Nuovo tentativo di sbloccare il Canale di Suez. Carburanti, animali, assicurazioni: cosa succede adesso
Nel pomeriggio nuovo tentativo di disincagliare la Ever Given, la nave portacontainer che da martedì blocca il Canale di Suez, dopo che è fallito quello della notte. La luna piena e l'alta marea erano sembrate propizie all'operazione ma il livello dell'acqua si è rivelato insufficiente. Nel sesto giorno di paralisi sono arrivati altri due rimorchiatori per partecipare allo spostamento della gigantesca imbarcazione: sono l'italiano Carlo Magno e l'olandese Guard Alp. Insieme ad altri 14 devono spingere il colosso da 400 metri mentre le draghe continuano ad aspirare la sabbia e il fango incrostato da sotto l'imbarcazione che, bloccata in posizione diagonale, ostruisce il passaggio di oltre 350 navi fra cui 25 petroliere.
Il passo successivo, in caso di insuccesso, sarà probabilmente quello di scaricare 600 container dalla nave, che ne trasporta circa 18.300 container, operazione che richiederebbe ulteriori giorni di chiusura del Canale, cosa che le autorità egiziane stanno disperatamente provando a evitare, e che prevederebbe l'uso di una gru e di altri strumenti che devono ancora arrivare. Il presidente dell'Autorità che gestisce il Canale (Sca), Osama Rabie, ha ammesso che non è ancora possibile indicare una data per la ripresa del traffico.
E' pari a 8,12 miliardi di euro il valore delle merci bloccate nel Canale, secondo la stima fornita dalla rivista specializzata Lloyds' List, mentre si fanno sentire le prime conseguenze concrete delle mancate forniture. Il governo siriano ha annunciato oggi un razionamento del carburante legato al mancato arrivo di un carico di petrolio rimasto fermo.
Alcuni armatori, come la danese Maersk e la francese Cma, hanno gettato la spugna e deciso di dirottare alcune delle loro navi verso il Capo di Buona Speranza. La circumnavigazione della punta estrema del continente africano comporta una deviazione di 9 mila chilometri e almeno sette giorni aggiuntivi di viaggio. Allarme per gli animali bloccati su molte imbarcazioni.
Cosa è successo
Novità emergono su quando accaduto martedì 23 marzo. Il vento e la tempesta di sabbia, che avrebbero ridotto la visibilità nel Canale, non sono stati i motivi principali dell'incidente, secondo Rabie, e non si può escludere che «un errore tecnico e umano possa aver contribuito all'incaglio». Il capo delle autorità ha poi spiegato come, sfortunatamente, il blocco si sia verificato nell'ingresso meridionale del canale piu' vecchio: «Se l'incidente fosse avvenuto nel nuovo canale, quello nato dai lavori di ampliamento del 2015, sarebbe stato risolto più facilmente». La Ever Given, con i suoi 400 metri di lunghezza (pari a quattro campi da calcio) e 59 di larghezza, aveva già attraversato più volte il passaggio senza difficoltà.
Le operazioni
Se i tempi restano ancora incerti, le operazioni di salvataggio procedono serrate. Grazie al lavoro di escavatori e draghe, capaci di rimuovere migliaia di metri cubi di sabbia, il timone e l'elica della Ever Given hanno ripreso a funzionare e la poppa si è leggermente mossa. Si è così passati alla fase successiva, quella legata allo spostamento del gigante marittimo affidata all'azione di potenti rimorchiatori. Le preoccupazioni dell'Egitto, espresse ancora da Rabie, sono relative alla possibile perdita di clienti, alcuni già diretti verso il Capo di Buona Speranza. «Non vogliamo che accada per cui, non appena avremo liberato il Canale, lavoreremo 24 ore su 24 per aiutare le navi rimaste bloccate» stimando una perdita di 12-14 milioni di dollari al giorno per il Paese africano. Poi ha ringraziato Stati Uniti, Cina, Emirati Arabi Uniti e tutti i Paesi che hanno offerto il loro aiuto nelle operazioni di salvataggio.
La questione risarcimenti
Troppo presto per parlare dei possibili risarcimenti e delle multe che potrebbero riguardare l'armatore giapponese dell'Ever Given anche se, le Autorità di Suez, fanno sapere che «saranno effettuati in conformità alle leggi e conseguenti ai risultati delle indagini in corso». La nave cargo è assicurata per 3,1 miliardi di dollari, una somma enorme che potrebbe però rivelarsi insufficiente a coprire le richieste che potrebbero arrivare dagli armatori delle centinaia di imbarcazioni rimaste ferme e dai proprietari dei rispettivi carichi. Lo hanno riferito al Wall Street Journal fonti del programma assicurativo della Shoei Kisen Kaisha, la compagnia che possiede la nave. Se il transito attraverso il canale non verrà ripristinato in fretta, sottolinea il quotidiano statunitense, l'effetto domino toccherà presto i destinatari delle forniture, dalle fabbriche che attendono materiale per le catene di montaggio ai distributori che non riusciranno a riempire alcuni scaffali. In un'autentica tempesta perfetta per il settore assicurativo, gli armatori delle navi bloccate potrebbero inoltre chiedere presto i danni per le mancate consegne che avevano in programma una volta portati a destinazione i carichi bloccati. Infine, molti dei soggetti coinvolti non batteranno cassa solo presso la Ever Given ma, come ovvio, anche presso le compagnie di assicurazione tramite le quali sono protetti da simili evenienze. Sul conto da pagare non si fanno nemmeno congetture, quindi.
Gli effetti per l’Italia
A guardare la situazione italiana è Coldiretti che nella sua analisi afferma come in difficoltà siano tutti i principali prodotti alimentari nazionali confezionati e trasportati via nave, dal vino all'olio extravergine. Ma sono bloccati anche gli arrivi dei fusti di quasi 70 milioni di chili di concentrato di pomodoro cinese che lo scorso anno sono sbarcati in Italia. «Una situazione delicata», commenta la confederazione, «che arriva proprio in un momento di ripresa delle spedizioni Made in Italy verso il gigante asiatico con una crescita del 19,4% dell'export alimentare a gennaio 2021».
