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Март
2023

Olimpiadi 2026, l’assessore Bottacin: «Sull’ex villaggio Eni incombe la frana»

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«Sono legittimi» i tentativi del Comune di Borca di recuperare il Villaggio dell’Eni, ma il sito non è compatibile con la realizzazione degli alloggi olimpici. Anzitutto per la storica frana di Borca. Lo sostiene l’assessore regionale all’ambiente e alla protezione civile, Giampaolo Bottacin.

Perché non è compatibile?

«Premesso che il Cio aveva già da tempo bocciato l’idea di Borca e premesso che dal punto di vista logistico, vista la distanza da Cortina, questa non può dirsi la soluzione ottimale, va anche ricordato che la soluzione di individuare l’ex colonia Eni di Borca non consente di ospitare 1200 persone come richiesto. Bisognerebbe costruire una parte di alloggi ex novo con i relativi costi».

Costi che, dicono a Borca, sarebbero inferiori a quelli di Campo a Cortina.

«La soluzione di Campo prevede una installazione temporanea con 600 moduli prefabbricati, che ha il vantaggio di un costo molto ridotto rispetto a un’installazione fissa ed inoltre consente di non consumare suolo. Capisco che l’Amministrazione di Borca abbia la necessità di trovare una soluzione definitiva per la “cattedrale” dell’ex colonia, e comprendo che si voglia cogliere l’occasione delle Olimpiadi per reperire fondi per lo sviluppo del territorio. Ma mi permetto di osservare che quell’area è particolarmente delicata dal punto di vista idrogeologico».

Quanto delicata?

«È classificata con il livello più alto di pericolosità o con quello immediatamente inferiore. E, come noto, nelle aree di massima pericolosità idrogeologica, sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi agli edifici. D’altro canto, basta guardare dall’alto il percorso della frana per comprendere come la direzione naturale sarebbe verso il villaggio Eni».

Quale può essere il tempo di ritorno della frana?

«Nella perizia della Corte d’Appello di Venezia relativa alla frana di Cancia del 2009, che provocò due morti, stilata dai professori Casagli e Lanzoni e che utilizzo come caso studio al corso di ingegneria della sicurezza all’università di Padova, si legge che il tempo di ritorno di un evento come quello, con 54.000 metri cubi mobilitati, può essere stimato in circa sessant’anni ma che “l’incertezza della stima è elevata”. Inoltre che “la mancanza di una serie statisticamente significativa di misure di precipitazione rende alquanto incerto e quindi arbitrario pronunciarsi sul grado di straordinarietà e prevedibilità dell’evento meteorico in relazione alla sua capacità di generare una colata detritica con un determinato grado di pericolosità”. E vi si legge anche che sono stati registrati eventi anche con quantitativi doppi di materiale mobilitato, come nel 1868”.

Quindi è assolutamente sconsigliabile intervenire in quell’area?

«La perizia in questione evidenzia che nell’evento del 2009 si sono verificati due fenomeni successivi a distanza temporale ravvicinata e “gli effetti calamitosi della colata detritica si sono verificati soprattutto” nella seconda ondata di debris flood, “caratterizzato da un’ondata fluida a elevato impatto dinamico, del tutto atipica e straordinaria”».

Gli interventi nel frattempo messi in campo non azzerrano il rischio?

«Risulta difficile stimare con precisione il quantitativo di materiale che potrebbe scendere ancora e risulta quindi evidente che anche gli interventi di mitigazione del rischio realizzati dalla Provincia, non lo possono né lo potranno mai azzerare totalmente».

In definitiva?

«Pur comprendendo i legittimi tentativi del Comune di recuperare l’area, credo che la questione vada affrontata con la massima cautela. Altrimenti è inutile continuare a parlare di prevenzione se poi non si valutano attentamente tutti gli aspetti relativi al rischio. Il rischio zero non esiste, ma è compito degli amministratori cercare di mitigarlo al massimo anche attraverso una corretta pianificazione, come evidenziato da numerose sentenze, ivi compresa quella che riguarda proprio la colata detritica di Cancia. Dove, nella perizia considerata, si legge: “si ritiene che le conseguenze dell’evento calamitoso siano da ricercarsi non tanto in carenze esecutive o progettuali dell’opera provvisoria, quanto nella scorretta pianificazione urbanistica dell’area, caratterizzata da uno sconsiderato uso del territorio e da una inadeguata prevenzione del rischio sul piano degli interventi non strutturali».

Quindi va messo definitivamente in sicurezza il canalone di scarico?

«Quella sentenza evidenzia che “l’area rimane ad elevato rischio ed è impossibile mettere in sicurezza il canalone solo con interventi strutturali (opere di ingegneria) che servono esclusivamente a mitigare il rischio”».

Il Comune di Borca, stando alla Corte d’Appello, avrebbe dunque le mani legate?

«La sentenza dice anche che vi è la “necessità di una più corretta gestione urbanistica del territorio, con limitazioni d’uso. D’altro canto, molto spesso ho letto che il progettista del villaggio, il famoso architetto Gellner, aveva pensato di costruire le villette a mo’ di palafitte, per lasciar transitare sotto le eventuali colate. Ci mancherebbe solamente che si verificasse una colata nel corso dei giochi olimpici o prima degli stessi: la figura sarebbe mondiale. E senza considerare il rischio di perdite umane».

Sono richiami forti...

«So che le mie considerazioni non piaceranno a qualcuno ma credo che questi aspetti vadano attentamente considerati».

La sua è una bocciatura radicale del progetto di valorizzazione del Villaggio.

«Vorrei che fosse chiaro che non ce l’ho con l’idea in sé che sicuramente potrebbe essere affascinante, ma solo sottolineare che presenta a mio avviso degli elementi di criticità piuttosto complessi. Il mio sogno sarebbe, in generale e per il ruolo che ricopro, che ogni volta che si valuta una progettualità, si consideri con la massima attenzione gli aspetti relativi al rischio. Incontrare persone che hanno perso i loro cari o semplicemente i loro beni materiali è un’esperienza che ti segna per sempre». 






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