“Il paesaggio pittoresco minaccia la vita tranquilla dei cittadini”: così il Giappone dice stop al festival dei ciliegi
I social possono trasformare un luogo in icona globale nel giro di pochi scatti. E possono anche renderlo invivibile. È quello che sta accadendo a Fujiyoshida, ai piedi del Monte Fuji, dove le autorità locali hanno deciso di cancellare il tradizionale festival dei ciliegi in fiore per un motivo ormai sempre più ricorrente: l’eccesso di visitatori.
Il caso riguarda il parco Arakurayama Sengen, uno dei punti panoramici più fotografati del Giappone, diventato virale negli ultimi anni grazie all’immagine perfetta del Fuji innevato sullo sfondo della pagoda rossa e dei sakura in piena fioritura. Uno scenario da cartolina che, amplificato dai social, ha trasformato la zona in una calamita per turisti da tutto il mondo.
Il risultato, però, è stato tutt’altro che idilliaco per chi ci vive. Traffico congestionato, rifiuti accumulati e comportamenti considerati sempre più invasivi, fino ad arrivare, secondo le autorità locali, a episodi di ingresso non autorizzato nei giardini privati. Un insieme di criticità che ha reso difficile anche la semplice gestione quotidiana della città. “Il paesaggio pittoresco minaccia la vita tranquilla dei cittadini“, ha spiegato il sindaco di Fujiyoshida, Shigeru Horiuchi, parlando apertamente di una situazione di crisi. E ancora: “Per proteggere la dignità e l’ambiente in cui vivono i nostri residenti abbiamo deciso di interrompere il festival che dura da dieci anni”. La decisione segna la fine di un evento nato nel 2016, quando le autorità locali avevano scelto di aprire ufficialmente il parco ai visitatori durante la stagione della fioritura. L’idea era valorizzare il territorio, controllando i flussi. Ma nel giro di pochi anni la popolarità dell’area è esplosa, fino a superare la capacità di assorbimento della città.
Quando il turismo diventa eccesso
Non è un caso isolato. Il Giappone si trova sempre più spesso a fare i conti con l’overtourism nei luoghi simbolo. Già nel 2024, a Fujikawaguchiko, era stata installata una barriera per limitare l’accesso a un punto panoramico diventato anch’esso virale.
Dietro la decisione di Fujiyoshida non c’è solo la gestione di un evento, ma un tema più ampio: cosa succede quando un luogo smette di appartenere a chi lo abita e diventa proprietà dello sguardo globale. In Giappone, la risposta sembra sempre più netta: a volte, per salvare un paesaggio, bisogna rinunciare a mostrarlo.
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