Mutuo, qual è l’età giusta per chiederlo: possibilità moltiplicate di ottenere il finanziamento
L’età non è soltanto un dato anagrafico: nel mondo del credito rappresenta una delle variabili più decisive per accedere a un mutuo o a un prestito personale.
Le banche e gli istituti finanziari valutano ogni richiesta attraverso una serie di parametri, ma la collocazione anagrafica del richiedente continua a essere uno dei fattori più influenti. I dati più recenti diffusi da Kiron Partner SpA offrono una fotografia chiara delle fasce d’età che oggi si rivolgono al credito e mostrano come l’età possa moltiplicare – o ridurre – le possibilità di ottenere un finanziamento.
Qual è l’età giusta per chiedere il mutuo
Nel mercato dei mutui, il peso dell’età è particolarmente evidente. Le banche devono garantire che il piano di ammortamento sia sostenibile nel lungo periodo e che non si estenda troppo oltre l’età pensionabile del richiedente. Per questo motivo la maggior parte dei mutuatari si concentra tra i 30 e i 50 anni, una fascia considerata ideale per combinare stabilità lavorativa, capacità di rimborso e durata del finanziamento. È in questo arco temporale che si collocano le scelte più importanti della vita familiare, come l’acquisto della prima casa o l’investimento in un immobile più grande.
I più giovani, spesso alla loro prima esperienza di investimento immobiliare, riescono ad accedere al mutuo grazie a durate più lunghe e a un orizzonte lavorativo ancora in crescita. Tuttavia, la loro posizione reddituale può risultare meno solida rispetto a quella di chi ha già consolidato la propria carriera. Dopo i 55-60 anni, invece, l’accesso al mutuo tende a ridursi sensibilmente: la vicinanza alla pensione e la minore possibilità di estendere il piano di ammortamento rendono più complesso ottenere un finanziamento, salvo in presenza di redditi elevati o garanzie aggiuntive.
L’età, dunque, non incide solo sulla probabilità di ottenere il mutuo, ma anche sulla sua durata massima. Un trentenne può permettersi un piano di 30 anni, mentre un sessantenne dovrà necessariamente optare per soluzioni più brevi, con rate più alte e un impegno finanziario più concentrato.
Il quadro cambia quando si passa ai prestiti personali. Qui l’età media dei richiedenti si attesta a 41,2 anni, con una forte concentrazione nelle fasce centrali della popolazione attiva. Oltre il 65% delle domande arriva da soggetti sotto i 45 anni, mentre circa un terzo dei richiedenti ha meno di 34 anni. Questo dato conferma che il prestito personale è percepito come uno strumento flessibile, adatto anche a chi si trova nelle prime fasi della carriera lavorativa. Gli importi più contenuti e la possibilità di allungare i piani di rimborso rendono questa forma di credito accessibile anche a chi non dispone ancora di una piena stabilità reddituale.
Il confronto tra mutui e prestiti personali evidenzia differenze strutturali legate proprio all’età dei richiedenti. I prestiti personali intercettano una platea più ampia e trasversale, includendo anche over 50 e pensionati. Il mutuo, invece, resta uno strumento più selettivo, legato a momenti specifici della vita e a una prospettiva di lungo periodo che richiede stabilità economica e continuità lavorativa.
La durata dei finanziamenti è un altro elemento che riflette l’impatto dell’età. Nei prestiti personali si registra una crescente preferenza per piani più lunghi, con una durata media che supera ormai gli 80 mesi. È un segnale della necessità di mantenere rate sostenibili, soprattutto per chi deve bilanciare spese familiari, costi quotidiani e impegni finanziari. Nei mutui, invece, la durata resta più elevata, ma è fortemente condizionata dall’età di ingresso: più si è giovani, più si può diluire il debito nel tempo.
Alla fine, la domanda “qual è l’età giusta per chiedere un mutuo?” non ha una risposta unica, ma i dati mostrano che tra i 30 e i 50 anni si concentrano le maggiori possibilità di ottenere un finanziamento con condizioni favorevoli. È in questa fascia che si incontrano stabilità lavorativa, capacità di rimborso e orizzonte temporale adeguato. Un equilibrio che, oggi più che mai, può fare la differenza tra un sogno realizzabile e un’opportunità mancata.
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