Migranti, sinistra e toghe rosse fuori gioco, sui clandestini l’Europa sposa il modello Italia. Meloni: “Si va nella giusta direzione”
Migranti, a quanto sembra il vento in Europa è cambiato (e forse già da un po). E soffia forte nella direzione indicata dal governo Meloni. Con una maggioranza schiacciante di 389 sì, la Plenaria del Parlamento Europeo ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri, blindando una strategia che ricalca punto per punto quella difesa a spada tratta dall’esecutivo italiano, a dispetto di ideologizzazioni e forzature demagogiche messe in campo dalla sinistra. Un voto che non è solo una risultanza tecnica, ma una risoluzione squisitamente politica. Ossia: il “modello Albania” e la fermezza contro l’immigrazione clandestina non sono più “esperimenti” da ostacolare, sbeffeggiare e delegittimare. Ma la via maestra indicata da Bruxelles è chiara, votata da una maggioranza a trazione centrodestra.
Migranti, ok del Pe sul regolamento dei rimpatri Ue
Proprio così: perché il cuore della riforma parla chiaro: via libera ai cosiddetti “return hubs“, ovvero ok ai centri di rimpatrio in Paesi terzi per gestire chi non ha diritto a restare sul suolo Ue. Una vittoria a suon di voti, quella accreditata a Bruxelles. La soddisfazione della premier Giorgia Meloni: «Via libera del Parlamento europeo alle nuove regole sui rimpatri: l’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza. Con i return hubs -sottolinea dai suoi canali social- si amplia la possibilità di individuare una Nazione di rimpatrio per gli immigrati irregolari: includendo non solo i Paesi di origine ma anche i Paesi terzi». Siamo di fronte a un «passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all’Europa una politica migratoria finalmente più credibile».
Sara Kelany: smontati anni di “narrazione tossiche”
E’ una vittoria di squadra che mette il sigillo a un’azione di governo impegnata a governare l’immigrazione illegale e non a farsene travolgere. Lo sa bene Sara Kelany, responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia, che si rivolge alle opposizioni. «La sinistra che continua a dire che i centri per i migranti in Albania sono contrari al diritto europeo faccia mea culpa e chieda scusa a tutti gli italiani». Secondo la deputata di FdI il voto europeo certifica che «l’Europa va nella direzione indicata per prima da Giorgia Meloni». Smaschera chi ha remato contro l’interesse nazionale, ossia la costante «destrutturazione delle politiche migratorie da parte del Partito democratico e del Movimento cinque stelle, che hanno portato al caos cui il governo sta cercando di rimediare».
Il trionfo del “modello Italia”
Il voto del Parlamento europeo «segna un cambio di passo atteso e necessario» sottolinea il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami: «Si tratta di una misura che rafforza l’efficacia delle procedure e contribuisce a rendere più ordinata e credibile l’azione europea. E’ un approccio più pragmatico e responsabile, fondato su controllo dei confini, cooperazione internazionale e rispetto delle regole». Esulta Nicola Procaccini, copresidente del gruppo Ecr, di Fratelli d’Italia: «La linea del governo Meloni è diventata la linea europea. Siamo estremamente soddisfatti – ha aggiunto -. Questo regolamento sostituisce la direttiva rimpatri e consentirà ai Paesi europei di avere un sistema comune più efficace, anche più severo, in termini di rimpatri, di procedure e di impedimento di accesso e anche per quanto riguarda la creazione di hub per i rimpatri negli Stati terzi. E questo – rimarca- significa rafforzare anche la questione dei centri in Albania».
Cosa prevede il regolamento Ue
Entrando nel merito, il regolamento non si limita agli hub, ma introduce maglie strettissime per chi tenta di beffare lo Stato. È previsto, infatti, un periodo di detenzione fino a 24 mesi per i migranti che non collaborano alle procedure di allontanamento. Una misura che il Carroccio approva su tutta la linea. E su cui commenta in una nota: «Stati membri e popoli europei da oggi possono riprendere il controllo delle proprie politiche migratorie. Grazie al lavoro e al voto della Lega e del gruppo dei Patrioti, è stato confermato un sistema di regole più stringenti», si legge nelle dichiarazioni che la delegazione della Lega (PfE) al Parlamento Ue, commentando il via libera della plenaria, ha messo nero su bianco.
Migranti e regolamento rimpatri
E ancora. «Tra i punti salienti: la stretta sul fermo amministrativo per prevenire il rischio di fuga. L’istituzione degli hub nei Paesi terzi (sul modello italiano in Albania). Nuovi limiti all’effetto sospensivo dei ricorsi. Nonché l’obbligatorietà del divieto d’ingresso in caso di rimpatrio forzato, e la possibilità per le autorità di accedere ai dispositivi elettronici per ottenere informazione da parte dei soggetti sottoposti ad allontanamento che non collaborano», aggiungono i deputati. Che poi concludono emblematicamente: «Il Consiglio, oggi, riceve un mandato preciso e chiaro, da parte di una maggioranza politica di centrodestra al Parlamento europeo. La Lega chiede che queste misure siano ora approvate e confermate pienamente, nei successivi passaggi inter-istituzionali, per riconsegnare alle autorità nazionali e locali un ulteriore strumento nella gestione dei flussi, con maggiore sicurezza e legalità nelle nostre città».
Migranti, cosa prevedono le misure nel dettaglio
E allora, vediamole nel dettaglio queste misure appena varate a Bruxelles, dove il Parlamento Europeo ha approvato a maggioranza, la posizione negoziale sul regolamento rimpatri che era stata concordata in commissione Libe da una maggioranza Ppe-destre, e che segna un netto argine delle posizioni dell’Aula su questo tema. In linea con la maggioranza dei Paesi membri nel Consiglio Ue. Il mandato è passato in plenaria con 389 sì, 206 no e 32 astensioni. La posizione del Parlamento prevede, tra l’altro, che i rimpatri possano essere effettuati anche verso un Paese terzo, che accetti di accogliere la persona sulla base di un accordo concluso con l’Ue o con uno Stato membro, i cosiddetti “hub di rimpatrio”.
È inoltre previsto un periodo di detenzione per i migranti oggetto di decisioni di rimpatrio che non collaborano di durata fino a 24 mesi. La detenzione può essere ordinata anche nei confronti di minori e di famiglie con prole, come misura di «ultima istanza». Il voto favorevole è stato accolto da un fragoroso applauso nell’Aula a Bruxelles. Ora il mandato dovrà essere negoziato con la presidenza cipriota: un primo round è previsto a breve.
Migranti, col regolamento rimpatri appena approvato arriva un argine contro il caos
Dunque, mentre Pd e Movimento 5 Stelle restano arroccati su posizioni ormai minoritarie anche in Europa, da Bruxelles le sinistre d’Italia incassano un risultato che promette di restituire «maggiore sicurezza e legalità nelle nostre città». E al contempo, il messaggio inviato alla magistratura pro-migranti in via indiscriminata, che per mesi ha cercato di bloccare i decreti del governo, è inequivocabile: la sovranità dei confini è un principio cardine dell’Unione. Il tempo del caos e dell’accoglienza indiscriminata è finito; ora comincia l’era della legalità.
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