Pierino, il barbiere con 69 anni di attività tra politici, primari e la frangetta di Felice Maniero
A 79 anni il maestro Piero, detto Pierino, Ballin, contitolare assieme al figlio Cristian della barberia omonima che si trova in via Lippi all’Arcella, festeggia un traguardo importante.
Al lavoro da quando aveva 10 anni
Si tratta dei 69 anni di attività: Piero infatti ha iniziato a lavorare in barberia da quando ne aveva appena 10. Un record di longevità che pochissimi artigiani possono vantare. Ballin racconta le tappe della sua lunga carriera.
«Dopo aver lasciato Fiesso D’Artico ho lavorato a lungo in un primo negozio di via Ospedale. È lì che, dopo pochi anni, sono diventato il barbiere dei primari. Dalla mia poltrona sono passati i migliori professori, tra cui Cevese, Fabris, Barbini, Solazzo, Fantoni e De Marin. Medici e infermieri facevano a gara per venire a tagliarsi i capelli dal sottoscritto. Erano gli anni in cui c’era ancora la moda dei capelloni e quasi tutti volevano un taglio non certo all’Umberto».
Il trasloco all’Arcella
Dopo via Ospedale, a partire dal 1971, il barbiere si trasferisce all’Arcella e inizia a lavorare nel negozio di acconciatura e di estetica Da Alderino, in via Annibale da Bassano, nella parte ovest del quartiere. Un salone che ha fatto la storia dell’acconciatura padovana. Erano anche gli anni in cui ha sposato Clara Olivi, con la quale ha festeggiato le nozze d’oro pochi giorni fa.
«È lì che ho iniziato ad avere molti clienti: impiegati degli enti pubblici e noti professionisti. Tra i tanti politici anche l’ex presidente della Giunta Regionale Franco Cremonese, l’ex parlamentare Giovanni Didoné, l’ex sindaco leghista di Padova Massimo Bitonci e, per circa 20 anni, anche l’attuale parlamentare dell’Udc Antonio de Poli.
Felice Maniero: frangetta e buone mance
Sono passati dalle mie forbici e dalla mia macchinetta anche Felice Maniero, l’ex boss della Mala del Brenta, Gaetano Fidanzati ed un paio di volte il corleonese Luciano Liggio quando veniva nel Veneto per incontrare gli amici».
E ciascun cliente aveva esigenze specifiche. «Le richieste erano varie. Quasi sempre venivano dettate dalla moda del periodo, vista in televisione oppure al cinema. Ad esempio Faccia d’Angelo, che da vicino era veramente un bel giovane che piaceva tanto alle donne, non rinunciava mai alla frangetta davanti agli occhi. Prima di alzarsi dalla poltrona, dove a fianco c’era anche la manicurista, si prendeva lo specchio in mano e si guardava e riguardava il taglio dei capelli, che doveva essere sempre perfetto. Il presidente della Regione Cremonese, invece, odiava i capelli troppo corti. Li dovevo lasciare sempre un po’ lunghi dietro alla nuca».
C’erano clienti particolarmente generosi con le mance e altri più tirati.
«Erano generosi solo i personaggi della Mala. Felicetto, ad esempio, dava più soldi di mancia che quelli stabiliti per il taglio della barba e dei capelli».
Il cambio: basta chiacchiere, tutti al cellulare
Ma cos’è cambiato in oltre 60 anni, nel mondo della barberia padovana? «È cambiato tutto. Prima si veniva in negozio anche per fare quattro chiacchiere con i barbiere sui temi politici, sullo sport e sulla vita quotidiana.
Adesso, quasi sempre, tra il maestro ed il cliente ci si mette di mezzo il telefonino ed il dialogo di una volta si riduce a poche battute.
La moda dei capelli? Quasi tutti li vogliono corti e tanti ti chiedono anche il pizzetto e la barba laterale».
