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Sondaggi politici TP: quasi 2 italiani su 3 non vogliono elezioni anticipate

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Sondaggi politici TP: quasi 2 italiani su 3 non ne vogliono sapere di elezioni anticipate

Bentornati con il sondaggio settimanale di Termometro Politico. La settimana è ancora dominata dalle onde lunghe del referendum sulla Giustizia e dalla guerra in Medio Oriente. Chiediamo agli italiani se l’Italia debba negare agli USA l’uso delle basi per colpire l’Iran, cosa pensino del blocco al cardinale Pizzaballa al Santo Sepolcro, se sia il momento di andare a elezioni anticipate e chi preferirebbero tra Giorgia Meloni e Marina Berlusconi come presidente del Consiglio. Chiudiamo, come sempre, con intenzioni di voto e fiducia nella premier.

Basi militari in Italia per guerra all’Iran: oltre il 76% vuole dire no agli USA, ma con sfumature diverse

La domanda è diretta e politicamente urgente: l’Italia dovrebbe negare agli USA l’utilizzo delle basi italiane per le operazioni belliche contro l’Iran? La risposta del campione è netta, e va ben oltre la maggioranza.

Il 43,1% sostiene che sì, si tratta di una guerra illegittima e che l’Italia dovrebbe rinegoziare la propria alleanza con gli Stati Uniti, da cui è ormai il momento di prendere le distanze. Non una semplice astensione da questo conflitto, dunque, ma una revisione strutturale del rapporto atlantico. Un dato che, se letto in chiave politica, ha pochi precedenti nella storia recente dei sondaggi italiani sulla politica estera.

Il 33,0% è ugualmente favorevole al diniego delle basi, ma con una posizione più sfumata: l’alleanza con gli Stati Uniti va preservata, ma in questa guerra specifica l’Italia non può collaborare. È la posizione del dissenso selettivo, non dell’antiamericanismo strutturale.

Sommati, il 76,1% del campione vuole che le basi vengano negate. Solo il 13,2% è disposto a concederle, a patto però di essere informato e reso partecipe dei piani operativi. Appena il 9,0% ritiene che sconfiggere l’Iran sia nell’interesse italiano e che concedere le basi sia il minimo da fare.

È l’ennesimo sondaggio in cui l’opinione pubblica italiana si esprime con chiarezza crescente contro il coinvolgimento nel conflitto mediorientale.

Sondaggi politici elettorali TP 2 aprile 2026, uso basi in Italia per guerra in Iran

Il caso Pizzaballa: per oltre la metà degli italiani, la polizia israeliana ha agito intenzionalmente

La polizia israeliana ha impedito al cardinale Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, l’accesso al Santo Sepolcro. Un episodio che ha fatto rumore in Italia, anche per il peso simbolico che il luogo riveste per la tradizione cattolica. Abbiamo chiesto cosa ne pensano gli italiani.

Il 30,2% — la quota più alta — legge l’accaduto come parte di un’opera sistematica di discriminazione da parte israeliana nei confronti delle fedi diverse da quella ebraica. Non un incidente isolato, ma un pattern. Il 26,0% lo interpreta invece come una ritorsione o un segnale deliberato verso il Vaticano, che nelle ultime settimane si è schierato apertamente contro le guerre condotte da Israele.

Sommati, quasi il 56% degli italiani attribuisce all’episodio un carattere intenzionale, politico o discriminatorio. Solo il 17,4% lo considera un errore subito chiarito, ingigantito da una stampa troppo pronta a cavalcare la polemica. Il 22,2% sposta invece la responsabilità sul cardinale stesso: sapeva che i luoghi religiosi erano chiusi per via dei bombardamenti iraniani, ed è stato imprudente o ha voluto deliberatamente creare un caso.

Il dato si inserisce in un quadro di percezione sempre più critica nei confronti di Israele che emerge con costanza dai nostri sondaggi nelle ultime settimane. L’episodio Pizzaballa — avvenuto in un contesto di guerra aperta e con una componente religiosa molto sensibile per l’opinione pubblica italiana — potrebbe aver acuito ulteriormente la percezione negativa sullo Stato di Israele.

Sondaggi politici elettorali TP 2 aprile 2026, blocco a Pizzaballa

Sondaggi politici TP: No ad elezioni anticipate per quasi due italiani su tre

Dopo la sconfitta al referendum, si torna a parlare di elezioni anticipate. Abbiamo chiesto se, alla luce dell’esito referendario, sia il momento di tornare alle urne. La risposta prevalente è un no convinto, ma il fronte favorevole al voto anticipato è tutt’altro che residuale.

Il 44,3% si oppone nettamente che afferma che “è ora di finirla con le polemiche strumentali, l’Italia ha bisogno di essere governata e non di infinite discussioni su elezioni anticipate”. È la posizione della stabilità a tutti i costi, che preferisce una legislatura che si consumi lentamente a un salto nel vuoto elettorale. Il 20,5% è sulla stessa linea, ma con un argomento aggiuntivo: “è giusto che la legislatura arrivi alla sua conclusione naturale, anche per dare un segnale di serietà istituzionale a livello internazionale”.

Dal lato opposto, il 16,0% è abbastanza favorevole al voto anticipato per ragioni di efficienza politica: meglio evitare oltre un anno di logoramento e di dibattiti inutili su coalizioni e alleanze. Il 14,4% è invece nettamente a favore, sostenendo che il governo Meloni abbia ormai perso la propria legittimità popolare dopo la sconfitta referendaria.

Sondaggi politici elettorali TP 2 aprile 2026, elezioni anticipate

Meloni o Marina Berlusconi? Vince “nessuna delle due” con il 53,7%

È la domanda più insolita di questo sondaggio, e forse anche quella più rivelatrice dello stato d’animo dell’elettorato. Abbiamo chiesto se, a oggi, si preferirebbe Giorgia Meloni o Marina Berlusconi come presidente del Consiglio. La risposta più gettonata non è né l’una né l’altra: il 53,7% del campione dice «nessuna delle due».

Giorgia Meloni ottiene il 35,8%, Marina Berlusconi il 4,5%. Il 5,3% risponde che entrambe sarebbero valide e che a guidare la coalizione dovrebbe essere chi prende più voti o chi vince eventuali primarie.

Il dato del 53,7% è il più interessante. Non si tratta di un rifiuto ideologico del centrodestra in quanto tale — molti di questi intervistati votano probabilmente partiti di centrodestra — ma di un segnale di insoddisfazione per l’offerta politica disponibile. Marina Berlusconi, al 4,5%, non sfonda. Al netto dei sostenitori storici di Forza Italia, la figlia del Cavaliere non sembra esercitare un’attrazione significativa sull’elettorato moderato. Almeno per ora.

Sondaggi politici elettorali TP 2 aprile 2026, Meloni vs Berlusconi

Intenzioni di voto 2 aprile 2026: FdI tiene, M5S e Lega cedono qualcosa

Passiamo alle intenzioni di voto. È stata una settimana di piccoli aggiustamenti, senza grandi scosse nonostante il clima politico post-referendario.

FdI si conferma primo partito al 29,2%, dato invariato rispetto alla settimana precedente. Il PD perde due decimi e scende al 22,0%, dopo il picco del 22,2% registrato in pieno effetto-referendum. Il M5S cede un decimale e arriva al 12,1%.

Nel centrodestra, Forza Italia resta all’8,0% mentre la Lega recupera tre decimi e risale al 7,6%, interrompendo una fase di debolezza. AVS perde tre decimi e scende al 6,2%. Futuro Nazionale di Vannacci cede due decimi e si porta al 3,4%, tornando a ridosso della soglia. Azione resta al 3,0%, Italia Viva al 2,4%. +Europa sale al 1,8%.

Il quadro complessivo non mostra movimenti strutturali: il centrodestra tiene e l’opposizione non riesce a capitalizzare il risultato referendario, almeno non ancora.

La fiducia in Meloni: rimbalzo timido, ma resta sotto il 40%

Chiudiamo con la fiducia nella premier Giorgia Meloni. Il dato aggregato positivo — sommando «molto» (26,7%) e «abbastanza» (12,0%) — sale al 38,7%, in linea con la settimana scorsa. Il 52,2% dichiara nessuna fiducia, l’8,6% poca.

Il segnale leggermente positivo è nella componente «molto»: sale di quasi un punto rispetto al 25,8% della scorsa settimana, a 26,7%. Un rimbalzo contenuto, che impedisce un ulteriore scivolamento ma non consente di tornare stabilmente sopra la soglia psicologica del 40%.

Sondaggi politici elettorali TP 2 aprile 2026, fiducia in Giorgia Meloni

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