Inchiesta sull’appalto delle caldaie: per un imputato «arresti ingiusti»
Pavia. Nel 2017 finì agli arresti domiciliari - e vi rimase per 91 giorni - con l’accusa di avere turbato, insieme ad altri la gara gestita da Asm Pavia per installare le caldaie negli edifici pubblici del Comune di Pavia. Ma Marcello Rainò, all’epoca direttore del personale e responsabile dell’ufficio legale di Asm Pavia, fu assolto in tutti i gradi di giudizio per accuse che andavano dalla turbativa d’asta al peculato, alla frode nelle pubbliche forniture. E ora, a distanza di quasi dieci anni dai fatti, la Corte di appello di Milano ha riconosciuto che quella detenzione fu ingiusta.
Gli stessi giudici, accogliendo l’istanza degli avvocati Alessandra Stefano e Carlo Baccaredda Boy, hanno riconosciuto a Rainò un indennizzo. È ancora pendente, invece, l’istanza presentata dai legali di Claudio Tedesi, direttore generale di Asm, anche lui finito agli arresti domiciliari nel 2017 e anch’egli assolto in via definitiva nel 2024, dopo la pronuncia della Cassazione.
La vicenda
Il filone di indagine sulle caldaie era stato aperto in relazione all’inchiesta madre su Asm Pavia, che nel 2015 portò alla scoperta di un buco nei conti dell’azienda di via Donegani. La procura ipotizzò che gli imputati con ruoli diversi, turbarono la gara, gestita da Asm Pavia, per l’installazione delle caldaie negli edifici pubblici del Comune di Pavia (da qui l’accusa di turbativa d’asta). In relazione a questa gara avevano, secondo l’accusa sostenuta dalla procura, distratto 250mila euro dalle casse di Asm, affidando alla società E.T.I di Silvestrini (anche lui indagato e poi assolto) l’incarico di sostituire impianti di riscaldamento che, invece, sarebbero stati riparabili con una spesa molto più contenuta (sotto indagine finì anche Gabriele Felappi, imprenditore della società Antas Srl, anche lui assolto). Per l’accusa gli imputati avallarono l’affidamento di lavori ordinari e straordinari, di appalti della gestione calore sempre del Comune di Pavia, alla E.T.I senza ricorrere a procedure di appalto pubblico. In primo grado le contestazioni ressero per tutti gli imputati tranne Rainò, che fu assolto. L’allora sostituto procuratore Paolo Mazza fece ricorso in appello, ma i giudici di Milano ribaltarono tutto: quattro assoluzioni. Secondo i giudici non ci fu alcun condizionamento della gara. Un verdetto che la Procura generale non condivise, ma la Cassazione confermò le assoluzioni.
Il risarcimento
Rainò, come gli altri imputati, fu arrestato il 29 settembre 2017 e rimase ai domiciliari sino al 29 dicembre dello stesso anno. Dopo l’assoluzione definitiva, nel 2024, attraverso i suoi legali ha fatto istanza alla Corte d’appello di Milano per vedersi riconosciuto l’indennizzo per l’ingiusta detenzione subita. Lo Stato paga in media circa 235 euro per ogni giorno, in caso di riconoscimento della detenzione ingiusta. All’udienza del 27 marzo la richiesta è stata accolta. «L’avvocato – dicono i legali – esprime soddisfazione per la conclusione della vicenda che del tutto ingiustificatamente aveva travolto la sua vita, e nella quale si è sempre difeso ribadendo la sua estraneità a qualsiasi illecito».
