Sull’auto le insegne dei carabinieri: marito e moglie condannati
A un primo colpo d’occhio, chiunque l’avrebbe scambiata per una gazzella dei carabinieri. In realtà, le differenze erano piuttosto macroscopiche.
L’assenza della scritta in stampatello identificativa dell’Arma dei carabinieri lungo le fiancate e sul cofano anteriore, per esempio.
Eppure, a loro era piaciuta così e a spingerli a comprarla era stato il desiderio di possedere l’Alfa Romeo adoperata sul set di “Point break”, remake del 2015 dell’omonimo e più noto film del 1991.
Un capriccio che Walter Netrval, 56 anni, e sua moglie Sonja Horer, 50, originari di Vienna, dove risiedono, hanno finito per pagare caro.
Chiamati dalla Procura di Udine a rispondere di concorso in detenzione illecita di segni distintivi, contrassegni o documenti di identificazione in uso ai Corpi di polizia, ovvero oggetti o documenti che ne simulano la funzione, sono stati condannati a 10 mesi di reclusione l’uno, sospesi con la condizionale.
La sentenza è stata emessa ieri dal gup del tribunale di Udine, Mariarosa Persico, al termine del processo celebrato, su richiesta del difensore, avvocato Federica Tosel, con rito abbreviato. Il pm Lucia Terzariol aveva chiesto 1 anno e 8 mesi per ciascuno.
Era stata proprio una pattuglia del Norm della Compagnia di Tarvisio a notare l’auto mentre, nel pomeriggio del 7 settembre 2021, percorreva via Principe di Piemonte.
La coppia arrivava dal confine e procedeva verso Tarvisio: lui al volante e lei sul lato passeggero, fieri della loro vettura e, soprattutto, di come era stata “agghindata”. Innanzitutto il colore blu della carrozzeria, quello bianco del tettuccio e quello rosso delle saette laterali. E poi le scritte “112” e “www.carabinieri.it”, il numero 28 per simulare una selettiva radio e gli scudetti della Radiomobile sulle portiere.
Tutto molto somigliante, ma non certo identico, come ha evidenziato il difensore nella discussione seguita all’esame degli imputati.
Esclusa l’illecita detenzione, visto che l’auto è risultata regolarmente acquistata e immatricolata in Austria, l’avvocato Tosel ha insistito sull’«inoffensività» della condotta, vista l’artigianalità dell’abito dato all’auto: adesivi scollati, nessuna scritta dei carabinieri e neppure le sirene, pneumatici diversi e, soprattutto, una targa austriaca.
«Impossibile ingannare qualcuno», la sua conclusione. Letta la motivazione, valuterà l’appello. Intanto, però, il giudice ha disposto confisca e distruzione del veicolo.
