Tunisia, a decine protestano contro la nave anti-Ong
In Tunisia la nave anti Ong non è ben vista. Come non lo era a Catania, a Suez, a Cipro e in Grecia. Nei giorni scorsi la C-Star di Generazione Identitaria era stata costretta a fermarsi al largo di Creta senza poter entrare in porto, dopo che le autorità locali avevano negato il diritto all'attracco. Tanto che i militanti erano dovuti salire a bordo affittando una piccola imbarcazione per raggiungere il natante di 40 metri che li attendeva al largo. E oggi alcune persone si sono radunate al porto di Zarsis, in Tunisia, per protestare a loro volta contro l'arrivo in Africa della C Star.La nave anti Ong sta trovando più difficoltà ad entrare nei porti delle imbarcazioni cariche di clandestini. Paradosso di un'Europa è una politica internazionale che combatte chi si oppone alle azioni illegali del traffico di esseri umani.Proveniente dalle vicine coste libiche, la nave C-Star è arrivata al porto della città meridionale di Zarzis dove sindacalisti, militanti, pescatori e lavoratori portuali si erano mobilitati per impedirne l'entrata nel porto. Secondo il leader del Forum Tunisino per i Diritti Economici e Sociali Romdhane Ben Amor, quando hanno avvertito la mobilitazione a terra, gli uomini a bordo della C-Star si sono allontanati dal porto, probabilmente con l'intenzione di attraccare all'isola turistica di Gerba o nella città industriale di Sfax. Qualcosa di simile era successo a Catania, dove la Rete Antirazzista si era organizzata per impedire l'ingresso in porto degli Identitaria ma poi è stata beffata dalla scelta di Defend Europe di fare rotta su Creta.Intanto sul profilo Facebook i militanti di Generazione Identitaria fanno sapere di "desiderare per l'Europa una politica in stile "NO WAY" australiano": "Fin dal 2013 - spiegano - l'Australia ha implementato una chiara e rigida politica in tema d'immigrazione. Le imbarcazioni che trasportano i clandestini vengono sistematicamente intercettate, e i loro occupanti vengono dirottati verso la Papua Nuova Guinea, o verso le altre isole circostanti, dove sono liberi di fare richiesta d'asilo. Le imbarcazioni dei trafficanti vengono distrutte, e i loro proprietari perseguiti legalmente.Si attuano estese campagne informative in più lingue, per avvertire i potenziali "migranti" che qualsiasi tentativo non avrà possibilità di successo. Grazie a questa politica, non vi sono più né morti in mare né immigrazione illegale".
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