Per svegliare Ivrea servono luoghi di aggregazione e vita notturna
Ivrea
Sono le 23.30 di un venerdì sera qualsiasi a Ivrea. In via Palestro l’unica luce è quella dell’ultimo barista che tira le giù serrande. Poi, il deserto. «Ma sai che c’è? Forse è meglio che andiamo a Torino», dice un ragazzo al suo amico al telefono. Il video è stato proiettato durante la Palestra di politica condotta da Marco Bovolenta allo Zac, ma si può reperire scorrendo il profilo Facebook della cooperativa. Ivrea è la bella che non balla, è il sunto. È una bella addormentata.
Se la riflessione fosse stata solo questa, però, non ci sarebbe stato bisogno di chiamare in causa Marco Bianchi in arte Cosmo, Max Casacci dei Subsonica, la vice sindaca di Bologna con delega alla Notte Emily Clancy e il ricercatore Riccardo Remello che studia proprio l’economia della notte.
Si parte cercando di sfatare un mito: non è vero che a Ivrea non c’è nulla da fare. I grandi eventi non mancano: c’è il Carnevale, c’è la Grande invasione, c’è (o almeno, c’è stato) il festival del Jazz, ci sono rassegne teatrali. Per una città che non fa provincia non è poco.
Quello che manca è l’aggregazione spontanea di giovani durante il resto dell’anno. Quel rumore di fondo, quel sottobosco che porta le persone a incontrarsi, le idee a circolare. «Vedere Ivrea così - spiega Cosmo -, mi preoccupa, siamo ai minimi storici di vita sociale». L’artista ha le idee chiare sul responsabile: si tratta di un’ideologia non dissimile dal resto d’Italia, ma che nella città eporediese ha avuto una presa quasi soporifera. «Quella del decoro - precisa Bianchi - è una categoria spinosa come la sicurezza. Non hanno partito politico: perché chi è che non vuole una città decorosa o sicura? Eppure stregano il dibattito. L’idea è che se ti prendi cura di una zona le cose si sistemano. Se non ci sono vetri rotti, per citare una famosa teoria, le individualità indecorose si allontano: i poveri, i senza tetto, chi delinque, ma anche chi bivacca e chi fa festa appunto. Così si nasconde la percezione del pericolo».
Certo l’idea non è quella di trasformare Ivrea in Caracas. Ma di iniziare a tollerare in città anche chi fa festa. Con un minimo di coraggio da parte dei decisori politici: perché se inizia un po’ di rumore dove oggi c’è un silenzio tombale, è ovvio che arriveranno le prime telefonate. «La politica deve avere le spalle larghe - spiega Cosmo - e deve ascoltare chi è del settore. Durante la street parade che abbiamo organizzato ci dicevano: chi sono questi zombie che girano per strada? Questa roba qui bisogna darla per scontata, ci sarà sempre. Ma bisogna lasciarsi scivolare queste polemiche per rendere le nostre strade un po’ più vivaci. Non dobbiamo aver paura di avere gente in strada: il Carnevale è la cosa più indecorosa che c’è eppure piace a tutti quanti».
Bovolenta ha introdotto il discorso con un episodio paradigmatico. Lo Zac è tra i pochi luoghi dove la musica e l’aggregazione giovanile hanno ancora un peso a Ivrea. Di solito, i concerti, finiscono a orari sopportabili: intorno a mezzanotte. «Quando abbiamo ripreso con la programmazione musicale - spiega -, nel primo evento post Covid, abbiamo concluso il concerto intorno alla mezzanotte e dieci. Il giorno dopo ci è arrivata la comunicazione del condominio qui di fronte che parlava di rumori molesti. Ora noi rispettiamo il vicinato e siamo assolutamente consapevoli del diritto al riposo che tutti hanno. Certo, quella comunicazione, in quel contesto, ci ha fatto un pochino sorridere».
Un messaggio che si sostanzia nella citazione punk di Emily Clancy quel «Produci, consuma, crepa che ha trionfato durante la pandemia». Ma la notte in realtà è quel luogo dove le persone si incontrano, le idee circolano. Lo spiega Max Casacci: «La Seattle industriale aveva una grande scena musicale. E così tante altre città. Chi ha un undergroud giovanile attivo, ha una scena imprenditoriale attiva. La Torino dei Murazzi è stata una città che imparava a conoscere se stessa, in un luogo collocato lontano dalle abitazioni, dove il rumore non infastidiva nessuno e che lì è potuta crescere. La verità è che quei giovani portatori di esperienze hanno progetti e visione in mano. C’è una cosa che è sempre vera: nel vuoto non si propaga il suono, la musica non è possibile mai».
Bologna oggi è una città che sta approntando un piano della notte attraverso dei questionari somministrati a residenti, a chi vive la notte e chi nella notte lavora. Ramello, che studia l’economia della notte, sostiene che questo sia possibile anche a Ivrea. Prossimo appuntamento allo Zac con la Palestra di politica il 27 aprile alle 21 con le pratiche di mutualismo solidale: come la città si attrezza per rispondere alle povertà.
