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Апрель
2023

I leader del centrodestra a Udine per il bis di Fedriga: «Prepariamoci al trionfo»

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Sventolano in piazza XX Settembre a Udine le bandiere della Lista Fedriga, della Lega, di FdI, del Friuli, lo Scudo crociato dell’Udc, il Tricolore, mentre sopra le teste della gente si aggirano un paio di cartonati di Pietro Fontanini. È la piazza del centrodestra al completo, che suona la carica al sindaco leghista uscente (e candidato) e al governatore Massimiliano Fedriga, anche lui uscente e candidato, anche lui leghista. Una piazza piena, forse non strapiena, vuoi per la pioggia, vuoi perché in tanti sono già convinti della vittoria in tasca («trionfo» è la parola più gettonata), vuoi perché la piazza è “orfana” della guest star, attesa da giorni, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che qualche ora prima cancella la sua partecipazione all’evento di chiusura della campagna elettorale causa un colloquio con il Presidente Mattarella protrattosi più del previsto; ma che non rinuncia a un videocollegamento da Roma, sotto gli occhi attenti dei maggiorenti della coalizione sul palco e di due big come il vicepremier forzista e ministro degli Esteri Antonio Tajani e il vicepremier leghista e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, presenze assidue in queste settimane in regione, che scaldano la folla soprattutto sui temi più cari al popolo del centrodestra di queste terre: identità, autonomia, merito, Alpini, lotta all’immigrazione clandestina, stop al reddito di cittadinanza, no all’utero in affitto, no alla pasta al grillo e ai cibi sintetici e sì ai grandi prodotti enogastronomici locali, dal vino («che non fa male» dice Tajani) al San Daniele («meglio degli insetti», dice Salvini tra gli applausi).

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In piazza molti sorrisi e facce rilassate. Inevitabile la delusione per l’assenza della premier, ma la festa va avanti comunque, perché, come dice Meloni nel suo lungo intervento video (oltre mezz’ora) «da lunedì Massimiliano continuerà a fare quello che ha fatto in questi anni, con impegno, lealtà, semplicità, affidabilità». Che il vento sia in poppa, insomma, i supporter lo sentono forte e chiaro. «Non c’è Meloni ma ci siamo noi», dice sorridente un supporter a Fedriga agganciandolo per un selfie prima dell’inizio dell’evento. Per il governatore uscente i venti minuti che precedono lo start sono un tripudio di scatti col cellulare, sorrisi e strette di mano. Ad aprire la serata del centrodestra, poco dopo le 17.30, gli interventi dal palco dei leader dei partiti della coalizione, da Angelo Compagnon (Udc) all’ex presidente della Regione Renzo Tondo (Ar).

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Poi è la volta di sindaci di Gorizia Rodolfo Ziberna e di Trieste Roberto Dipiazza: «Sono un sindaco friulano a Trieste», dice Dipiazza, che strappa una risata con il suo «daremo una rasata alla sinistra». Poi è la volta del primo protagonista, il sindaco uscente e ricandidato. Fontanini passa in rassegna quanto fatto dalla sua amministrazione per rendere Udine «più bella, più accogliente, più sicura», elencando quanto realizzato «con successo» e quanto resta da fare, dalle infrastrutture agli impianti sportivi, dalla sicurezza ai servizi. Ringrazia Regione e Governo, le altre città del Fvg e le «buone sinergie: abbiamo fatto il bene di Udine. Non abbiamo le divisioni della sinistra, noi siamo uniti. Viva Udine, via il Friuli, andiamo a votare!».

Alle 18 scatta l’ora dei big. Sul palco al microfono Antonio Tajani: è lui a parlare per primo, senza troppi giri di parole, di quel «trionfo» che in tanti non nascondono di pregustare. «Non accontentiamoci della vittoria, andiamo a trionfare – le parole del coordinare nazionale di Forza Italia -. Vinciamo in Fvg, che è il ponte dell’Italia verso i Balcani e l’Est Europa, perché vogliamo continuare a governare bene. In questa piazza c’è profumo di vittoria». I Balcani spopolano sia nell’intervento di Meloni che in quello del ministro forzista, che parte dall’impegno del Governo su questo fronte, annunciando il summit coi ministri degli Esteri dei Balcani occidentali in programma a Roma lunedì e ricordando il recente vertice triestino. Partono applausi quando Tajani tocca altre corde, dal contrasto all’immigrazione clandestina alla tutela dei gioielli enogastronomici italiani, buon vino in primis. E poi il tema caldo di questi giorni: «L'utero di una donna non deve essere usato per sfornare figli come fosse un forno dove si sfornano le patate arrosto», sentenzia Tajani, appellandosi alla piazza affinché vada in massa a votare per Fedriga e Fontanini. Un «sindaco straordinario» anche per Salvini, che lo segue sul palco e poi parla di Fedriga come «uno dei migliori presidenti di Regione della Lega di sempre». Salvini apre con un «Fuarce Udin» accolto da applausi e sfodera un discorso breve ma incisivo nel suo stile, con frasi secche che rispolverano i cavalli di battaglia della Lega di ieri e di oggi: «L’autonomia non fa male a nessuno, ma premia chi fa». Altro applauso quando il leader leghista ricorda che «dalla prossima estate nessuno prenderà più un euro di reddito di cittadinanza» e un altro ancora quando tuona che «l’utero in affitto è una schifezza. Evviva la famiglia. Altro che la sinistra coi musi lunghi, loro sono quelli del no tap, no tav, no alpini, no autonomia, no flat tax. Domenica noi votiamo per i tanti sì».

La premier si collega alle 18.30. I maggiorenti sono schierati sul palco: il ministro pordenonese Luca Ciriani («Giorgia Meloni ha dimostrato ancora una volta un grande attaccamento e attenzione alla nostra regione, nonostante non sia potuta essere qui»), Vannia Gava, Sandra Savino, i parlamentari Tubetti e Matteoni, Menia, Dreosto, Loperfido, Pizzimenti, Panizzut, Rizzetto. «Sono mortificata, ho fallito, ci tenevo tantissimo a venire qui ma non ce l’ho fatta», le parole della premier, che parla del «lavoro straordinario» fatto a Udine da Fontanini e Fedriga, che «è prima di tutto un amico, è onesto e capace, un alleato leale, su cui si può fare affidamento. Ha iniziato a fare politica da giovanissimo, come me». Poi Meloni, sorridente ma decisa, parla del lavoro del suo Governo, dall’impegno sul Pnrr («non scritto da noi») al fisco, dall’immigrazione alla difesa della «nostra identità sotto attacco». Dice che «l’Autonomia può diventare sfida e stimolo per far crescere i territori» e poi che «vogliamo che il Porto di Trieste sia hub principale per le comunicazioni dell'Europa orientale. Non ci manca coraggio, visione, la forza di andare fino in fondo. Viva Massimiliano Fedriga presidente, via il Friuli Venezia Giulia, viva l’Italia».

Le luci finali sono per Fedriga, accolto da un’ovazione. Il governatore uscente inizia il suo intervento dal palco passando in rassegna quanto fatto in questi anni, dal turismo al welfare. Punzecchia i tre sfidanti («Parlano male del Fvg e lo offendono, io invece sono orgoglioso di questa terra»). Poi la sanità e l’attacco al centrosinistra, che ha «tagliato i fondi per gli stipendi dei dipendenti della sanità pubblica». Ringrazia «la presidente del Consiglio» (sì, la chiama “la” presidente) e poi il suo appello agli elettori: «Non risolverò tutti i problemi e non farò miracoli, ma ci metterò tutto l’impegno possibile, come fatto in questi cinque anni. Dobbiamo essere orgogliosi di questa regione e del suo saper fare e costruire. Andiamo avanti insieme, con questo senso forte di comunità, nessuna montagna ci spaventa, le vette le raggiungiamo. Grazie di cuore a tutti per quello che mi avete dato». Si chiude con bouquet tricolore e l’Inno di Mameli.






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