"Un abuso basta a una condanna senza appello". Non usa mezzi termini Papa Francesco nei confronti della pedofilia. Il pontefice ha incontrato la Pontificia Commissione per la protezione dei minori, presieduta dal cardinale di Boston Sean O'Malley. "Vi ringrazio per il vostro lavoro - ha detto Bergoglio -. Non è stato facile cominciare questo lavoro. Voi avete dovuto nuotare contro corrente perché c’è una realtà, la coscienza su questi delitti, che la Chiesa ha preso, è arrivata un po' tardi. E quando la coscienza arriva tardi i mezzi per risolvere il problema arrivano tardi. È la realtà: l'antica pratica di spostare da una diocesi all’altra ha addormentato un po' le coscienze, anche se alcuni sono stati profetici, come il cardinale O'Malley vostro presidente".Durissime parole quelle del Papa, che ha ammesso le responsabilità della Chiesa del passato. "Un abuso sui minori, provato, è sufficiente per non ricevere il ricorso. Se ci sono le prove la pena è definitiva. Non per un’avversione: la persona che fa questo, uomo o donna, è malata. È una malattia e oggi lui si pente ma poi dopo due anni ricade. Dobbiamo metterci in testa che è una malattia". Il Papa ha spiegato ai membri del nuovo dicastero che intende "bilanciare" la tendenza ad abbassare la pena dei canonisti che si occupano degli appelli riguardo alle sentenze per abusi sui mionori. Poi ha assicurato: "Quanto alla richesta di grazia al Papa, io per questi crimini non firmo grazie". "In un solo caso ho accolto il provverdimento di un vescovo, quello di Crema, che toglieva tutti i ministeri al sacerdote colpevole, ma non lo stato clericale. Davanti alle due possibilità ho scelto la più benevola. Ma dopo due anni questo è ricaduto. È stata l’unica volta che ho sbagliato, ma da questo sbaglio ho imparato".