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Август
2019

Pedofilia, respinto l’appello del cardinale Pell: “Sconterà la pena di 6 anni in carcere”. Santa Sede: “Può ricorrere all’Alta Corte”

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Al cardinale George Pell è stata confermata in appello la condanna per pedofilia. Lo ha deciso a maggioranza la Corte Suprema di Victoria, in Australia. Dal marzo 2019 il porporato sta scontando in carcere la condanna a sei anni di detenzione, di cui almeno tre anni e otto mesi da trascorrere in cella prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale. Confermata, dunque, la sentenza di primo grado emessa all’unanimità dalla County Court di Victoria che ha ritenuto il cardinale colpevole di abusi sessuali su due ragazzi, all’epoca di 12 e 13 anni, del coro della cattedrale di Saint Patrick a Melbourne commessi nel 1996, quando era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi. Fino a pochi mesi prima della condanna, Pell è stato un uomo chiave del Vaticano come prefetto della Segreteria per l’economia e membro del Consiglio di cardinali che ha aiutato il Papa nella riforma della Curia romana.

Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha affermato che “ribadendo il proprio rispetto per le autorità giudiziarie australiane, come dichiarato il 26 febbraio in occasione del giudizio in primo grado, la Santa Sede prende atto della decisione di respingere l’appello del cardinale George Pell. In attesa di conoscere gli eventuali ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario, ricorda che il cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza e che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte. Nell’occasione, insieme alla Chiesa di Australia, la Santa Sede conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili”.

Pell, attraverso il suo portavoce, ha espresso tutta la sua “delusione” per la decisione dei giudici e anche la sua determinazione a ricorrere all’Alta Corte, sottolineando che la condanna in appello è stata decisa a maggioranza, 2 voti contro 1. Immediata anche la presa di posizione di monsignor Mark Coleridge, arcivescovo di Brisbane e presidente della Conferenza episcopale australiana. “I vescovi cattolici australiani – ha affermato il presule – ritengono che tutti gli australiani debbano essere uguali ai sensi della legge e accettare di conseguenza il giudizio odierno”. Il team legale del cardinale Pell ha dichiarato che esaminerà la sentenza al fine di determinare una domanda speciale di congedo all’Alta Corte.

I vescovi si rendono conto che questo è stato e rimane un momento molto difficile per i sopravvissuti all’abuso sessuale dei minori e per coloro che li sostengono. Riconosciamo il dolore che coloro che sono stati abusati dal clero hanno sperimentato nel lungo processo delle prove e dell’appello del cardinale Pell. Riconosciamo anche che questo giudizio sarà angosciante per molte persone. Rimaniamo impegnati a fare tutto il possibile per portare guarigione a coloro che hanno sofferto molto e per garantire che le strutture cattoliche siano i luoghi più sicuri possibili per tutte le persone, ma soprattutto per i bambini e gli adulti vulnerabili.

Intanto, il primo ministro australiano Scott Morrison ha dichiarato che, dopo la condanna in appello, il cardinale sarà privato del titolo onorifico dell’Ordine dell’Australia, la massima onorificenza del Paese. Ma è molto probabile che, dopo la sentenza dell’Alta Corte, anche il Vaticano aprirà un procedimento canonico e che Pell possa essere privato della porpora, come avvenuto con l’ex cardinale Theodore Edgar McCarrick, poi ridotto allo stato laicale. Al momento, infatti, Pell è ancora elettore in un eventuale conclave.

L'articolo Pedofilia, respinto l’appello del cardinale Pell: “Sconterà la pena di 6 anni in carcere”. Santa Sede: “Può ricorrere all’Alta Corte” proviene da Il Fatto Quotidiano.






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