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Lavoratori stranieri, col decreto flussi rischiamo più irregolari di quanti ne rimpatriamo. Il rapporto di Ero Straniero

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Un disastro annunciato, quello delle quote di ingresso per lavoratori stranieri. Perché i decreti flussi si sono già dimostrati uno strumento esausto, zavorrato da una legge come la Bossi-Fini che impone di assumere persone ancora all’estero, praticamente al buio. E dai bizantinismi di una burocrazia che se da un lato ha consentito il mercimonio dei visti, ma anche vere e proprie truffe a danno di molti stranieri, dall’altro ha accumulato ritardi che hanno spesso vanificato il percorso pensato per trasformare le quote in contratti e dunque permessi regolari. E se in barba alle stime del mondo produttivo e della ricerca qualcuno si rallegra di avere meno stranieri in generale, forse non sarà altrettanto contento di sapere che nel fallimento dei decreti flussi è compresa la creazione di irregolarità. Lo evidenziano i dati, ottenuti da accessi civici ai ministeri competenti e aggiornati a dicembre 2025, del ‘Dossier flussi 2026‘, il IV rapporto annuale sugli esiti della procedura d’ingresso per lavoro della programmazione flussi triennale 2023-25 prodotto dalla campagna Ero Straniero e presentato oggi al Senato.

Nel 2022 circa un terzo delle quote previste dal decreto ha portato a contratti e permessi di soggiorno (35,3%), una percentuale già bassa rispetto alle attese e alle 69.700 quote disponibili. L’anno dopo si scende al 23,5%, e questo nonostante una domanda molto superiore alle quote disponibili (74.105), rivelando una difficoltà crescente nella trasformazione delle autorizzazioni in documenti e lavoro. Nell’ultimo biennio 2024-2025 sono 146.850 e 181.450 gli ingressi programmati secondo la stima governativa delle necessità produttive del Paese. Ma la caduta si fa drastica, con meno del 8% delle quote tradotte in permessi: significa che oltre 90 lavoratori su 100 restano senza permesso dopo essere stati programmati per l’ingresso. Parallelamente, il numero di persone realmente arrivate in Italia e a rischio irregolarità aumenta. Il nuovo rapporto dedica un paragrafo alla questione e fa una stima del fenomeno.

“A dicembre scorso, nell’ambito della programmazione 2025, sono 26.035 i lavoratori e le lavoratrici che possiamo già considerare in Italia, a fronte di 32.968 visti rilasciati e 6.933 persone in attesa di far ingresso”, si legge. “Alla stessa data, i permessi di soggiorno rilasciati per il 2025 sono stati 14.349. Dal calcolo emerge quindi che per il 2025 sono 11.686 le persone che sono entrate in Italia ma non hanno ancora finalizzato la procedura”. Dato che che potrebbe cambiare e tuttavia, segnala il rapporto, gli appuntamenti pendenti sono irrisori. In un Paese dove si celebrano come un trionfo i 6.762 rimpatri dichiarati dal Viminale (dato che riporterebbe le espulsioni agli anni pre Covid), il governo riesce potenzialmente a produrre quasi il doppio degli irregolari con l’unico strumento dedicato all’immigrazione regolare. Per il 2024 lo stesso calcolo porta dati più consolidati a 1.836 ingressi a rischio irregolarità, a fronte di 5.414 rimpatri. E tuttavia, come più volte si è detto, i dati vanno sempre fatti dialogare con i circa 370.000 irregolari stimati nel Paese, ai quali contribuisce il fatto che in Italia ottenere o riacquisire un permesso di soggiorno è sempre più complesso, anche per chi ci vive da anni.

Complessivamente, il sistema che il rapporto definisce “una macchina scassata” perde efficacia a ogni passaggio procedurale, con migliaia di posti disponibili inutilizzati, contro l’obiettivo dichiarato di ingresso regolare di manodopera. Secondo le associazioni di categoria, servirebbero alcune centinaia di migliaia di ingressi di lavoratori stranieri all’anno solo per coprire il vuoto lasciato dagli italiani, il popolo con l’età media più alta della Ue. In un’analisi per il quinquennio 2023-2027, l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) ha stimato che 3,7 milioni di lavoratori saranno richiesti per coprire fabbisogni, sostituzioni e crescita. Di questa domanda, un quinto riguarderebbe gli stranieri. Molte le stime che parlano di esigenze ben superiori, ma anche limitandoci alla necessità di 150 mila ingressi stabili, la distanza con la realtà dei fatti resta siderale. Per il 2025, su 181.450 quote da decreto (di cui appena 70 mila per lavoro subordinato non stagionale), sono appena 14.349 i permessi di soggiorno richiesti, il 7,9%. Ancor più che negli anni passati, le altre persone si sono incagliate nei precedenti passaggi, praticamente un’emorragia.

Il decreto flussi prevede che il datore di lavoro ottenga un nulla osta su un numero di quote, ma solo una frazione di questi si traduce in visti rilasciati (48,5% nel 2024; 66,25% nel 2025). Di chi ottiene il visto, molte pratiche non si concludono con l’ingresso in Italia, e di chi arriva solo una parte finalizza la procedura con un permesso di soggiorno (16,9% delle quote nel 2024; 7,9% nel 2025). Molte le domande che restano sospese: i nulla osta si riducono, i visti non vengono usati, e il risultato netto è che decine di migliaia di ingressi programmati non si traducono in lavoro regolare. Il rapporto, come i precedenti, lo ripete. Come ripete le soluzioni per fare incontrare domanda e offerta di lavoro in modo più efficace, a partire dal superamento delle rigide quote annuali. Si propone l’introduzione di canali extra-quote e permessi di soggiorno per ricerca di lavoro con criteri chiari e tempi adeguati, e una migliore trasparenza e gestione dei dati lungo tutta la procedura. Infine l’adozione di strumenti che tengano conto anche delle aspettative dei lavoratori e delle lavoratrici dei paesi terzi, per evitare che si rivolgano a percorsi irregolari e rischiosi. Quanto dobbiamo avvicinarci al baratro prima di tentare?

L'articolo Lavoratori stranieri, col decreto flussi rischiamo più irregolari di quanti ne rimpatriamo. Il rapporto di Ero Straniero proviene da Il Fatto Quotidiano.






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