Garlasco, strappo tra i magistrati che indagano sulla corruzione
GARLASCO. «Differenze di vedute con il procuratore capo». Così nei corridoi della Procura di Brescia vengono spiegate le ragioni della rinuncia, da parte delle pm Claudia Moregola e Chiara Bonfadini, al fascicolo parallelo all’inchiesta sul delitto di Garlasco condotta dalla procura di Pavia: quello sul presunto condizionamento dell’indagine del 2017 a carico di Andrea Sempio, il commesso e amico del fratello della vittima la cui posizione fu all’epoca archiviata e che oggi è ancora indagato con l’accusa di avere avuto un ruolo nel delitto. Nell’inchiesta sul condizionamento di quell’indagine è invece coinvolto l’ex pm Mario Venditti e il padre di Andrea Sempio, Giuseppe Sempio, per corruzione in atti giudiziari.
Lo strappo sui sequestri
Le «differenze di vedute» non vengono approfondite, ma a quanto pare hanno riguardato la conduzione delle indagini, su cui c’è stato un vero e proprio strappo tra il procuratore capo Francesco Prete e le due magistrate. A far deflagrare la situazione è stata soprattutto la decisione del Riesame, e poi della Cassazione, di dissequestrare i telefonini e i computer acquisiti a settembre all’ex pm Venditti, ai familiari di Sempio e anche a due ex ufficiali della polizia giudiziaria, anche se non indagati: per il Riesame non erano state indicate le parole chiave e quindi i dispositivi informatici sono stati restituiti. Le due pm di Brescia, invece, avrebbero voluto cercare all’interno le prove del reato, quindi la corruzione, ma estendendo l’analisi dei telefoni a undici anni di rapporti in procura tra l’ex pm e la polizia giudiziaria. L’inchiesta battezzata “Sistema Pavia” tocca il caso Garlasco ma si intreccia anche con le indagini Clean a Pavia e con un altro filone per l’accusa di peculato sull’uso improprio delle risorse della Procura, che vede indagati l’ex pm Venditti e il magistrato Paolo Mazza. Per l’accusa infatti gli indagati avrebbero beneficiato di diversi favori, tra cui pranzi offerti al ristorante Lino e vendita di auto a prezzo di favore, in cambio dell’appalto esclusivo alla società Esitel per il noleggio degli strumenti di intercettazione e a Cr Service del noleggio di auto, che sarebbero state utilizzate anche fuori orario di servizio. Esitel però, secondo il Riesame, non aveva l’appalto esclusivo, essendole stato affidato il 46 per cento delle intercettazioni.
Cosa succederà
Questo filone di inchiesta e l’altro su Garlasco vanno avanti, anche se il fascicolo, quello più delicato sulla corruzione in atti giudiziari, è passato di mano. Per capire a cosa approderà, bisognerà attendere le mosse della procura di Brescia. Sul tavolo, per ora, c’è l’ipotesi di reato che era partita da un pizzino trovato nella casa dei genitori di Andrea Sempio durante le perquisizioni di maggio dello scorso anno. Un appunto a penna su un bloc notes con la scritta “Venditti Gip archivia X 20-30 euro”. I finanzieri trovarono una serie di movimenti strani, avvenuti tra dicembre 2016 e giugno 2017, tra i genitori di Sempio e altri parenti, e in particolare prelievi per 35mila euro. L’ipotesi (ancora tutta da dimostrare) è che in qualche modo quel denaro sarebbe finito all’ex pm che indagava, cioè Venditti, per chiudere in fretta le indagini e spingere verso l’archiviazione, poi in effetti accolta dal gip.
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