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Sicurezza via libera, Meloni: “Lo Stato non gira la testa dall’altra parte. Difende chi ci difende e tutela i cittadini”

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“Non sono misure spot, ma un ulteriore tassello della strategia che questo governo porta avanti fin dal suo insediamento”. La premier Giorgia Meloni affida a un lungo post, prima della partecipazione a Dritto e Rovescio, le riflessioni sul via libera del Consiglio dei ministri al nuovo pacchetto sicurezza. “Continuiamo così ad aggiungere tasselli a un disegno preciso. Uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini”. Norme che confermano la priorità dell’esecutivo in materia di lotta alla criminalità e tutela della sicurezza. “Con i provvedimenti approvati rafforziamo gli strumenti per prevenire e combattere la criminalità diffusa. Rafforziamo la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città”, scrive Meloni passando in rassegna le novità introdotte da due provvedimenti legislativi approvati, un disegno di legge e un decreto legge.

Meloni: lo Stato non si gira dall’altra parte. Difendiamo chi ci difende

“Introduciamo pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che diventa procedibile d’ufficio. E la cancellazione del paradosso di finire indagato per sequestro di persona se fermi un ladro che ti ha appena derubato in attesa delle Forze dell’ordine”. E ancora il capitolo baby gang. “Ce ne occupiamo con una stretta sui coltelli e il divieto di vendere ai minori ogni strumento atto ad offendere. Introduciamo inoltre strumenti specifici per prevenire la presenza e l’azione di gruppi organizzati dediti alla violenza. Che – sottolinea la premier – nulla hanno a che vedere con il diritto di manifestare e che utilizzano le piazze come pretesto per creare disordini e distruzione”.

Stretta sui coltelli, aumento di pene, stop all’iscrizione automatica nel registro degli indagati

Infine, una norma definita estremamente importante. “Se ti sei legittimamente difeso, non vieni automaticamente iscritto nel registro degli indagati, pur mantenendo tutte le tutele previste dalla legge”. La premier rivendica il lavoro fatto in questi anni costruendo un impianto chiaro. Difendere i cittadini e mettere le Forze dell’ordine nelle condizioni di lavorare meglio e con maggiori tutele. “È lo stesso percorso che ci ha portato a rafforzare con diverse misure la protezione dei cittadini e della legalità. A contrastare il crimine organizzato. Ad aumentare le pene per chi aggredisce uomini e donne in divisa, ad assumere quasi 40 mila operatori e rinnovare contratti rimasti bloccati per anni, con risorse mai stanziate prima”.

Piantedosi: il fermo preventivo non è una misura liberticida

Al termine del Cdm i ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio hanno illustrato alla stampa obiettivi e strumenti. E spazzato il campo da dubbi e polemiche delle ultime ore. “Il governo ha approvato, dopo una proficua discussione due provvedimenti dei tre che si ripromette di approvare”. Così il ministro dell’Interno precisando che il governo lavorava ai provvedimenti già prima dei fatti di Torino. Sul tema della prevenzione, che ha occupato il dibattito di questi giorni, Piantedosi ha confermato l’introduzione del fermo preventivo, “dopo un’interlocuzione con il Quirinale che è sempre molto proficua. Non da ultimo lo è stata ieri”. Il trattenimento del soggetto “è vincolato a condizioni indiziarie molto importanti. Non è  una misura liberticida. È previsto da quasi tutti gli ordinamenti, al fine di garantire l’ordine pubblico e prevenire disordini”.

La prossima settimana un pacchetto immigrazione con il blocco navale

Il titolare del Viminale ha anche anticipato che la settimana prossima ci sarà  “la valutazione di un più  ampio pacchetto di norme sull’immigrazione. E ci sarà anche quello che è chiamato blocco navale. La misura che prevede l’interdizione delle acque territoriali per consentire, laddove esistono accordi con Paesi terzi sicuri, di trasferire persone in luoghi diversi dal territorio nazionale. Pr effettuare le procedure di asilo richieste”,

Nordio: non c’è scudo penale, non c’è impunità per nessuno

Il ministro Nordio ha sottolineato che nel decreto “non c’è nessuno scudo penale”, “non c’è impunità per nessuno”. Parole chiare dopo le polemiche di questi giorni alimentate delle sinistre. Si tratta della non iscrizione automatica nel registro degli indagati per cittadini e forze dell’ordine che agiscono in presenza di cause di giustificazione. “Decide il pm se iscrivere nel registro degli indagati oppure no. Il magistrato è sovrano – ha spiegato il Guardasigilli .- ma deve tenere conto che la nuova norma è molto esplicita. Le cause di giustificazione sono note a tutti”. Se non c’è l’iscrizione nel registro sparisce anche il termine indagato, “questo orrido neologismo che oggi è sinonimo di condanna”. L’obiettivo del pacchetto sicurezza è quello di rafforzare la prevenzione e la repressione perché non si ripetano le Brigate Rosse. “Un fenomeno nato – ha detto il Guardasigilli – per una insufficiente attenzione da parte dello Stato Ricordiamo le espressioni ‘compagni che sbagliano’, ‘sedicenti brigate rosse'”.

Domiciliari? La magistratura applica la legge, che è inadeguata

Infine la scarcerazione dei fermati per gli scontri di Torino. “Anche io sono stato pm, sono stato criticato da sinistra perché ho chiesto e disposto la liberazione di una persona che altri volevano in carcere”, così Nordio rispondendo a un giornalista. “La magistratura applica la legge e se le leggi in questo caso consentono che una persona che ha preso a martellate un poliziotto il giorno dopo sia ai domiciliari vuol dire che le leggi sono inadeguate”

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