“Gli iraniani sono animali”: Trump parla come fa Israele con Gaza. Linguaggio apocalittico e de-umanizzazione del nemico per giustificare la guerra totale
Washington, 6 aprile 2026. Il giornalista domanda: “Signor presidente, come potrebbe non essere un crimine di guerra bombardare delle infrastrutture civili in Iran?”. Donald Trump risponde: “Perché loro nell’ultimo mese hanno ucciso 45mila persone, ma potrebbero essere anche 60mila. Hanno ucciso dei manifestanti. Sono animali“. Durante il tradizionale White House Easter Egg Roll, la “corsa delle uova di Pasqua” alla Casa Bianca, il linguaggio dell’uomo più potente del mondo segna l’ennesimo salto di qualità. A colpire sono tanto l’argomentazione sghemba – gli ayatollah di Teheran hanno commesso stragi, quindi si può unilateralmente e senza la copertura di alcun organismo internazionale decidere di colpirli – quanto la terminologia deumanizzante: il presidente degli Stati Uniti definisce gli iraniani – foss’anche solo in riferimento al regime che li governa – “animali”.
E’ qualcosa già accaduto in tempi recenti. “Ho ordinato un assedio totale della Striscia di Gaza. Non ci sarà elettricità, né cibo, né carburante, tutto verrà chiuso. Stiamo combattendo contro degli animali umani e agiamo di conseguenza”, dichiarò il 9 ottobre 2023, due giorni dopo le stragi perpetrate da Hamas, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, compagno di Benjamin Netanyahu nel Likud. Nelle stesse ore, in un video indirizzato alla fazione palestinese e ai residenti dell’enclave, il maggiore generale Ghassan Alian avvertì: “Hamas è diventato l’Isis e i cittadini di Gaza festeggiano invece di essere inorriditi. Gli animali umani vengono trattati di conseguenza. Israele ha imposto un blocco totale su Gaza, niente elettricità, niente acqua, solo danni. Volevate l’inferno, avrete l’inferno”.
Queste due dichiarazioni sono esplicitamente citate nel documento depositato il 29 dicembre 2023 nella causa intentata dal Sudafrica contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia come prova di “intento genocidario“. In particolare l’uso del termine “human animals” nel testo è definito come un linguaggio volto a privare i palestinesi della loro dignità umana “che potrebbe incitare ad azioni genocidarie“. Non solo: l’espressione è citata nell’ordinanza del 26 gennaio 2024 con cui la Corte ha stabilito un rischio plausibile di genocidio a Gaza ed è alla base del mandato d’arresto emesso il 21 novembre successivo dalla Corte Penale Internazionale nei confronti di Gallant e Netanyahu.
A questo punto occorre tornare alle ultimissime ore. “Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”, ha scritto Trump in un post sul suo social Truth a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum a Teheran fissato per le 20 di oggi di Washington, le due di notte in Italia. Al netto dei toni apocalittici, da giorni il tycoon aspirante Nobel per la pace minaccia di bombardare le infrastrutture civili se l’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz: “Martedì in Iran sarà la Giornata della Centrale Elettrica e la Giornata del Ponte, tutto in uno”, ha scritto domenica. “Non ci sarà niente di simile!!! Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno – VEDRETE!”. Lo stesso aveva fatto il 2 aprile, ribadendo la promessa fatta il 30 marzo di colpire le “centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg” dalla quale passa il 90% delle esportazioni di petrolio del paese.
Non sono solo parole. La scorsa notte i caccia di Usa e Israele hanno distrutto la sinagoga di Khorasaniha e danneggiato alcune case circostanti, a Teheran. Poco prima un raid aveva colpito l’Università di Tecnologia Sharif, sempre nella capitale, dove nelle stesse ore l’esercito israeliano ha attaccato elicotteri e aerei dell’Aeronautica Militare in 3 aeroporti: quello di Bahram, quello di Azmayesh e lo scalo di Mehrabad, il più trafficato del paese per i voli domestici. Ancora lunedì la Israeli Air Force ha sganciato missili contro i poli petrolchimici di Marvdasht e South Pars, il più grande dell’Iran. E in queste ore ha bombardato circa tratti “chiave” di ferrovie e ponti dopo aver invitato gli iraniani ad “astenervi dall’utilizzare e viaggiare in treno in tutto l’Iran (…). La vostra presenza sui treni e nelle vicinanze delle linee ferroviarie mette in pericolo le vostre vite“. Minacce a parte, quindi, le infrastrutture civili sono già nel mirino e Volker Turk, Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, ha avvertito senza fare nomi che gli attacchi deliberati contro popolazione e infrastrutture civili sono un “crimine di guerra“.
Nel Diritto internazionale umanitario, la definizione non è automatica. In base alle Convenzioni di Ginevra e al Protocollo I, ad esempio, una centrale elettrica che “contribuisce concretamente all’azione militare” può essere considerata un obiettivo legittimo, mentre se serve esclusivamente la popolazione civile è vietato colpirla. Ospedali e scuole godono di protezione rafforzata e la perdita di questa protezione richiede condizioni rigorose, ad esempio quando vengono utilizzati come depositi di armi o centri di comando militare. Ponti e infrastrutture di trasporto possono essere colpiti se offrono un “vantaggio militare concreto e diretto”, ma non se destinati al solo uso civile. E anche quando l’obiettivo è legittimo, eventuali danni ai civili non devono essere “eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto atteso”, e devono essere adottate tutte le precauzioni possibili per limitarli.
Nelle ultime ore, ha riferito Politico, il Pentagono ha esteso l’elenco delle infrastrutture dell’energia da colpire se Teheran non accetterà l’ultimatum, includendo in particolare siti duali a uso dei civili ma anche dei militari, in modo da limitare la possibilità di commettere crimini di guerra. Tutto dipenderà da ciò che accadrà nelle prossime ore.
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