Lascia i figli senza cibo: padre condannato
Faceva la spesa per sé e la nascondeva in auto, per non dividere il cibo con i quattro figli. E cucinava pure solo per se stesso, con i cibi migliori, mangiando a sazietà. E nemmeno gli avanzi offriva a figli e moglie, che dovevano accontentarsi sempre delle stesse povere cose. E oltre a questo ci sono le botte alla moglie, i maltrattamenti continui, i litigi. Un padre padrone, che ieri mattina è stato condannato dal tribunale di Mantova a tre anni e mezzo di reclusione per maltrattamenti in famiglia, lesioni e violazioni degli obblighi di assistenza familiare.
Come sempre in questi casi, non faremo il nome dell’uomo, 58 anni, nordafricano, per tutelare le vittime.
L’uomo era arrivato dal suo Paese oltre vent’anni fa, aveva trovato lavoro in un comune dell’ovest mantovano e qui erano arrivati poi moglie e figli. Cinque figli, il primo dei quali, l’unico maggiorenne, vive all’estero e ora dà una mano alla madre e agli altri fratelli e sorelle. Una storia, quella emersa nel processo, che si è chiuso ieri mattina in tribunale, di violenza continua, in cui la moglie era il bersaglio principale del marito violento, ma qualche volta ci finivano di mezzo pure i ragazzi. Una storia di degrado umano, di un padre incurante della propria famiglia, dei propri doveri, ma soprattutto di amore.
Un padre capace di affamare i propri figli - come ha sottolineato l’avvocato di parte civile, Giada Di Stasio, durante la discussione in cui ha chiesto un risarcimento di 70mila euro - che faceva vivere tuttala famiglia in stato di ristrettezza.
Sono emersi episodi raccapriccianti, raccontati in fase di indagine da una delle bambine e confermati (come il resto dei maltrattamenti) da tutti i figli: il padre che torna dal lavoro, cucina solo per sé e mangia davanti ai suoi figli. Nella pentola restano un po’ di avanzi, i ragazzi sperano di poterli mangiare, invece l’uomo butta tutto.
Oltre ai maltrattamenti e alle privazioni, i continui litigi per i soldi: la mamma era intestataria degli assegni famigliari e di una piccola quota di reddito di cittadinanza, quel tanto che bastava per dare, letteralmente, da mangiare ai figli. E il marito spesso si presentava da lei con la pretesa di avere il denaro che poi - è emerso sempre a processo - andava a giocare alle slot machine.
Moglie e figli già un anno fa sono stati accolti in una struttura protetta e l’uomo, avendo più volte violato le disposizioni del giudice che gli aveva vietato ogni contatto con loro, è stato arrestato e portato in carcere, dove si trova tuttora.
Il collegio dei giudici presieduto da Gilberto Casari, ieri lo ha condannato a tre anni e mezzo.
