La vita quotidiana nella Berlino di Hitler: così si indaga la zona grigia della responsabilità morale
E ora, per la rubrica Stop the Scroll!, riassunti commentati per chi non ha tempo da perdere, ma vuole approfondire lo stesso
La vita quotidiana nella Berlino di Hitler (Elizabeth Kolbert, The New Yorker) Nel libro Stay Alive: Berlin, 1939–1945, lo storico Ian Buruma ricostruisce la vita dei berlinesi durante il nazismo attraverso diari, lettere e testimonianze, partendo dalla propria storia familiare: Leo, suo padre, lavorò a Berlino dopo essere stato costretto a collaborare col nazismo per salvare se stesso e il proprio padre; questa vicenda lo tormentò per tutta la vita. Mentre il regime perseguitava gli ebrei e faceva la guerra, molti continuarono a vivere quasi normalmente: andavano a concerti, cinema, feste. Col tempo, però, la realtà diventò sempre più dura: bombardamenti, fame, deportazioni, repressione politica. Alcuni tentarono di resistere o di nascondersi; molti altri si adattarono, ignorarono ciò che accadeva e fecero compromessi morali per sopravvivere. Il libro indaga la zona grigia della responsabilità morale: molti berlinesi non erano fanatici del nazismo, ma neppure suoi avversari. Cercavano semplicemente di sopravvivere in circostanze estreme, spesso chiudendo gli occhi davanti ai crimini del regime. Buruma mostra quanto sia difficile capire cosa avremmo fatto noi nelle stesse condizioni e quanto sia fragile la democrazia di fronte ai regimi autoritari. Commento: la Resistenza? Non stasera, ho un biglietto per il concerto di Furtwängler.
Una graziosa garrota (Kasia Boddy, London Review of Books) La scrittrice Dorothy Parker iniziò come critica teatrale per Vanity Fair nel 1919, a 25 anni, distinguendosi per il suo sguardo sarcastico sui cliché di Broadway e per la ferocia satirica contro attori e produttori che non le piacevano; ma sapeva anche lodare il meritevole. Licenziata un anno dopo, continuò a scrivere per altre riviste finché, nel 1927, divenne la critica letteraria del New Yorker, con uno stile personale fatto di osservazioni sagaci e ironia. Al contempo, la Parker coltivò la poesia e la narrativa breve, esplorando le disavventure amorose e la noia della vita moderna: i dialoghi brillanti diventano il suo marchio. Apprezzava i gialli. Negli anni ’30 si trasferì a Hollywood col marito: lavorò a film e sceneggiature, spesso non accreditata; e si impegnò nella difesa dei diritti civili e nella lotta contro il fascismo. La sua influenza sullo humor e la scrittura ironica è riconosciuta: molti autori contemporanei ne ricalcano lo stile. Commento: I rasoi fanno male; i fiumi sono umidi; gli acidi macchiano; e le droghe causano crampi. Le pistole non sono legali; le corde impiccano; il gas puzza; tanto vale leggere Dorothy Parker.
Il fallimento dell’Onu (Amanda Lewis, Harper’s) Fondata nel 1945 per prevenire le guerre e promuovere la cooperazione internazionale, l’Onu si è trasformata in un sistema enorme e burocratico, composto da numerose agenzie con obiettivi ambiziosi. Molti analisti criticano l’inefficienza interna, la lentezza decisionale e lo spreco di risorse: gran parte del budget viene spesa in stipendi, viaggi e amministrazione più che in progetti sul campo. Il funzionamento politico dell’Onu presenta inoltre forti limiti: nel Consiglio di Sicurezza i cinque membri permanenti (Usa, Russia, Cina, Francia, Uk) hanno diritto di veto, e questo blocca qualsiasi decisione sui conflitti importanti. Anche le missioni di pace hanno avuto risultati controversi, con fallimenti, ritardi negli interventi e, in alcuni casi, abusi da parte dei peacekeepers. L’organizzazione è infine influenzata dagli interessi dei Paesi più ricchi, che finanziano molti programmi e ne orientano le priorità. Nonostante queste criticità, l’Onu resta un importante spazio di diplomazia e cooperazione internazionale. Non risolve i conflitti, ma denuncia violazioni, coordina aiuti umanitari e mantiene il dialogo tra gli Stati. Sono necessarie riforme profonde, anche se difficili da realizzare perché richiedono l’accordo della maggioranza dei Paesi membri. Commento: L’Onu non è più quella di un tempo. Sempre che lo sia mai stata.
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