbe un peccato: l’intenzione è quella di proseguire oltre il primo anno di sperimentazione del progetto (che si concluderà a maggio, ndr.) monitorando anche gli spostamenti tramite trasporto pubblico».—
Si.P
