Scroccona seriale nei locali di Vigevano, chiesta l’archiviazione
VIGEVANO. Si chiude, almeno per ora, con una richiesta di archiviazione la vicenda della donna accusata di aver consumato pasti senza pagare in alcuni ristoranti di Vigevano. Secondo la procura, gli elementi raccolti nel corso delle indagini non sarebbero sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio: in particolare, le immagini e le testimonianze non permetterebbero di dimostrare con certezza né la presenza della donna all’interno del locale né la responsabilità diretta nel mancato pagamento.
Una decisione che ha lasciato l’amaro in bocca agli esercenti coinvolti, in particolare l’archiviazione riguarda l’episodio avvenuto all’Oca Ciuca, ristorante in via XX Settembre. «Non è una questione economica, ma di principio – ha spiegato la titolare Fulvia Legnazzi –. Credo sia giusto andare fino in fondo».
cosa era successo
Al centro della vicenda c’è quanto accaduto il 18 dicembre all’Oca Ciuca. Qui una donna, descritta come «una morettina, capelli lunghi, circa un metro e sessanta, con piumino rosso e trucco marcato», si era accomodata ai tavoli consumando un pranzo completo senza destare sospetti: primo, secondo, dolce e anche un amaro finale. Poi, il colpo di scena. «A un certo punto è uscita dicendo che andava a fumare– aveva raccontato Legnazzi –, e in quel momento ho avuto come una sensazione. Ho pensato: “questa se ne va senza pagare”. E infatti è sparita».
Il conto ammontava a circa 70 euro. Da lì erano partite le ricerche. Il marito della titolare, avvisato telefonicamente, aveva intercettato una donna corrispondente alla descrizione nei pressi del liceo Cairoli. «All’inizio ha negato, dicendo che ci stavamo sbagliando – aveva spiegato la ristoratrice –, poi ha sostenuto di aver dimenticato il portafoglio a casa e che sarebbe tornata a pagare».
Una versione ribadita poco dopo anche al genero, che l’aveva nuovamente incrociata vicino alle scuole Bussi. «Prometteva che sarebbe rientrata la sera stessa – aveva aggiunto Legnazzi –, ma quando le è stato chiesto di lasciare un documento, ha trovato mille scuse per evitare».
Nel frattempo era scattata la denuncia ai carabinieri, con la consegna dei filmati delle telecamere. Ed è proprio in caserma che la vicenda aveva assunto contorni più ampi. «I militari sembravano già conoscere quella persona – aveva raccontato la ristoratrice –, l’ho riconosciuta tra alcune fotografie. E parlando con altri colleghi è emerso che non ero stata l’unica».
Secondo quanto ricostruito, la donna – una quarantenne già segnalata in passato – avrebbe agito con modalità simili anche in altri locali della zona.
i prossimi passi giudiziari
Nonostante ciò, per la procura gli elementi non bastano. Ora la palla passa al tribunale di Pavia, dove i ristoratori dell’Oca Ciuca si oppongono all’archiviazione e chiedono di riaprire il caso. Una battaglia che va oltre i 70 euro del conto e che, nelle intenzioni degli esercenti, punta a ottenere chiarezza su una vicenda che continua a far discutere in città. Intanto, come comunicato dalla questura poche settimane fa, per la 40enne è scattato anche il “Daspo Willy”, un provvedimento che vieta alla 40enne di entrare in tutti i ristoranti della provincia di Pavia per un anno come misura cautelare. —
