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Perché la guerra in Medio Oriente è una follia, soprattutto nell’era del calo demografico

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Tutte le guerre sono delle follie ma, come leggiamo nell’Amleto di Shakespeare, certe volte c’è un metodo nelle follie. Quasi tutte le guerre nel passato avevano perlomeno una certa logica: erano fatte per conquistare dei territori. L’invasione dell’Etiopia nel 1935 venne raccontata agli italiani come dovuta alla necessità di trovare un “un posto al sole” (come se in Italia non ci fosse abbastanza sole!). In Germania, i nazisti parlavano di Lebensraum, “spazio vitale,” l’idea che c’era bisogno di spazio per la loro popolazione in crescita.

Oggi, le cose sono molto cambiate. In tutto il mondo la fertilità umana è in calo e l’Italia è fra i paesi con valori più bassi, ben sotto il limite che sarebbe necessario per rimpiazzare la mortalità naturale. La popolazione italiana autoctona è in calo dagli anni ’90, ma, per un certo periodo, il declino è stato compensato dall’immigrazione. Negli ultimi anni nemmeno l’immigrazione è bastata, e stiamo vedendo un calo assoluto della popolazione.

L’Italia non è un caso speciale nel mondo. La fertilità umana sta calando quasi ovunque a livelli insufficienti per rimpiazzare le morti naturali, eccetto che in certe regioni dell’Africa subsahariana, ma anche lì la tendenza al declino è evidente. Ci sono varie ragioni per questo calo, in parte socioeconomiche e in parte dovute all’inquinamento. In ogni caso, ci si aspetta che la popolazione mondiale comincerà a calare nei prossimi decenni.

In sé, non ci sarebbe niente di male in un calo graduale della popolazione. Siamo in tanti e le risorse sono limitate, consumarne un po’ meno vorrebbe dire ridurre tanti problemi. Fra le altre cose, non renderebbe più necessario fare guerre per conquistarsi un posto al sole. Questo dovrebbe valere anche per la guerra in corso in Medio Oriente. Dei due contendenti principali, l’Iran ha un tasso di fertilità ben al di sotto del limite di rimpiazzo. Israele, invece, è leggermente al di sopra, principalmente per il contributo degli Haredim, una minoranza di ebrei ultra-ortodossi che prendono alla lettera il comandamento biblico “crescete e moltiplicatevi”. Ma anche la loro fertilità è in declino, mentre quella del resto della popolazione è sotto il limite. In tutti e due i casi, come pure per molte altre regioni del Medio Oriente, la popolazione è ancora in crescita, ma ci si aspetta che cominci a calare nei prossimi anni.

Chiaramente, questa guerra non è per cercare spazio vitale. È una guerra per il petrolio? Forse sì, ma i danni che sta facendo alle infrastrutture dei paesi coinvolti sono spaventosi: industrie, impianti di desalinazione, centrali elettriche, raffinerie, università, sono tutti bersagli. È come sparare al benzinaio per fare il pieno di benzina: non è una buona idea. In più la distruzione coinvolge una regione già afflitta da ogni sorta di problemi: siccità, degrado del suolo, danni agli ecosistemi, scarsità di risorse agricole, e altro ancora.

Alla fine, anche questa guerra dovrà finire, ma cosa resterà in piedi? Chi ripulirà le aree inquinate? Chi ricostruirà le infrastrutture distrutte? E tutto questo come potrà avvenire in una situazione di calo demografico?

Dopo il disastro della seconda guerra mondiale, in Europa, siamo riusciti a riprenderci con gli aiuti americani. Ma oggi in Medio Oriente? Non è detto che paesi esterni abbiano la voglia o la possibilità di pagare per la ricostruzione dei paesi devastati dalla guerra. Il disastro sta coinvolgendo non solo i paesi direttamente impegnati nei combattimenti, ma anche il resto del mondo, inclusa l’Italia che non ha fatto abbastanza per rendersi indipendente dai fossili, e ancora non lo sta facendo. Tutte le guerre sono follia, ma alcune sono più folli di altre, e questa ne è un buon esempio.

L'articolo Perché la guerra in Medio Oriente è una follia, soprattutto nell’era del calo demografico proviene da Il Fatto Quotidiano.






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