Condannato all'ergastolo per aver ucciso una 17enne: ora torna in semilibertà e aiuterà gli anziani di Firenze
FIRENZE. È stato condannato all’ergastolo per un omicidio di mafia, in via definitiva nel 2008. L’accusa era di aver assassinato una ragazzina di 17 anni, colpevole di aver, per caso, scoperto la vera identità di un boss. Ora Giovanni Sutera, detenuto a Sollicciano, uscirà dal carcere. In semi-libertà. Il sessantenne di origine siciliana, attualmente a processo per la bancarotta del bar Curtatone di Firenze, sta scontando l’ergastolo per l’omicidio della diciassettenne Graziella Campagna, commessa di una lavanderia di Villafranca Tirrena (Messina), assassinata il 12 dicembre 1985 perché aveva scoperto da un’agenda smarrita tra gli abiti di un cliente l’identità di Gerlando Alberti, boss di mafia di cui Sutera, che si è sempre dichiarato innocente, era braccio destro. Sutera, assistito dall’avvocata Elena Augustin, ha chiesto e ottenuto la semilibertà.
I giudici del tribunale di sorveglianza hanno dato il loro assenso, dopo un primo diniego risalente a oltre un anno fa. Durante il giorno Giovanni Sutera potrà uscire dal carcere per andare a fare volontariato in un’associazione di Firenze che fornisce assistenza agli anziani. La sera dovrà tornare a dormire in cella.
In passato Sutera aveva goduto del regime della libertà condizionale, che non prevede il rientro in carcere la sera. Ma questo beneficio gli fu sospeso nel 2018, dopo che venne arrestato in un’inchiesta sulla gestione del bar Curtatone e su un presunto traffico internazionale di stupefacenti. L’avvocata Elena Augustin ha deciso di chiedere la semilibertà dopo l’assoluzione del suo assistito nel processo in cui era accusato di traffico di droga. Il 5 giugno 2020 i fratelli Giovanni e Renato Sutera sono stati assolti «perché il fatto non sussiste» dall’imputazione di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio. L’accusa era di aver finanziato una coltivazione di marijuana in Spagna, che poi sarebbe stata destinata al mercato italiano.
A una prima richiesta di concessione della semilibertà, avanzata subito dopo l’assoluzione, il tribunale di sorveglianza aveva detto no. Nei giorni scorsi è arrivato invece il via libera alla seconda istanza presentata dall’avvocata. Così Giovanni Sutera è stato trasferito dal carcere di Prato a quello di Sollicciano, per poter raggiungere più agevolmente l’associazione di Firenze dove presterà la sua opera di volontario per aiutare gli anziani. Sutera al momento è imputato a Firenze nel processo nato dall’inchiesta della Dda (Direzione distrettuale anti-mafia) di Firenze, diretta da Giuseppe Creazzo, per bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di società commerciali e truffa, relativa al bar Curtatone di Firenze. Tra i fatti contestati, quello di aver nascosto l’effettiva riconducibilità della titolarità del bar a Renato Sutera e Giovanni Sutera assegnando agli altri indagati in modo fittizio le quote di società cui veniva passato il controllo del locale. Ma il nome di Giovanni Sutera non è conosciuto a Firenze solo per i fatti del bar Curtatone. Alla città lo lega un filo di sangue lungo 40 anni. Sutera venne condannato per l’omicidio dell’orefice Vittorio Grassi, rimasto ucciso in una rapina che era culminata in una sparatoria e che avvenne a Firenze, nel quartiere di Gavinana, il 4 maggio 1982. Sutera faceva parte della banda che assaltò il negozio di Grassi. Il gioielliere, 54 anni, rispose in uno scontro a fuoco coi banditi, ferendone uno che fu abbandonato dai complici sul posto. Lo stesso gioielliere rimase ucciso nella sparatoria: Grassi morì durante il trasporto in ospedale. La rapina avvenne a metà pomeriggio in via Datini.
