Pendolari del bus, Arriva sospende la corsa delle 17.15 Torino-Ivrea
IVREA. Nuovi disagi per i pendolari eporediesi in trasferta a Torino. Dall’inizio del mese la compagnia Arriva ha soppresso il bus delle 17.15 in partenza da Porta Susa e diretto a Ivrea. Riguardo a questa corsa, una delle più frequentate dai pendolari per il rientro, il gestore ha pubblicato sul proprio portale web comunicati per annunciare la soppressione della corsa a causa di “situazioni contingenti legate ad una carenza di organico imprevista”.
L’azienda si scusa con la clientela e con i titolari di abbonamento “per il possibile disagio” e invita i viaggiatori a “consultare più volte le informazioni pubblicate nell’area dedicata del sito, poiché le informazioni preventivamente pubblicate potrebbero essere aggiornate nell’arco della giornata”. In altre parole, chi deve rientrare dopo una giornata lavorativa a Torino non sa se potrà usufruire del servizio bus o se dovrà utilizzare il treno, ovviamente acquistando il biglietto visto che l’abbonamento autobus non è valido per la ferrovia. Il costo per una sola corsa non è irrilevante: 7 euro. Spesso i pendolari sono costretti a lasciare prima del tempo la sede di lavoro. A tutto ciò si aggiunge l’ormai imminente chiusura della tratta ferroviaria Ivrea-Chivasso per i lavori di ammodernamento delle stazioni di Strambino e Montanaro tra il 23 febbraio e il 26 aprile.
Una tempesta perfetta per un territorio che soffre da sempre di carenze strutturali nel collegamento con il capoluogo piemontese. Un percorso a ostacoli per chi si reca al lavoro a Torino e si domanda ogni giorno come e con quali tempi riuscirà ad arrivare in sede e ritornare a casa. Una corsa soppressa significa lunghe attese e ritardi che tolgono tempo a famiglia, figli e normali attività. La riduzione delle corse dei bus aumenta anche il numero di persone che devono usufruire del treno, con sovraffollamenti e mancanza di posti a sedere. I viaggi diventano pesanti, cresce il senso di frustrazione e stanchezza. L’incertezza sugli orari e la difficoltà del percorso generano stress e incidono sulla qualità della vita; il pendolare si sente in balia di situazioni che non può gestire e anche i datori di lavoro risentono della situazione a causa di ritardi frequenti di cui i dipendenti non sono causa diretta.
Problemi che sono stati segnalati con PEC al Comune, alla Regione Piemonte e all’Agenzia della Mobilità piemontese, oltre ai molti reclami inviati al Gruppo Arriva Italia. «Paghiamo un abbonamento annuale e ci troviamo ora a doverci sobbarcare anche il costo del biglietto del treno - hanno scritto alcuni pendolari -. Tutto questo non è giusto. Non si può chiedere ogni giorno al datore di lavoro di uscire prima dall’ufficio o pretendere da noi l’uso dell’auto privata».
Chi lo fa, infatti, in questi giorni si sta sobbarcando costi aggiuntivi per pedaggi autostradali e carburante, difficoltà a reperire parcheggi, tempi di percorrenza più lunghi a causa del traffico. Un circolo vizioso, in cui i tempi di percorrenza si dilatano per la congestione delle città. C’è un unico fattore positivo: la solidarietà tra pendolari che condividono le stesse difficoltà e si scambiano informazioni su ritardi e cancellazioni e consigli per trovare una soluzione.
Della questione si sta interessando in questi giorni l’assessore alla mobilità del Comune di Ivrea Massimo Fresc: «Dispiace per i disagi subiti in questo periodo dai pendolari e non è giusto pagare un doppio biglietto per rientrare a casa dopo una giornata di lavoro. Mi attiverò subito scrivendo all’Agenzia mobilità del Piemonte per chiedere che la corsa sospesa da Torino a Ivrea sia riattivata al più presto».
