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Valditara: «È ora di cercare eroi positivi nella scuola, sono tanti ma spesso ignorati»

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Insegnare «il rispetto delle persone e delle regole» attraverso un lavoro educativo che si basa su due pilastri: la valorizzazione dei comportamenti positivi e la sanzione di quelli sbagliati che troppo a lungo è stata messa da parte e bollata come repressione. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è tornato a parlare del ruolo che la scuola può e deve avere per accompagnare i ragazzi verso la consapevolezza a seguito dei recenti sconvolgenti fatti di cronaca che si sono verificati in alcuni istituti, a partire dall’accoltellamento dell’insegnante di Bergamo. Lo ha fatto tornando anche sulla necessità di assicurare ai ragazzi un ambiente sicuro anche nell’utilizzo dei social, catalizzatori e amplificatori a livello globale di un malessere giovanile che va capito e intercettato prima che si manifesti in modo drammatico.

I numeri reali sulle aggressioni degli insegnanti a scuola

Intervistato dal Giornale, Valditara ha spiegato che, a dispetto di singoli casi abnormi di aggressioni, in realtà i numeri parlano di una situazione che complessivamente va migliorando. «Suona strano se si pensa a quanto accaduto a Bergamo, ma i casi di bullismo in Italia nei confronti dei professori sono diminuiti: da 53 nei primi 7 mesi dell’anno scolastico 2023-24, sono scesi a 41 nello stesso periodo del 2024-25 e a 30 quest’anno», ha spiegato, non per minimizzare ma perché il fenomeno sia inquadrato correttamente, valorizzando anche le luci di circostanze dai tratti molto cupi.

Valditara: «È ora di cercare eroi positivi nella scuola»

C’è, nelle parole del ministro, un’eco di quell’appello a non far prevalere il buio lanciato anche dall’insegnante di Bergamo e che parla di un mondo degli adulti che è fermamente deciso a portare avanti senza farsi intimorire il proprio ruolo educativo, nella pienezza del suo significato. «Vorrei raccontare anche un altro aspetto di questa storia. È ora di cercare gli eroi positivi della scuola. Anche per evitare che l’emulazione sia verso i cattivi esempi. C’è un altro 13enne che è intervenuto per salvare la prof aggredita e ha fermato il suo compagno. Subito dopo Pasqua lo riceverò al ministero», ha ricordato Valditara, spiegando che «lo ringrazierò e gli dirò che si è comportato con notevole coraggio, dimostrando grande maturità. Dobbiamo premiare gli esempi virtuosi: sono tanti ma spesso ignorati».

Il valore dell’esempio

Per il ministro si tratta di un esempio da raccontare agli altri studenti «perché va detto che la maggior parte dei ragazzi è meravigliosa, così come lo sono le famiglie. Ho girato 300 scuole, incontrato migliaia di giovani. Non generalizziamo, la scuola è fatta principalmente da studenti esemplari».

La necessità di agire sui social per non lasciare soli i ragazzi

Valorizzarli significa anche illuminare un’alternativa, indicare una strada tra pari che i ragazzi possono percorrere. Un tassello di una strategia complessiva nella quale rientra anche la profonda riflessione sul ruolo dei social. «C’è un malessere giovanile che ha tante cause, prima fra tutte il prevalere della vita virtuale su quella reale. È come se molti giovani vivessero in un’altra dimensione. Con effetti spesso devastanti sulla loro psiche e sulla loro maturazione. I ragazzi si trovano sempre più soli nel grande mare di Internet», ha sottolineato il ministro, rilanciando la necessità di tenere sempre alta la guardia e rivendicando anche quanto già fatto in questo senso.

Il successo educativo del divieto dei cellulari in classe

«Dobbiamo affrontare il tema, non è possibile che un 12enne sia esposto a rischi del darkweb e si abitui a vivere in un mondo virtuale. Intanto – ha ricordato Valditara – abbiamo vietato l’uso del cellulare a scuola e per la prima volta abbiamo previsto anche l’educazione alla conoscenza dei rischi e all’uso corretto delle nuove tecnologie. Indire (l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, ndr) sta predisponendo corsi di formazione per i docenti per attuare le nuove linee guida sull’educazione civica».

Il divieto dell’uso dei cellulari in classe, ha spiegato Valditara, «sta dando risultati: oltre il 90% degli istituti lo ha inserito nei regolamenti; due scuole su tre hanno attivato moduli di educazione civica dedicati e organizzato seminari; più della metà promuove progetti specifici su smartphone e sociale; due terzi delle scuole lavorano sull’uso sicuro dei dispositivi digitali e oltre la metà parla di fake news».

La risposta del decreto Sicurezza e l’ostracismo dell’opposizione

Quanto allo specifico delle misure di sicurezza per l’immediato, di cui Maria Sorbi che firma l’intervista gli ha chiesto conto, Valditara ha ricordato il decreto Sicurezza, «che prevede anche l’utilizzo dei metal detector», ma che è stato fortemente osteggiato dall’opposizione che «ha parlato di misure repressive» e «ha presentato 1.200 emendamenti per tentare di farlo decadere». «Cosa le opposizioni non vorrebbero reprimere? Forse il “diritto” a portare un coltello in tasca? Dov’è il problema se la comunità scolastica chiede allo Stato protezione, sentendosi insicura, e lo Stato risponde?», ha chiesto dunque il ministro, sottolineando che «non è accettabile contestare norme che vietano la vendita e il porto di coltelli, specie quando riguardano i minori».

I due pilastri: valore del rispetto e valorizzazione dei talenti

«Hanno sfasciato il rispetto verso l’autorità – cioè verso insegnanti, poliziotti e istituzioni – scambiandolo per autoritarismo», ha proseguito Valditara, ricordando che «Hannah Arendt ha sostenuto che non c’è democrazia senza autorità. È fondamentale tornare a dare valore alla responsabilità individuale». «Smettiamo di dire “Sono ragazzi” se qualcuno compie atti vandalici, insegniamo il rispetto per persone e regole. Ricostruiamo l’alleanza tra genitori e scuola nell’interesse dei nostri giovani. E – ha concluso il ministro – valorizziamo i loro talenti, diamo loro la possibilità di un sogno e della sua realizzazione».

L'articolo Valditara: «È ora di cercare eroi positivi nella scuola, sono tanti ma spesso ignorati» sembra essere il primo su Secolo d'Italia.






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