Ok definitivo al decreto Bollette con la fiducia. Opposizioni: “Già travolto dalla guerra”. I consumatori: “Misure insufficienti”
Via libera definitivo al decreto Bollette. L’Aula del Senato ha approvato il provvedimento con voto di fiducia, trasformandolo in legge: 102 i sì, 64 i no e 2 gli astenuti. Il testo, già licenziato dalla Camera, chiude così il suo iter parlamentare in seconda lettura a Palazzo Madama, tra forti tensioni politiche aggravate dal peso della crisi energetica internazionale. Il testo, infatti, è stato approvato dal consiglio dei ministri il 17 febbraio, in un contesto energetico completamente diverso, precedente agli attacchi all’Iran e alle tensioni sullo Stretto di Hormuz che hanno scatenato una crisi senza precedenti con forti rialzi dei prezzi. E ha già perso vari pezzi: il rimborso alle aziende dei costi legati alle quote di emissione deve attendere l’ok di Bruxelles così come la misura per ridurre i costi sostenuti dalle imprese gasivore, sospesa in attesa del via libera dell’Ue perché così come è stata scritta è un aiuto di Stato.
Il decreto interviene su più fronti con l’obiettivo dichiarato di contenere il caro energia, anche se con misure che hanno suscitato critiche trasversali. Tra le principali novità c’è l’aumento di due punti dell’Irap a carico delle imprese produttrici di energia, una stretta pensata per reperire risorse da destinare alla riduzione degli oneri generali di sistema in bolletta. Accanto a questo, viene introdotto come detto – a patto che la Ue dica sì – il rimborso alle aziende dei costi legati alle quote di emissione previste dal sistema europeo Ets, che secondo la presidente del Consiglio (e Confindustria) contribuiscono a far salire i prezzi dell’energia. Tesi infondata secondo gli addetti ai lavori. In più viene rinviata al 2038 la dismissione delle centrali a carbone che avrebbero dovuto essere chiuse entro il 2025 (a eccezione di quelle della Sardegna) secondo il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima.
Sul fronte delle famiglie, arrivano 115 euro di contributo straordinario destinato ai nuclei che già beneficiano del bonus sociale per disagio economico: una cifra limitata sia nell’importo – l’anno prima erano stati garantiti 200 euro – sia nella platea. Il sostegno, infatti, è una tantum e circoscritto ai redditi più bassi. Federconsumatori parla di misure “del tutto insufficienti”, sottolineando come il decreto non abbia modificato l’impostazione originaria, già giudicata inadeguata prima dell’escalation geopolitica. L’associazione evidenzia in particolare il restringimento della platea: il bonus da 115 euro riguarda solo i nuclei con Isee fino a 9.794 euro, contro la soglia dei 25mila euro prevista lo scorso anno. Contestata anche la conferma di un bonus lasciato alla discrezionalità delle aziende.
Di segno opposto il giudizio su un’altra norma contenuta nel decreto: quella sul telemarketing nel settore energia. Il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, ha accolto positivamente l’introduzione della nullità dei contratti di luce e gas conclusi telefonicamente senza una richiesta esplicita del cliente, definendola una misura attesa da anni per contrastare le pratiche aggressive dei call center.
Sul piano politico, le opposizioni hanno attaccato sia il merito sia il metodo. Il senatore del Pd Antonio Misiani ha parlato di un provvedimento già insufficiente in partenza e “travolto” da guerra e crisi energetica globale, ribadendo la necessità di una strategia strutturale che affronti i nodi del mix energetico e della dipendenza dal gas. Critiche anche sul ricorso sistematico alla fiducia, che per il presidente dei senatori dem Francesco Boccia è sintomo di un ulteriore svuotamento del ruolo del Parlamento. Tino Magni di Avs ha parlato di un decreto “già vecchio” e approvato senza un reale confronto parlamentare, mentre il M5S, con Mario Turco, accusa il governo di non affrontare i nodi strutturali del mercato energetico e di ostacolare la transizione verso le rinnovabili.
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