Coppa Davis, il tonfo dell’Australia fa eco. Tiley: “Siamo un paese del Grand Slam. Dovremmo essere più in alto”
La Davis Cup ha mietuto vittime non indifferenti durante il primo turno dei Qualifiers. Dopo la caduta dell’Olanda, si è aggiunta anche quella dell’Australia – finalista nel 2023 –, sconfitta in quel di Quito dall’Ecuador. Un’eliminazione che ha destato certamente scalpore, in virtù del prestigio di cui gode il team aussie guidato dal leggendario Lleyton Hewitt, ma che nel contempo, ha messo in evidenza limiti e problematiche che vanno ben oltre il contesto della squadra australiana.
L’assenza del top 10 Alex de Minaur nella trasferta ecuadoregna, già preannunciata nel mese di gennaio, ha gravato eccome sull’esito del tie: “Nell’ultimo mese sono stato in costante contatto con Lleyton ho deciso che, visti i problemi che il mio corpo mi ha dato nell’ultimo anno, la cosa più intelligente da fare era stare fuori – aveva dichiarato la stella di Sydney durante l’ultima United Cup – Sarò sicuramente disponibile per il prossimo”. Il mancato supporto del numero uno d’Australia, un Kyrgios sempre più fuori dai ranghi tennistici, e un Kokkinakis costantemente alle prese con logoranti infortuni – infatti, entrambi non convocati -, ha costretto capitan Hewitt ad affidarsi a Kubler, Duckworth e Rinky Hijikata, che hanno riscontrato non poche difficoltà sul manto rosso di Quito, dove hanno incassato tre sconfitte su quattro incontri disputati.
Tiley: “Il ricambio è un ciclo lungo”
“No de Minaur, no party”, verrebbe da dire. Ma proprio la sua assenza, probabilmente, ha finalmente aperto gli occhi al tennis australiano, oramai privo di grandi talenti in ascesa facenti parte della top 100. Craig Tiley, direttore dell’Australian Open, ha così commentato l’attuale situazione dell’equipe aussie: “Siamo un paese del Grande Slam, quindi dovremmo essere in alto. Penso che il ciclo di sostituzione dei giocatori più anziani con quelli più giovani sia un ciclo lungo. Non è un ciclo di uno o due anni. Acquistare giocatori è un’opzione, ma non è un’opzione che prendiamo in considerazione”.
Attualmente, nel paese che dà vita all’Happy Slam, il profilo più giovane e interessante è proprio quello di Cruz Hewitt, figlio d’arte. Il classe 2008 non si è ancora spinto oltre la 38esima casella del circuito Juniores e potrebbe sentire il peso di un cognome leggendario come quello del padre. Per il resto, sono soltanto due i tennisti australiani under24 nelle prime 500 posizioni del ranking, il che non è certamente un dato stra-incoraggiante per il prossimo futuro del movimento.
