Gorizia sotterranea: alla scoperta delle vecchie cripte della Chiesa di Sant’Ignazio
GORIZIA «Anche la Gorizia sotterranea è importante. E può e deve essere sviluppata in chiave turistica, visto l’enorme interesse che suscita. Penso, ad esempio, alle cripte sotterranee della Chiesa di Sant’Ignazio. Andrebbero valorizzate in ottica della Capitale europea della cultura 2025. Questo è il messaggio che mi sento di lanciare».
A dirlo è Maurizio Tavagnutti, presidente e anima del Centro ricerche carsiche “C. Seppenhofer”. Vorrebbe ci fossero più concretezza nella direzione della valorizzazione delle tante risorse di questa città, anche quelle che... non si vedono.
[[ge:gnn:ilpiccolo:12690815]]
Un mondo poco conosciuto
Come ha spiegato di recente la Pro Loco nel bollettino Seppenhofer “Sopra e sotto il Carso”, l’attuale ingresso alle cripte, che fino a qualche anno fa era chiuso da un pesante (e grezzo) blocco di pietra, posto sul fianco sinistro dell’altare principale, ora è stato sostituito con una botola in legno molto più agevole da spostare.
Esso permette ad accedere ai vani sottostanti tramite alcuni ripidi scalini in pietra o, più praticamente, con l’ausilio di una moderna scala a pioli. Questo risulta essere, però, soltanto un accesso secondario e successivo rispetto a quello principale (oggi inaccessibile) che era posto, invece, nella navata centrale e studiato per poter calare in maniera agevole le bare all’interno della cripta attraverso un’ampia scalinata (andata, purtroppo, completamente distrutta e di cui rimangono solo le tracce dei gradini in pietra).
[[ge:gnn:ilpiccolo:12690816]]
Il successo della visita con la Pro Loco
«Ricordo che, nel dicembre scorso, con la collaborazione proprio della Pro Loco - annota Tavagnutti - organizzammo una visita alle cripte che riscontrò davvero un ottimo successo. Si iscrissero più di cento persone, e fummo costretti a limitare le visite. Ciò a riprova che l’interesse per la “Gorizia sotterranea” è enorme. Purtroppo, le cripte sono in stato di abbandono ma potrebbero diventare un’ottima risorsa in ottica della Capitale europea della cultura». A Tavagnutti si illuminano gli occhi quando gli si chiede delle viscere della città. «C’è sempre tanto da scoprire», aggiunge.
Il sotterraneo delle cripte di Sant’Ignazio è costituito da due stanze principali collegate tra loro da corridoi. La prima - si legge ancora nel giornale della Seppenhofer - è caratterizzata dalle pareti e il soffitto a tipiche volte rivestite di malta e dipinte di bianco. I loculi sono ricavati lungo le pareti e contengono i resti dei padri Gesuiti che hanno prestato la loro opera nel collegio di Gorizia a memoria dei quali vi è, su ogni loculo, soltanto una modesta iscrizione in latino che ricorda il nome della persona il suo incarico e la data della morte.
L’iscrizione e l’abside
In un angolo dell’ultimo vano c’è una lapide in pietra (probabilmente l’iscrizione più interessante dell’intero sotterraneo) a commemorazione del diacono Ludovico Cobenzl con data di morte XIV novembre MDCLXXVII (1677). Tale data risulta essere antecedente al termine dei primi lavori di costruzione della Chiesa, per cui si può supporre che le reliquie di questa importante figura religiosa siano state qui trasferite solo in un periodo successivo. Un condotto di aereazione (aperto su via Mameli) permette di mantenere l’ambiente asciutto e ben ventilato: fattore - spiegano Seppenhofer e Pro Loco - che ha indubbiamente contribuito alla conservazione pressoché ottimale dei vani e dei resti qui deposti. Sollevando un altro lastrone di pietra posto in un’abside laterale della chiesa presso l’altare dedicato a San Francesco Saverio, previo l’utilizzo di una scala a pioli, si è potuto accedere ad un’altra camera sepolcrale.
Essa è caratterizzata da modeste dimensioni, lunghezza di 6 metri e larghezza di 5, ma è interessante per la struttura architettonica a volta.
