Vertenza Actv, marzo ultima chiamata. Ecco tutti i passi per arrivare all’accordo
Trattative a oltranza, e a fari spenti, per chiudere entro marzo la vertenza Actv. Una vertenza di cui ormai, pubblicamente, non si parla più. Eppure a due anni dalla disdetta decisa dall’azienda, un accordo sul contratto integrativo di secondo livello deve ancora essere trovato.
Il tempo stringe
Ora però il tempo stringe. A fine mese, infatti, scadrà l’attuale disciplina unilaterale applicata dall’azienda nei rapporti interni con i dipendenti. Il che, in linea teorica, significa che dal primo di aprile - e in assenza di un accordo tra le parti - Actv potrebbe decidere di applicare a proprio piacimento una nuova disciplina interna quanto a turni, riposi, ferie.
Il che, però, potrebbe significare un clima interno di tensione perenne. E una nuova stagione di proteste dopo attriti, tavoli sindacali spigolosi, scioperi a ripetizione, le difficoltà della pandemia accentuate dal ritorno del turismo, dai mancati incassi milionari, dai guasti ai mezzi (da ultimo i ferry boat tra Lido e Tronchetto) e dagli scambi di accuse su manutenzioni e sabotaggi.
La manovra: arrivare alla bozza di accordo
Ecco perché nei prossimi giorni è già in calendario una fitta serie di incontri tra direzione e rappresentanti sindacali. Una sorta di ultima chiamata, con l’obiettivo di ripartire da una bozza di accordo già trovato nei mesi scorsi ma non ancora sottoscritto.
Senza contare che sempre a fine marzo scade l’attuale affidamento in house del servizio. Nello scorso dicembre l’ente di governo affidante ha approvato il piano economico finanziario presentato da Avm. Un passo avanti tanto atteso quanto fondamentale.
L’affidamento del servizio
La scadenza dell’affidamento in house per il trasporto pubblico locale ad Actv era attesa a giugno 2022. Ma, a causa della pandemia, il governo aveva concesso una proroga fino al marzo 2023. Da aprile in poi, quindi, dovrà essere operativo il nuovo affidamento, per i prossimi 9 anni.
Definiti i dettagli dall’ente di governo del trasporto pubblico locale (ne fanno parte Comune di Venezia, Città metropolitana e Comune di Chioggia) sui tre ambiti del servizio (rete urbana di Venezia, rete urbana di Chioggia, e rete extra-urbana), ora il prospetto economico e le relative relazioni sono state inviate all’Art (l’Autorità per la regolazione dei trasporti).
Con 28 milioni di euro di mancati incassi nel 2022, obiettivo di Comune e Actv, per poter procedere con l’ in house, era di far quadrare i conti. Motivo per cui nei mesi scorsi l’Ente di governo aveva chiesto aiuto alla società Kpmg per una consulenza.
Poco libertà di azione e margini risicati
La libertà d’azione dell’azienda, del resto, è decisamente limitata dai tanti paletti imposti dalla legge.
Elemento, questo, emerso chiaramente nel corso di una commissione di inizio febbraio in cui era stato illustrato il programma dell’azienda da qui ai prossimi nove anni.
Parole d’ordine: efficientamento e riduzione dei costi, a fronte di un servizio che nell’arco dei prossimi due anni tornerà ai livelli del prepandemia.
E di incassi che, nonostante il ritorno del turismo, sono ancora lontani dal 2019. Una cornice complessa, quindi, all’interno della quale dovrà essere trovato un accordo su cui si discute da 24 mesi.
