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Август
2019

Pd, Zingaretti: “Verificare se c’è nuova maggioranza, governo sia di legislatura o voto. 5 punti per trattare con M5s”. Direzione approva

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Nicola Zingaretti ha ricevuto il mandato dalla direzione Pd per trattare con il Movimento 5 stelle e valutare se esiste una “nuova maggioranza” in Parlamento. Alla vigilia della consultazioni del Capo dello Stato, i democratici si sono riuniti e hanno votato all’unanimità perché il segretario sieda al tavolo con i grillini. “Abbiamo la responsabilità e il dovere di farlo”, ha dichiarato ai suoi. La strada, come è stato chiaro fin dalle prime dichiarazioni di Zingaretti dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte, è molto stretta: “Serve un governo forte: chiarezza e nessuna confusa ammucchiata”, ha ripetuto. Un eventuale nuovo governo “deve essere di svolta, di legislatura” altrimenti “è meglio andare alle urne”. Tra le condizioni dettate dal leader c’è la profonda discontinuità con il governo gialloverde e anche per questo i democratici non vogliono parlare di “contratto”, ma di punti da far sottoscrivere alle due parti e da cui far iniziare a discutere il tavolo. Perché, è il concetto, far capire I paletti vanno dall’Ue alle politiche economiche passando per la gestione dei flussi migratori: “Appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del Parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori,con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti”.

Le condizioni di Zingaretti – Zingaretti, poco dopo l’intervento di Conte in Senato, aveva parlato del “rischio di autoassolversi” del premier uscente e ribadito il fatto che per prima cosa si dovesse ricordare “il fallimento del governo gialloverde“. Un segnale che ha fatto pensare subito al fatto che uno degli ostacoli nelle trattative Pd-M5s potrebbe essere proprio il nome di Conte. Oggi Zingaretti non ha ufficialmente messo veti sul nome, ma ha ripetuto che il governo giallorosso, se nascerà, dovrà essere pensato per durare. “Non credo in un governo di transizione che porti al voto”, ha esordito. “Sarebbe rischioso per i democratici e anche per il Paese. Ora tocca a noi muoverci e indicare una strada. Dentro il percorso di consultazione dobbiamo dare la disponibilità se c’è la possibilità di una nuova maggioranza parlamentare in grado di dare risposte serie ai problemi del Paese. L’eventuale nuovo governo deve essere in discontinuità con il precedente, non basato su un contratto, ma che abbia alla base una forte condivisione degli obiettivi”. Deve essere “di svolta, di legislatura” altrimenti “è meglio andare alle urne”.

Quindi il segretario ha parlato dei 5 stelle: “Non ho mai demonizzato il M5s, ma dobbiamo essere consapevoli che con loro ci sono profonde differenze”. Si apre ora una fase molto delicata, durante la quale è fondamentale che il Pd riesca a mantenersi compatto: “Sono molto contento e molto soddisfatto per il livello di unità e compattezza che abbiamo trovato nella direzione del partito che per la prima volta dopo moltissimi anni ha votato dandomi un mandato all’unanimità. Noi siamo pronti per riferire al presidente Mattarella la nostra piena disponibilità a verificare le condizioni di un governo di svolta utile al Paese”. La “discontinuità” che l’eventuale nuovo governo deve avere rispetto a quello giallo-verde, deve essere “nelle politiche e negli assetti”. “In un passaggio cosi delicato è di fondamentale importanza l’unità del Pd. Unità perché convinto che oggi la salvaguardia della nostra democrazia passa in gran parte per la tenuta del nostro partito o come pilastro importante di una governo o baricentro di un alternativa possibile da costruire. Sento su di me tutto il peso e la complessità della sfida e guiderò questo processo complesso, nel totale disinteresse personale, nella massima trasparenza, senza secondi fini. Lo farò e c’è una storia di una vita a dimostrare che lo farò. Non alimenterò sospetti, ma non accetterò che si alimentino sospetti sul mio operato, perché questo si sarebbe davvero la fine di tutto”.

Alla fine della direzione Pd Zingaretti ha promesso un accordo “alla luce del sole”: “Nessun accordicchio sottobanco ma alla luce del sole, la verifica per costruire un programma possibile, condiviso da un’ampia maggioranza parlamentare. Verificheremo alla luce del sole queste condizioni che, se non si realizzeranno, porteranno il Paese a elezioni anticipate. Oggi si è fatto un importante passo in avanti, perché tutto il Pd unito si è ritrovato in questa posizione”.

Andrea Orlando: “No a Conte-bis” – Poco prima di iniziare la direzione, a mettere in discussione il nome di Conte per il futuro è stato il vicesgretario Pd Andrea Orlando: “Non è possibile” costruire oggi “una maggioranza diversa con lo stesso presidente del consiglio”, ha dichiarato prima della riunione. Secondo l’ex ministro della Giustizia, durante il discorso in Senato il premier “ha dato segno di un sussulto apprezzabile, ma francamente mi pare che ci sia un tratto di trasformismo nel cambiare maggioranza e mantenere parte dello stesso esecutivo”, dunque “credo che sarebbe più logico pensare a un esecutivo nel quale si introduca una netta discontinuità”. Parlando a Radio24, Orlando ha spiegato anche che, a suo giudizio, “la discontinuità debba essere ricercata rispetto anche alle esperienze che hanno riguardato il Partito democratico”, perché “se apriamo una fase nuova è giusto che sia una fase nuova per tutti”. Altrimenti, “sarebbe un po’ un Frankenstein un governo che sia la somma delle compagine del governo Conte più dei governi Renzi e Gentiloni”. Dunque “credo che sarebbe più logico pensare a un esecutivo nel quale si introduca una netta discontinuità”.

Renzi: “Zingaretti avrà mandato forte” – “Mi pare che il Pd abbia una posizione molto chiara sul governo di legislatura”, ha invece commentato Matteo Renzi, all’indomani del suo intervento in Senato. L’ex premier è stato il primo nel centrosinistra ad aprire ad un’ipotesi di “governo istituzionale“, un esecutivo che nelle sue intenzioni dovrebbe durare il tempo necessario per portare a termine la manovra economica, avviare alcune riforme e scongiurare l’aumento dell’Iva. Ma, come ribadito in un’intervista a Radio Anch’io, su Radio 1, si è dovuto subito scontrare con la linea del segretario, Nicola Zingaretti. “Mi pare che il segretario abbia detto una cosa molto chiara. Ha detto: io ci sto se c’è un governo solido, forte, di ampio respiro”. Altrimenti si va al voto.

Per il senatore fiorentino il ricorso al voto resta “uno show-down” perché “è un atto che non fa bene all’Italia”. “Stavolta il Pd non è il problema – dice ancora Renzi – stavolta il pasticcio l’ha combinato Salvini”. Insomma, “credo che l’alternativa oggi non sia tra queste due cose”, ovvero governo istituzionale o di legislatura, “ma tra elezioni (un’ipotesi ancora in campo) o governo. Si tratta di scegliere”. L’ex premier, nonostante continui a specificare la sua posizione politica, ribadisce ancora una volta che “se c’è una persona che nel governo non deve entrare sono io. Non do alcuna disponibilità, non ho nessuna ambizione”.

La presa d’atto di Renzi viene confermata dalle dichiarazioni di Francesco Boccia, che ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera dove ribadisce il no alla “ammucchiata contro Salvini”. Il componente della direzione Pd tira in ballo proprio l’ex premier, per il quale “è più importante un governo purché ci sia”. “Io invece – obietta – penso che si potrebbe fare solo se avesse un programma di legislatura. Governicchi per sei mesi non servono, se non forse a comprare tempo per singole storie politiche sulla pelle degli italiani”. Quindi, “o si fa un governo di legislatura con un programma che, per esempio, cancelli i decreti Salvini, superi il decreto dignità ma anche il Jobs act, o è meglio votare”. Poi la stilettata: “Vedo le solite manovre per far nascere partiti pseudocentristi, raccogliendo anche quelli che oggi si vergognano di aver militato in Forza Italia

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