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Diteci la verità sull’accordo Italia/Israele: cosa cambia con la sospensione? Le domande senza risposta al governo

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C’è stato un annuncio sintetico della Presidente Meloni al Vinitaly. C’è stata una lettera del ministro Crosetto al ministro della Difesa israeliano Katz. Il governo ha parlato di “sospensione” del rinnovo del Memorandum d’Intesa fra Italia e Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa. Ma che cosa significa, concretamente?

Il documento fu firmato a Parigi il 16 giugno 2003 e ratificato con Legge n. 94 del 17 maggio 2005. Il rinnovo fino al 2031 (il quarto) sarebbe scattato automaticamente, in base all’art. 9 comma 3 del Memorandum stesso, “per periodi aggiuntivi di cinque anni in assenza di una notifica scritta dell’intenzione di denunciarlo inviata da una Parte all’altra. In tal caso cesserà di essere in vigore sei mesi dopo la data di ricezione di tale notifica”. Che cosa avviene in caso di denuncia? Le Parti si adoperano (comma 4) “per portare a termine le attività da completare” e avviano “le consultazioni per risolvere le questioni oggetto di contenzioso”.

La lettera di Crosetto a Katz è partita – a quanto risulta – il 13 aprile, ultimo giorno di vigenza del Memorandum e ultimo giorno utile per la sua sospensione. Ma si tratta effettivamente di una formale denuncia, o di una forma ibrida fra la denuncia e il rinnovo automatico? È possibile una simile “terza via”? Che cosa accadrà, ora, concretamente? Lo abbiamo chiesto con un’interrogazione, durante il question time alla Camera dei Deputati in diretta televisiva. Crosetto era annunciato. Il nostro testo era il primo a dover essere discusso. Poi è successo qualcosa: Crosetto ha dato forfait. Ha lasciato la patata bollente a Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento. Che ha fatto scena muta, rileggendo le poche righe pronunciate da Meloni a Vinitaly. Non esagero. Andate a riascoltarvi la replica. È apparso imbarazzato come chi si ritiene grande amico di Israele e non sa più che dire. Ma torniamo al merito.

Nel corso dei sei mesi di transizione, tutte le parti possono ancora rimettere mano all’accordo, solo conclusa quella finestra il Memorandum – per tornare in vigore – dovrebbe essere rinegoziato ex novo. Ma, se si tratta di una semplice lettera di sospensione, ne basterà una nuova per riattivare il trattato? È questa una delle tante domande – rimaste senza risposta – con cui mercoledì ho incalzato il ministro Ciriani.

Perché, anche se fonti israeliane hanno affermato attraverso il portale Ynet che la decisione italiana “non ha alcuna ripercussione pratica” e il Memorandum sarebbe “privo di contenuto reale”, le cose non stanno proprio così: quel Memorandum non è un accordo simbolico senza effetti. La cooperazione militare riguarda la condivisione di politiche di approvvigionamento, l’importazione, l’esportazione e il transito di materiali militari e di difesa, l’organizzazione di strutture e materiali dei reparti militari e la gestione del personale, la formazione e l’addestramento, lo scambio di informazioni, intelligence, dati tecnici e ricerca tecnologica. E l’elemento grave di tutta questa vicenda è l’assenza di chiarezza da parte del governo, per consentire un vero dibattito pubblico attorno a tali decisioni.

Soprattutto, il punto è politico: da due anni milioni e milioni di italiani, insieme alle opposizioni, chiedono al governo italiano e all’Europa di fermare Israele e i suoi crimini. Ma è chiaro che non sono stati 75mila morti a Gaza, né l’offesa a Pizzaballa o al Papa e nemmeno gli attacchi in Libano ai nostri militari Unifil a far cambiare idea all’esecutivo. Fino al giorno prima, i suoi esponenti hanno sostenuto che i Memorandum d’intesa sono strumenti di dialogo, per condizionare la politica israeliana, quando era chiarissimo a chiunque che Netanyahu ha sempre agito impunemente, con il pieno sostegno di Trump e la nostra complicità.

Il vero trigger sono stati i 15 milioni di No al referendum, la caduta di Orban e la necessità di riposizionarsi perché la guerra “non fa belli”. Ma tutta la vicenda rischia di essere l’ennesima operazione di maquillage, di “Peace Washing”, se non produrrà conseguenze reali.

Il governo Meloni è pronto a impegnarsi attivamente per fermare i crimini di Israele, come chiedono le risoluzioni Onu? Impedirà a Netanyahu, su cui pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale, di sorvolare impunemente i nostri cieli? Farà cessare ogni acquisto e transito di armi da e verso Israele? Applicherà sanzioni al governo Netanyahu per i crimini contro la popolazione palestinese e libanese? Ciò che deve avvenire è la sospensione di qualsiasi forma di cooperazione militare con Israele, inclusi la fornitura e l’acquisto di armamenti, l’addestramento militare e i trasferimenti tecnologici, compresi quelli verso Paesi terzi che hanno Israele come destinatario finale.

E ancora: l’Italia uscirà dal Board of Peace? Si dissocerà apertamente dai crimini internazionali commessi da Israele e dagli Stati Uniti, chiedendo già al prossimo Consiglio Europeo di sospendere l’accordo economico di associazione Ue-Israele? Si impegnerà a proteggere i giudici della Corte Penale Internazionale e la relatrice Onu sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, dalle sanzioni illegali di Trump? Riconoscerà lo Stato di Palestina e smetterà di sostenere l’economia del genocidio?

La generazione Gaza ha visto in diretta streaming occupazione, apartheid, pulizia etnica e guerre illegali. Ha visto il genocidio di un popolo. Chiediamo agli esponenti del governo di attuare un cambiamento semplice quanto profondo: cominciare a guardare la terra con gli occhi dei nostri e dei loro figli. Così capiranno meglio il senso della batosta che hanno appena preso e che presto prenderanno alle elezioni politiche.

L'articolo Diteci la verità sull’accordo Italia/Israele: cosa cambia con la sospensione? Le domande senza risposta al governo proviene da Il Fatto Quotidiano.






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