L’ultima follia di Sanchez: permessi retribuiti per portare i malati a praticare l’eutanasia. L’ira del Partito popolare
Ultima ideona di Sánchez è una vera e propria follia. Il governo spagnolo vuole introdurre un giorno di permesso retribuito per chi accompagna il malato a praticare l’eutanasia. Si è così tirato dietro l’ira della destra m anche delle aziende. Il premier spagnolo travolto dagli scandali e da una crisi occupazionale che a gennaio ha toccato il minimo da 18 anni ha tirato fuori dal cilindro una trovata controversa. Tanti sono i fronti dai quali l’icona della sinistra nostrana tenta di distogliere l’attenzione: dai disastri ferroviari e dall’immobilismo dell’esecutivo. L’idea pertanto è quella di estendere il congedo per lutto dagli attuali due (massimo quattro) giorni, a dieci giorni.
La deriva spagnola sull’eutanasia
In Italia, il lavoratore ne ha diritto a tre per la morte del coniuge, del convivente o di un parente entro il secondo grado. La proposta spagnola include un giorno di permesso retribuito alla persona designata come accompagnatore durante l’eutanasia – ricostruisce un approfondimento della Verità-: senza che sia necessario un legame di parentela. La legge sull’eutanasia medicalmente assistita è entrata in vigore in Spagna il 21 giugno 2021, dopo il suo riconoscimento come nuovo diritto individuale. “Secondo uno studio dello scorso anno finanziato dal ministero della Scienza e dell’Innovazione e dall’Agenzia statale di investigazione del governo spagnolo, dal 25 giugno 2021 al 31 dicembre 2023 su 1.515 richieste di suicidio assistito le persone che sono riuscite a morire sono state 697 (46%).
La “cattolicissima” Spagna “apripista”
La “cattolicissima” Spagna farebbe da “apripista” qualora il disegno di legge venisse approvato: sarà la prima volta che lo Statuto dei lavoratori includerà una disposizione specifica sul congedo per l’eutanasia. Ci sta lavorano la ministra del Lavoro, Yolanda Díaz. L’accordo va oltre e prevede anche 15 giorni di congedo per l’assistenza a coniugi, partner o familiari stretti in cure palliative. E questo provvedimento sarebbe l’ unico sensato. I sindacati hanno partecipato all’elaborazione del disegno di legge senza l’accordo con gli imprenditori che sono furibondi che ne fanno una questione di spesa: trattandosi di congedi retribuiti, si scarica sulle imprese il costo dei lavoratori assenti che dovrebbe essere sostenuto dal governo. Il Partito popolare ha già annunciato il suo no. Nel frattempo, l’Autorità indipendente per la responsabilità fiscale (AIReF) ha rilevato una mancanza di controllo in Spagna sulla spesa per congedi per malattia, che è aumentata del 60% dal 2017 raggiungendo i 16,5 miliardi di euro nel 2024.
Disoccupazione galoppante
Insomma, in Spagna il monitoraggio dei congedi per malattia da parte della Previdenza sociale è molto “allegra” e parte solo dopo i 365 giorni. Sánchez continua a mettere la testa sotto la sabbia sotto il profilo dell’occupazione, inceppatasi a gennaio. Smentito dalla Ceoe, Confederazione spagnola delle organizzazioni dei datori di lavoro. Che segnala: «La Spagna continua a essere il Paese con il tasso di disoccupazione più alto nell’Ocse e conta oltre mezzo milione di persone in situazioni di disponibilità limitata o con richieste di lavoro specifiche, il che riflette fenomeni strutturali che restano irrisolti […] Le piccole imprese continuano a essere le più colpite dall’aumento dei costi del lavoro, dell’energia, delle tasse e dei finanziamenti, nonché da un quadro normativo instabile».
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