Scure sulle pensioni di cittadinanza, allarme della Cgil di Venezia: «Anziani più poveri»
Si allarga la platea degli indigenti, che diventeranno più poveri, anche nella nostra città. A lanciare l’allarme sulla scorta della rivisitazione delle misure di sostegno al reddito e alla povertà del Governo Meloni, è la Cgil e soprattutto il sindacato pensionati. Il taglio in vista per i più poveri – nel veneziano una platea di 1.819 persone – è di circa il 20 per cento sull’importo totale. Se in Provincia i meno abbienti percepiscono una pensione di cittadinanza media di 245,25 euro, entrato in vigore il restyling, non arriveranno nemmeno a 200, soprattutto calcolando che non si tiene conto né dell’inflazione né dell’aumento del costo della vita e della sanità.
A Venezia, nel 2022, il numero totale dei pensionati è di 295.106, le pensioni di anzianità 87.110 e le pensioni di vecchiaia 64.789. L’importo medio in Provincia si attesta per le pensioni di anzianità tra i 1.838 e i 2.103 euro lordi mensili, quelle di vecchiaia nella gestione privata Inps a 674 euro mensili fino ai 442 e 480 delle pensioni sociali e invalidi civili nella gestione privata Inps.
Il taglio
«Il Governo annuncia la fine della pensione di cittadinanza che verrà sostituita dalla cosiddetta Mia. In attesa di maggiori informazioni e di un confronto con le organizzazioni sindacali, evidenziamo come la sostituzione della misura comporti per gli anziani, una semplice riduzione del beneficio», spiegano Daniele Giordano, segretario generale Cgil Venezia e Daniele Tronco, segretario generale Spi Cgil Venezia, «I requisiti di accesso sono già molto stretti, richiedono, oltre ad un Isee inferiore a 9. 360 punti, anche un patrimonio immobiliare inferiore a 30. 000 euro (esclusa la prima casa) e mobiliare inferiore ai 6000 euro (con incrementi dai 2000 ai 5000 euro per ulteriori persone nel nucleo familiare).
La Pensione di cittadinanza si pone, quindi, come un’integrazione alle pensioni più basse per chi non dispone di altri beni o di altre integrazioni». Ma c’è un punto interrogativo.
«La differenza fondamentale che introdurrebbe il Mia sarebbe quindi un’integrazione di importo inferiore, l’assenza dell’attuale incremento per pagare affitti o mutuo sulla prima casa e un taglio della platea dei beneficiari». Proprio questo ultimo punto potrebbe rivelarsi il più critico, secondo il sindacato. Motivo? «L’importo medio erogato dalle Pensione di Cittadinanza è di circa 250 euro, limitato dal limite Isee che deve sempre essere mantenuto. L’aumento del costo della vita, già più elevato nel Nord Italia, evidenzia come nemmeno un Isee compreso tra 7. 200 e 9. 360 (gli esclusi) non permette di certo una vita dignitosa».
L’allarme
«Siamo molto preoccupati dal fatto che il Governo», affermano Giordano e Tronco, «non stia minimamente facendo una riflessione seria sul sistema pensionistico, sul sostegno e la rivalutazione degli assegni più bassi. Ci pare del tutto evidente che le Pensioni di cittadinanza sono semplicemente una misura per aiutare le pensionate e i pensionati in forte difficoltà economica ad arrivare a fine mese e poco c’entrano con le campagne mediatiche strumentali sul reddito di cittadinanza».
Da qui l’allarme: «Temiamo che le conseguenze di questa scelta, proprio ora che l’inflazione ha alzato notevolmente il costo della vita, sia un ulteriore aggravamento di situazioni di grave povertà. Come Cgil chiediamo di poter discutere di questa nuova misura che per come è stata annunciata è soltanto un taglio di risorse attualmente dedicate alle persone in maggiore difficoltà.
Il Governo e gli esponenti politici locali della maggioranza, devono sapere che se pensano di fare cassa sui pensionati più deboli, in risposta la Cgil metterà in campo tutte le azioni possibili per contrastare questa scelta»
