Espropri per l’acquedotto da San Giorgio fino a Caluso
San Giorgio Canavese
È partita anche a San Giorgio Canavese la procedura di esproprio dei terreni sui quali correranno le condotte del nuovo acquedotto della Valle Orco: maxi opera da 117 milioni di euro, realizzata dalla Smat. L’amministrazione comunale, nel condividere il progetto già approvato in sede di conferenza dei servizi, ha quindi delegato alla municipalizzata torinese, l’iter che comincia con l’invio di tutte le comunicazioni ai proprietari dei terreni interessati ai lavori ed alla servitù coattiva per l’allestimento dei cantieri.
I lavori a San Giorgio Canavese sono compresi nel lotto “b”, e vanno ad interessare l’area intorno al torrente Malesina, che sarà attraversato dalla condotta: il passaggio sotto l’alveo sarà all’altezza della strada provinciale 53 Caluso. I lotti “b1 e “b2” per un tratto di circa di 10 chilometri attraverseranno San Giorgio lungo il tratto della provinciale per poi arrivare a Caluso: da via Piave, verso via Olivetti, via Salvetti, per proseguire verso la strada provinciale per Mazzè e quindi salire alle vasche situate in regione dietro il castello, attraverso la vecchia strada, cosiddetta del Mago.
Anche la “città del vino” quindi ha avviato gli espropri per consentire l’allestimento dei cantieri e la posa delle tubazioni. Si tratta per la maggior parte di boschi e seminativi. Ma nell’elenco figurano anche alcuni vigneti. Ed è assai probabile che in questi casi i proprietari chiedano uno spostamento del tracciato.
Sono più di un centinaio gli interessati all’occupazione tra San Giorgio Canavese e Caluso: per tutti è previsto un indennizzo. Complessivamente la rete di tubazioni dell’acquedotto della Valle Orco è lunga e 120 km, ed andrà a migliorare il servizio idrico di oltre centomila utenti.
«Un’opera importante e strategica, –aveva spiegato in consiglio il sindaco di San Giorgio Canavese Andrea Zanusso – senza precedenti analoghi sul territorio e con pochi termini di paragone nel campo delle opere pubbliche».
Anzi i vertici di Smat l’hanno definito rivoluzionario per il sistema di approvvigionamento idrico del Canavese, che ad opera compiuta vedrà risolte tutte le sue attuali carenze. Nel dettaglio, il nuovo impianto preleverà l’acqua dal torrente Piantonetto, sopra Rosone, utilizzando il già esistente invaso del Teleccio a 1.900 metri di quota.
Di qui partirà una rete di tubazioni, comprensiva sia di quelle di adduzione, sia di quelle di distribuzione, lunga oltre 120 chilometri, che si snoderà attraverso 41 Comuni della collina e della pianura canavesana: da quelli più vicini come Pont e Cuorgnè, Rivarolo e Castellamonte, biforcandosi in quest’ultima località per arrivare da una parte a Ivrea e dall’altra sino a Caluso.
I tempi di realizzazione sono stimati in dieci anni, nell’arco dei quali è prevista una ricaduta occupazionali sul territorio di mille posti di lavoro. Lydia Massia
