Dalla nuova ‘Mummia’ al primo Stephen King, passando per due film francesi più sobri
In sala già troviamo ‘La Mummia di Lee Cronin’, mentre usciranno il 23 aprile ‘The Long Walk’, tratto dal primo romanzo di Stephen King e ‘La più piccola’, di Hafsia Herzi. Invece ‘Nino’, opera prima di Pauline Loquès, ha uscita prevista al 30 aprile
Lee Cronin’s The Mummy è una produzione BlumHouse, quelli di varie saghe come Insidious, Paranormal Activity e il nuovo ciclo de La Casa. Una horror factory che con Warner Bros. questa volta pizzica il tema della mummia, da distinguere con il franchise di proprietà di Universal Pictures (ricordate l’ultimo flop con Tom Cruise?). Quindi che si fa? L’autore Lee Cronin viene messo anche nel titolo, neanche fosse Tim Burton, e si costruisce una storia alternativa. Un giornalista americano corrispondente dal Cairo subisce il rapimento della figlioletta da parte di una donna che traffica con mummie millenarie e pericolosi riti, ma la tranquilla famigliola questo lo scoprirà solo dopo 8 anni, al ritrovamento della giovane oramai adolescente segnata, inquietante e tutta rattrappita che risulta la loro figlia scomparsa. Ottima questa Natalie Grace nel ruolo scomodissimo della ragazzina posseduta dall’incantesimo mummiesco.
Il film che ne esce ha forte carattere gore seppur velatamente ironico in alcuni punti. Grazie anche a una grande Veronica Falcón, grande caratterista qui nei panni della nonna messicana e credente della mummietta. Da lei ne vedrete delle belle. Ci sono comunque scene forti e a tratti rivoltanti che non vi permetteranno di sgranocchiare in santa pace i popcorn. A parte questo, Cronin mescola agilmente il tema del rapimento riattualizzando l’elemento mummia e coniugandolo a quello della possessione che scardina una famiglia come una zizzania millenaria tramandata a mo’ di maledizione. L’operazione di diversificare la mummia restando lontani dal franchise di Universal potrebbe dimostrarsi uno scacco commerciale interessante. Sempre a pubblico piacendo. Ma attirerà senz’altro i teenagers perché segue tutti i canoni già vincenti nelle saghe su citate.
Passiamo ora a un cinema realista con una storia attuale e dai modi pacati. Quando si scopre una brutta malattia si crea sempre ‘un prima’ al quale si guarderà segretamente con nostalgia. In Nino di Pauline Loquès il protagonista è un ventottenne parigino che da alcune analisi apprende con sorpresa di un tumore alla gola. Proprio da qui il vortice sobrio di eventi che si attorciglieranno attorno a lui segnando la misura di quella nostalgia, di quel sussulto che fa sentire vivi. Come una festa a sorpresa, una vecchia compagna di scuola rincontrata per caso, la fedeltà fraterna di un amico o la ex con la sua saggezza sul silenzio ai compleanni. Nel ricordarci che una malattia può anche costituire con la sua cura un nuovo inizio, quest’opera prima brilla come un piccolo inno alla vita, alla speranza e alle possibilità preziose che incontriamo ogni giorno.
Arriverà in Italia il 30 aprile distribuito da Minerva e Filmclub, ma con sé porta già un rilevante palmares Nino, perché alla Semaine de la Critique di Cannes il protagonista Théodore Pellerin ha ricevuto il premio come Migliore Attore Rivelazione. Poi come Miglior Attore ha ottenuto un César 2025, mentre il secondo è andato alla Loquès per la Migliore Opera Prima. E si è aggiunto, alla Festa del Cinema di Roma, il Gran Premio della Giuria nella sezione Progressive.
Restando in Francia, e tra le storie dell’oggi incontriamo La più piccola, terzo film di Hafsia Herzi, regista franco-tunisina e attrice feticcio, potremmo azzardare, di Abdellatif Kechiche. La sua Fatima gioca a calcio, è francese ma la sua famiglia è musulmana, quindi nascondere a loro l’omosessualità che sta imparando a conoscere è difficile, dolorosa, ma fondamentale per la sua crescita. A casa guarda la città dai vetri della finestra avvolta da uno hijab che le sta stretto, discute di piccole cose quotidiane con le sorelle maggiori in cucina, ma fuori vive una serie di appuntamenti rimediati in app che la portano a viversi libera e attratta dalle donne. Perfetto coming of age europeo, il film percorre le strade complesse della formazione sentimentale incrociando momenti di femminilità tossiche a legami di complicità. Anche questo titolo è stato presentato in concorso al Festival di Cannes, vincendo la Queer Palm e consacrando la giovane esordiente Nadia Melliti, premiata come Miglior Attrice. L’attrice ventiquattrenne dell’Île-de-France si è aggiudicata anche il premio come Miglior Attrice Emergente ai recenti César 2026, mentre in Italia La più piccola ha vinto il premio Miglior Regia nella sezione Concorso Internazionale Meridiana al Bif&st.
Scrisse questo romanzo distopico sotto pseudonimo Stephen King, nel 1979. Uno dei suoi primi. Ora diventa un film. The Long Walk vede protagonista Cooper Hoffman nei panni di un ragazzotto che in un’America di metà novecento soverchiata da un’immaginaria dittatura militare lascia la madre per partecipare a una gara di cammino. Pazzesco quanto possa somigliare a un incubo reale dell’oggi. Solo il vincitore sopravviverà, per diventare ricco e realizzare un desiderio. Cento ragazzi sorteggiati per partecipare a questo vincere o morire, tra le mani di King ha un retrogusto epico al netto del fattore horror. Una storia di coraggio che spreme fuori da ogni singolo personaggio la propria natura più profonda spaccandola tra solidarietà ed egoismo. L’atavico mors tua, vita mea lo abbiamo rivisto in questi anni con Squid Game, e questo film carico d’incredibile tensione riesce a ripescare dal passato una spietata metafora della guerra tra poveri. È in sala dal 23 e oltre al fenomenale Hoffman vanno segnalati il partner David Jonsson, altro giovane da tenere d’occhio, e il Maggiore, un nemico implacabile col grugno e le grida di Mark Hamill. #PEACE
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