Stretta autoritaria in Russia: perquisita la sede di Novaya Gazeta e bandita l’ong per le vittime dell’Urss
Un’altra stretta autoritaria da parte dal governo di Vladimir Putin. Nel mirino del Cremlino oggi sono finiti una testata giornalistica indipendente, un giornalista arrestato per spionaggio e perfino l’ong Memorial, che ricorda le vittime sotto l’Unione Sovietica. Da anni tutti i soggetti coinvolti sono oggetto di censura e persecuzione oltre a essere già stata inseriti nelle liste degli “agenti stranieri“.
L’ultima vittima è stato il bisettimanale d’inchiesta indipendente Novaya Gazeta. Come hanno raccontano gli stessi dipendenti sui social media, degli agenti con il volto coperto da passamontagna hanno fatto irruzione nella redazione di Mosca per una perquisizione. La testata ha denunciato l’accaduto su Telegram: “Non siamo a conoscenza delle ragioni di questa operazione. Gli agenti non lasciano entrare i nostri avvocati nei locali in cui si trovano ancora alcuni dipendenti”. Dopo l’operazione di polizia il ministero degli Interni russo ha annunciato l’apertura di un’indagine per uso illecito di dati personali, senza tuttavia specificare l’identità delle persone coinvolte. Il ministero ha aggiunto in un comunicato che le forze di sicurezza hanno accertato che questi dati personali venivano utilizzati per la preparazione di articoli contenenti “contenuti negativi sui cittadini russi“.
La storia di Novaya Gazeta è da tempo segnata da censure e opposizione al governo. Di fatto il giornale è chiuso dall’agosto 2023, data in cui ha smesso di pubblicare notizie sul suo sito ufficiale russo. Ad oggi la testata è attiva in Lettonia dove alcuni dipendenti si sono rifugiati nel 2022 con il nome Novaya Gazeta Europe. Ancora prima, nel 2021, per la difesa del diritto della libertà di espressione, l’ex direttore di Novaya Dmitrij Muratov aveva vinto il Premio Nobel per la Pace insieme alla giornalista filippina Maria Ressa. Muratov nel 2023 è stato dichiarato dal Cremlino “agente straniero” che per la legge russa indica persone oppure organizzazioni che secondo il governo ricevono fondi dall’estero per svolgere attività antigovernativa. L’ex direttore vive ancora a Mosca dove pubblica, insieme ai giornalisti di Novaya rimasti in patria, la rivista Urbi et orbi. In una recente intervista al New York Times, ha definito il suo attuale giornale il “nostro samizdat“, ovvero l’editoria clandestina diffusa sotto l’Unione Sovietica per aggirare la censura statale.
Poco prima il Servizio di sicurezza federale (Fsb) ha arrestato un ex corrispondente di Radio Free Europe, considerata “non desiderata” nel Paese. L’arresto è avvenuto nel Territorio della Transbajkalia, in Siberia meridionale, con l’accusa di tradimento. L’uomo, di cui le autorità non hanno rivelato l’identità, ha sostenuto il governo di Kiev tramite un gruppo Telegram, inviando al Servizio di sicurezza ucraino informazioni su infrastrutture critiche. Gli ucraini avrebbero utilizzato le informazioni per compiere attacchi informatici. I media locali hanno identificato l’uomo come Alexander Andreev, 58enne residente nella città di Chita.
A essere colpiti però non sono stati solo i giornalisti. La Corte Suprema di Mosca ha vietato definitivamente le attività in Russia di Memorial, il movimento internazionale che ricorda i crimini dell’epoca sovietica. L’associazione ha vinto il Premio Nobel per la pace nel 2022 ed è stato dichiarata “organizzazione estremista” dal governo di Putin oltre che “agente straniero”. L’udienza si è tenuta per la maggior parte a porte chiuse in presenza di alcuni rappresentanti di ambasciate straniere, comprese alcune europee. Nelle sentenza i giudici hanno scritto che l’attività di Memorial è “di natura chiaramente anti-russa” perché punta a “violare l’integrità territoriale ed erodere i valori storici, culturali, spirituali e morali” del paese.
“Questa decisione illegittima segna una nuova fase di pressione politica sulla società civile russa”, così si legge in una dichiarazione del Consiglio del Centro Memorial. “Fino ad oggi è stato impossibile esaminare le accuse dello Stato. La causa si è svolta a porte chiuse e il caso è stato classificato come ‘altamente segreto’. All’avvocato non è stato permesso di partecipare al procedimento”. Memorial è stata fondata nel 1989 da Andrei Sacharov, anche lui Premio Nobel per la Pace nel 1975. Da sempre documenta e testimonia i delitti e gli abusi dell’epoca sovietica. Nel tempo si è anche occupato di difendere i diritti umani dei prigionieri politici del governo di oggi. Nel 2022, a seguito dell’invasione dell’Ucraina, Putin aveva fatto chiudere la sede russa dell’organizzazione.
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