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Appalti informatici e fondi Ue, respinte tutte le richieste di arresti: il gip dispone quattro misure interdittive

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Nessun arresto e solo quattro misure interdittive per un anno nell’ambito dell’inchiesta della Procura europea su presunti episodi di corruzione legati agli appalti informatici finanziati con fondi Ue e Pnrr. Il giudice per le indagini preliminari di Palermo, Claudia Rosini, ha rigettato quasi in toto la richiesta dei sedici misure cautelari del 24 febbraio scorso, accogliendo solo in parte le richieste avanzate dai magistrati dell’Eppo. Il provvedimento – emesso la settimana scorsa – ha riguardato quattro dei sedici indagati: per Antonio Fedullo e Cosma Nappa è stato disposto il divieto di esercitare l’attività professionale, mentre per Luigi Cembalo e Enrico Cafaro è scattata la sospensione da incarichi legati alla gestione di fondi. Tutte le misure avranno durata di dodici mesi.

Diversamente da quanto ipotizzato inizialmente dall’accusa, il gip ha respinto in blocco le sedici richieste di arresti domiciliari presentate alla fine di febbraio dai procuratori europei delegati. Le contestazioni restano, a vario titolo, quelle di corruzione e turbativa della libertà degli incanti nelle procedure di assegnazione delle forniture. Nel corso degli interrogatori sono emersi elementi che hanno inciso sulla valutazione delle singole posizioni. Cembalo, docente della facoltà di Agraria della Università degli Studi di Napoli Federico II, ha ammesso di aver ricevuto dispositivi elettronici in cambio di favori negli appalti, dichiarandosi disponibile alla restituzione. Gli altri dodici indagati, invece, restano al momento senza misure cautelari.

Totalmente ridimensionata la posizione di Corrado Leone, collaboratore tecnico informatico del Cnr. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe richiesto beni per uso personale e gestito un presunto “tesoretto” attraverso il gonfiamento dei costi. In sede di interrogatorio, però, Leone non solo ha respinto ogni addebito, ma ha fornito la documentazione a sostegno della sua versione, dimostrando che il monitor contestato era stato destinato al lavoro da remoto su un progetto di domotica, mentre le differenze di prezzo sarebbero derivate da variazioni di mercato e reinvestite in attrezzature per il laboratorio. Il giudice ha dato atto di questa ricostruzione, evidenziando come l’ipotesi accusatoria possa essere stata influenzata da un’errata lettura dei fatti.

Esito favorevole anche per Carlo Palmieri, vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli, per il quale è stata esclusa l’esistenza di indizi di colpevolezza in relazione all’accusa di turbativa d’asta. Secondo la difesa, accolta dal giudice, le dichiarazioni rese hanno chiarito integralmente la sua posizione, portando al rigetto della misura cautelare. “Il giudice di Palermo – aveva spiegato l’avvocato Marco Campora, legale di Palmieri – alla luce delle ampie ed esaustive dichiarazioni rese e condividendo la tesi difensiva da noi sostenuta, ha ritenuto totalmente insussistenti gli indizi di colpevolezza, azzerando definitivamente l’intero impianto accusatorio mosso nei suoi confronti”. Stessa decisione per gli altri indagati: Luciano Airaghi, Claudio Caiola, Giuseppe Cangemi, Giancarlo Fimiani, Roberto Reda, Giuseppe Fucilli, Ettore Longo, Maria Rosaria Magro, Mario Piacenti e Vito Rinaldi.

Il giudice per le indagini preliminari ha anche accolto l’eccezione di incompetenza territoriale del Tribunale di Palermo e trasmesso gli atti alla Procura di Napoli. L’indagine, coordinata dalla Procura europea, affonda le sue radici a Palermo tre anni fa, a partire da un diverso filone investigativo che aveva portato all’arresto di una dirigente scolastica del quartiere Zen. Da quell’episodio — legato a irregolarità nella gestione della mensa e all’acquisto pilotato di dispositivi elettronici — si è sviluppato un filone più ampio sulle forniture informatiche e sui possibili scambi illeciti tra pubblico e privato.

L'articolo Appalti informatici e fondi Ue, respinte tutte le richieste di arresti: il gip dispone quattro misure interdittive proviene da Il Fatto Quotidiano.






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