“Lago Bianco? Nessuna giustizia”: danneggiato l’habitat protetto del Parco dello Stelvio, ma la Procura archivia. Il Comitato: “Andiamo avanti”
Aprile 2024, gli escavatori a 2.600 metri di quota si fermano. È la vittoria di cittadini e cittadine, ambientalisti e amanti della montagna, perché il progetto per estrarre acqua dal Lago Bianco, nel Parco nazionale dello Stelvio, e convogliarla verso Santa Caterina Valfurva per produrre neve tecnica è fallito. Davide ha battuto Golia. Intanto, però, operai e mezzi meccanici, lassù, hanno lavorato, devastando un habitat fragile ma ricchissimo di biodiversità, protetto – manco a dirlo – da due direttive europee e inserito nella Riserva Tresero-Dosso del Vallon.
La novità, a distanza di quasi due anni, è che nessuno pagherà per i danni commessi. Il Comitato “Salviamo il Lago Bianco”, il cui impegno (insieme a Cai, Italia Nostra, Legambiente e tanti altri) ha permesso di bloccare i lavori, ha appreso in questi giorni che l’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Sondrio è stato archiviato. Quando? Nel luglio del 2025. “Non possiamo accettare che la vicenda si chiuda in questo modo, nel silenzio delle istituzioni – dice a ilFatto.it Matteo Lanciani, portavoce del comitato – accettiamo l’archiviazione, naturalmente. Ma non accettiamo che la decisione non venga comunicata, in particolare al nostro avvocato che ha seguito la vicenda e che per mesi ha tenuto aperta un’interlocuzione con la Procura. La ragione è che sono decorsi i tempi per richiedere l’accesso agli atti, e ora non possiamo sapere il motivo dell’archiviazione”.
Lanciani denuncia un altro fatto: “In questi mesi abbiamo continuato ad aggiornare la Procura, a fine anno abbiamo inviato un dossier tecnico sui lavori di ripristino dell’area che certifica come i danni vergognosi siano stati coperti con un semplice spostamento di terra. Perché non ci hanno comunicato che la vicenda, per loro, era già su un binario morto?”. Già, i lavori di ripristino. A partire dalla fine del 2024 gli stessi attori coinvolti nel progetto – Comune di Valfurva e di Bormio, Regione Lombardia, Provincia di Sondrio, Parco dello Stelvio e Società Santa Caterina Impianti spa – si occupano di risanare l’area. Ma quando il Passo Gavia torna accessibile l’estate successiva, il Comitato certifica che “la toppa è peggio del buco”.
Che cosa succede da qui in avanti, all’interno di una vicenda segnata da spaccature profonde, scontri, una petizione discussa – e approvata – al Parlamento europeo? “Per portare avanti le nostre azioni abbiamo attivato una raccolta fondi – prosegue Lanciani – che in 48 ore ha raggiunto il proprio obiettivo, segno che ci sono tante persone attente che vogliono supportarci e avere giustizia. Nei prossimi giorni definiremo la strategia da adottare”. Vale a dire, in sostanza: una nuova interlocuzione con la Procura di Sondrio, un esposto alla Procura di Milano (competente per Sondrio) “per segnalare ciò che è successo”. E in ambito europeo: “Informeremo la Commissione per le petizioni e in base a quello che accadrà valuteremo se rivolgerci alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) per la violazione del diritto di accesso alla giustizia”.
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