Modena, miraggio ristori: li avrà solo il 30% E c’è chi con la crisi ha guadagnato
MODENA. Solo una minoranza di imprese avrà accesso ai contributi del decreto Sostegni. Ma molto minoranza: solo il 29,1% cioè meno di un terzo.
A dirlo non è un’altra proiezione ma un’analisi sul campo basata su dati concreti. Quelli elaborati dall’Ufficio Studi della Lapam prendendo in esame i bilanci di un numero significativo di imprese (5.248 associate) tra Modena e Reggio: 4mila modenesi e un migliaio reggiane. Bilanci peraltro esaminati in questi giorni, con alla mano i dati definitivi sull’annata 2020. Una fotografia dunque adatta a restituire il polso reale della situazione.
LE PERDITE
Partiamo dalle perdite. Lapam documenta che nel 2020 queste 5.248 imprese hanno emesso fatture per complessivi 908 milioni di euro. Calcolando che nel 2019 la cifra raggiungeva 1 miliardo e 83 milioni, si tratta di una perdita media del 16,1%. Maturata soprattutto in alcuni periodi dell’anno. In particolare da marzo a maggio, e a dicembre. Periodi che insieme hanno inciso sull’89,9% delle perdite. Nello specifico, a marzo è stato -28,6% rispetto allo stesso mese del 2019, ad aprile tracollo del -49,9% e a maggio -22,5%. E poi a dicembre ancora -14,7%.
Chi perde di più sono i servizi di ristorazione (-35,7%), le attività immobiliari (-27,2%), gli studi di architettura e ingegneria e di analisi (-26,8%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (-26,3%), l’assistenza sanitaria privata (-22,5%) e la fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature) (-21,3%). Perde soprattutto il manifatturiero (-14,7%) rispetto la comparto costruzioni, che si ferma al -10,7%.
LA BEFFA RISTORI
A fronte di perdite reali, ristori fantasma per la grande maggioranza. Per averne diritto bisognava documentare una diminuzione di almeno il 30% del fatturato. Ma solo il 29,1% appunto delle imprese analizzate ha raggiunto soglia. C’è anche chi ci ha guadagnato nell’annus horribilis, perché appartenente a un circuito che non si è mai interrotto ma anzi incrementato nel fabbisogno: il 31,8% ha visto il fatturato crescere. Di contro però la maggioranza, il 38,1%, ha perso meno della fatidica soglia, in alcuni casi davvero per un soffio. Ma anche chi riceve non sorride, perché spesso incamera troppo poco. Lapam evidenzia alcuni casi specifici eclatanti. Un’impresa di costruzioni passata da 580mila a 300mila euro di fatturato (-48,2%) riceverà poco più di 9.300 euro; una lavanderia passata da 85mila a 57mila euro (-32,6%) avrà poco meno di 1.400 euro. Una parrucchiera passata da 93mila a 56mila euro porterà a casa 1.850 euro. Un self service di ristorazione sceso da 683mila euro a 414mila (-39,4%) percepirà 9mila euro. Un bar passato da 95mila a 67mila euro, con un calo del 29% non percepirà nulla.
In generale, a livello di categorie il 58% dei servizi di ristorazione avranno un indennizzo, segue il 43,6% delle imprese della moda. Molto alte le percentuali anche di studi professionali tecnici, di costruzioni e edifici (35,3%) e dell’ambito degli studi sanitari quali fisioterapisti, odontoiatri e dentisti, o altre realtà sanitarie (31,3%). Prenderanno i ristori solo poco più del 20% delle attività commerciali, sia al dettaglio che all’ingrosso.
IL COMMENTO
«Quasi un terzo delle imprese – osserva il segretario generale Lapam Carlo Alberto Rossi – registra incrementi di fatturato, altrettante hanno cali superiori al 30%: è la dimostrazione del fatto che c’è chi ha potuto lavorare e crescere a fronte di chi è stato costretto dalle restrizioni anti-contagio a chiudere e contrarre in modo significativo attività e fatturato. E resta l’ingiustizia nei confronti di chi, pur avendo perso lo stesso molto (oltre il 20% del fatturato), non avrà nulla». —
