Monfalcone, siglato l’accordo tra Ministero e A2A per lo stop immediato del carbone
MONFALCONE Il “rubinetto” del carbone si chiude ad aprile. Lo stop ai due gruppi della centrale termoelettrica A2A è vergato su un foglio, un accordo siglato mercoledì su una scrivania romana. Basta carbone e utilizzo solo per eventuali crisi energetiche, dettate però da improvvisi e imprevisti black-out nazionali oppure a ipotetici scenari correlati a conflitti bellici, per capirsi. «L’intesa – ha reso noto la viceministro all’Ambiente e sicurezza energetica Vannia Gava – è stato sottoscritto da A2A, Arera, i gestori della rete di trasporto e trasmissione e dal Ministero. La centrale di Monfalcone presto diventerà un impianto destinato alla stabilità energetica della rete». «Il meccanismo individuato – ha spiegato – eviterà il funzionamento continuativo della centrale a carbone ma, nel contempo, ne garantirà la disponibilità qualora si renda necessario gestire eventuali momenti di criticità».
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Il commento dell’azienda
Questo invece il commento dell’azienda: «Per il nostro impianto di Monfalcone la soluzione che ci è stata anticipata, identificata da Mase, Arera e dagli operatori di trasmissione, prevede di non proseguire con un funzionamento continuativo dell’impianto a carbone già dal mese di aprile, limitando l’entrata in esercizio a soli casi di estrema necessità».
La crisi energetica causata dal conflitto in Ucraina ha richiesto il riavvio della centrale al fine di sostenere il sistema energetico nazionale in un momento di forte difficoltà. «Il Gruppo – rimarca A2A – aveva infatti deciso di dismettere l’utilizzo del carbone in grande anticipo rispetto alle indicazioni del Pniec, cioè il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, per poter procedere speditamente con la riconversione dell’impianto.
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La nostra società è uno dei principali operatori nella generazione e siamo orgogliosi di poter fornire un contributo concreto nel percorso di transizione energetica del Paese: da un lato siamo a disposizione mantenendo in perfetta efficienza l’impianto nell’assetto attuale, al fine di esser pronti a entrare in servizio in caso di necessità per il sistema nel breve termine, coprendo eventuali gap che potrebbero derivare da situazioni di emergenza. Sull’altro fronte, procediamo con il nostro progetto di riconversione della centrale in un impianto per la transizione energetica, con elevatissima efficienza ed emissioni ridotte». «Un investimento importante – conclude – che rappresenta un grande valore per A2A ma che avrà risvolti molto positivi anche sul territorio».
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Il Comune
«Soddisfazione», naturalmente, della sindaca Anna Cisint: «Perché il termine dell’utilizzo del carbone, se non per situazioni eccezionali, arriva addirittura prima di quello presupposto nell’accordo-convenzione sulla riconversione e rigenerazione, che prevedeva prima l’ottenimento dell’Autorizzazione unica. L’interessamento mio, di Fedriga e Gava ha portato Terna ad accettare questa chiusura precoce rispetto a tutti gli altri impianti». «Sono in comunicazione – precisa – con la chat degli altri sindaci coinvolti nella questione carbone. E solo da noi si conclude la produzione. Avevamo perorato con tanta perseveranza la chiusura del gruppo 1, l’abbiamo ottenuto due anni e mezzo prima». «Ringrazio – puntualizza – chi ha collaborato e non chi ha gufato». Copyright by Matteo Salvini.
