«Stop ai collegamenti sciistici», ambientalisti sul Col di Lana
“Rispettiamo la montagna” recita lo striscione che apre il corteo. Come? Pronta la risposta di Fabio Tullio, di Legambiente: «Basta investire su nuovi impianti, semmai riqualifichiamo l’esistente, razionalizzandolo. Le risorse a disposizione impieghiamole, piuttosto, nell’adattamento al cambiamento climatico, trovando progressivamente alternative allo sci».
Siamo alla manifestazione di protesta – una delle 12 in Italia – contro i nuovi impianti da sci. Il castello di Andraz, da cui si parte, in comune di Livinallongo, sembra davvero la sentinella dei lunghi tornanti che potano al passo Sief.
«Ammonisce quanti vorrebbero mettere le mani su questo versante di così rara bellezza», arguisce Gigi Casanova di Mountain Wilderness. Il monito è chiaro, a chi non ha ancora rinunciato all’idea di collegare passo Falzarego con Arabba, o meglio con l’altopiano di Cherz, una meraviglia.
Alla manifestazione di protesta c’erano circa 80 ambientalisti, che muniti di scarponi, sci, ramponi, pelli di foca, sono partiti proprio dai piedi del castello per andare fin lassù, alle trincee del Col di Lana. Hanno così risposto all’appello collettivo di “The Outdoor Manifesto”.
Il sentiero e il bosco sono desolatamente secchi. Solo qualche rimasuglio di neve negli angoli in ombra. La mattinata è splendida. Bisognerà salire 600 metri (e oltre) per intercettare la prima neve. «È qui che si vuole sciare?», si domandano in parecchi. Perplessi, ovviamente.
Ci sono giovani (e meno giovani) di Mw, Italia Nostra, Peraltrestrade, Legambiente. Sono ben rappresentati anche i ladini e quanti, dei Fodom, hanno già detto un chiaro no a questo collegamento. Ma il no riguarda anche l’alternativa: dal passo Falzarego al Passo Valparola e poi giù verso Armentarola. E, dall’altra parte, dal passo Giau al Civetta.
Ben nove sono le località, in Italia, in cui si ripete la protesta. Medesimo lo slogan-impegno: “Rispettare la montagna, no a nuovi impianti a fune”. Lo dicono a gran forza, le delegazioni dei ladini e dei Fodom, quando arrivano a passo Sief. Soffia il vento, la neve si alza e toglie la vista, ma le parole no.
Il Comitato Fodom di Livinallongo, che in questi anni ha dato battaglia, conferma che il suo impegno continuerà. Il sindaco Leandro Grones ha detto di no, ma domani, se dovesse arrivare un altro sindaco? Ne va dell’identità stessa della comunità locale.
Roberta De Zanna, consigliere comunale a Cortina, racconta dei 100, forse 120 milioni “buttati” per la pista di bob. Luigina Malvestio di Italia Nostra rilancia la contestazione al Villaggio Olimpico di Campo, considerata, a suo avviso, la disponibilità di quello Eni di Borca.
«Se fanno solo uno di questi impianti, salta la protezione Unesco», avverte ancora Casanova, “sbugiardando” (verbo da lui stesso usato) quanti sostengono che i collegamenti vanno a sostituire le auto del traffico ormai impossibile.
Tra una foto e l’altra, Tullio di Legambiente continua a ripetere che «è indispensabile, anzi urgente, ripensare il turismo invernale, quello dello sci».
Rilancia Casanova: «Basta nuovi impianti, razionalizziamo l’esistente, ammodernando la rete che c’è, ma possibilmente disboscandola».
«È quanto si farà fin dai prossimi mesi e dai prossimi anni, qui ad Arabba, grazie alla sensibilità degli stessi impiantisti», assicura il sindaco Grones, rassicurando gli ambientalisti che finché ci sarà lui il collegamento da Cortina e dal Falzarego «non passerà».
