“Oggi Anita Ekberg dovrebbe fare la fila per 2 euro”: la Fontana di Trevi è a pagamento, l’ironia del Financial Times
Se Sylvia tornasse oggi a Roma, avvolta nel suo abito da sera nero, probabilmente l’incantesimo si spezzerebbe contro un tornello. “Vagando per le strade di notte con un gattino in testa, Anita Ekberg si imbatte nella Fontana di Trevi deserta. Era il 1960. Nel 2026, avrebbe dovuto mettersi in coda e pagare 2 euro per avvicinarsi”. L’affondo arriva dalle colonne del Financial Times, dove la storica Alex von Tunzelmann utilizza l’icona felliniana de La Dolce Vita per criticare la svolta epocale che si consuma oggi nella Capitale. “Forse le avrebbero chiesto anche un supplemento per il gattino“, aggiunge con sarcasmo britannico.
La polemica d’Oltremanica arriva a una settimana dall’introduzione del ticket d’accesso alla Fontana di Trevi. Da lunedì 2 febbraio 2026, infatti, il rito del lancio della monetina non è più libero per tutti: per accedere alla passerella e al catino barocco, turisti e non residenti devono prenotare e pagare un ticket da 2 euro. Una barriera non solo fisica, ma “psicologica”, osserva il quotidiano della City, che modifica radicalmente il rapporto tra la città e i suoi simboli, trasformando un bene comune in un’esperienza di consumo controllata da un’autorità.
Il debutto: numeri e reazioni
Mentre gli intellettuali discutono sulla mercificazione della bellezza, la macchina organizzativa del Campidoglio si è messa in moto. Il 2 febbraio, alle 11:00 in punto, orario di apertura delle prevendite, sono stati staccati circa 3.000 biglietti, a cui se ne sono aggiunti altri 500 acquistati in loco dai turisti già in fila. Tra le 9 e le 18, l’area ha visto il transito di 5.000 visitatori. Le stime dell’amministrazione sono chiare: con flussi che variano dai 30mila ai 70mila passaggi giornalieri, il ticket genererà un tesoretto da 6-7 milioni di euro l’anno. “Con 2 euro siamo stati morigerati”, ribatte l’assessore al Turismo Alessandro Onorato, respingendo le accuse di speculazione. “A New York avrebbero chiesto 100 dollari. Prima qui molti bivaccavano, mangiavano o pretendevano di fare un pediluvio. Ora è tutto ordinato e le transenne, che sono un obbrobrio, spariranno”. La reazione dei visitatori sembra dare ragione, almeno per ora, al pragmatismo capitolino. “Due euro non sono tanti, è giusto”, commentano tre ragazze californiane mentre si scattano un selfie, non troppo turbate dal balzello. Anche tra i turisti italiani c’è chi apprezza la fine della ressa selvaggia: “La fila è ordinata, si riesce finalmente ad apprezzare il monumento”, notano Fabio, Sonia e Martina, arrivati da Milano.
Il “baratto” culturale: musei gratis per i romani
Il ticket, va detto, non colpisce i romani. L’accesso resta gratuito per i residenti della Capitale e della Città Metropolitana, così come per disabili, minori di 6 anni e guide turistiche. Non solo: l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio ha presentato la misura come un patto di “reciprocità”. I proventi serviranno alla manutenzione di 113 monumenti restaurati con il Pnrr e, soprattutto, a finanziare la gratuità totale del sistema museale civico per chi vive a Roma. Da oggi, infatti, i residenti entrano gratis ovunque, mentre per i turisti scatta il biglietto (7,5 euro) in cinque “gioielli” finora free entry, come il Museo Barracco e l’Aranciera di Villa Borghese.
L'articolo “Oggi Anita Ekberg dovrebbe fare la fila per 2 euro”: la Fontana di Trevi è a pagamento, l’ironia del Financial Times proviene da Il Fatto Quotidiano.
