Ivrea, 18 mesi da incubo a Bellavista: chiuse le indagini su 5 accusati di averla perseguitata e picchiata
IVREA. Un anno e mezzo da incubo, in cui sarebbe stata perseguitata e picchiata dai vicini di casa. Una persecuzione che, secondo la pm Maria Baldari, che ha appena concluso le indagini preliminari, sarebbe in corso dal luglio 2024 fino ad oggi e sarebbe stata messa in atto dai fratelli Vincenzo e Francesca Costatino, di 27 e 35 anni, e dalla 23enne Sara Marangon, difesi dall’avvocato Federico Zinetti del foro di Ivrea.
IL PESTAGGIO DOPO LA FAGIOLATA
Succede tutto a Bellavista d’Ivrea, tra il dedalo di viale Papa Giovanni XXIII e gli ampi spazi di piazza Primo maggio. L’episodio più eclatante accade dopo la fagiolata di Bellavista dello scorso 16 febbraio: qui sarebbe stata picchiata da quattro persone insieme, anche con l’uso di un tirapugni. Per questo fatto la procura ha indagato, oltre a Francesca Costantino e Sara Marangon, anche Francesco Parisi, di 24 anni, e Andrea Piccirillo di 40, entrambi di fesi dall’avvocato Alberto Bazzani.
Per questa vicenda Marangon e Costantino ebbero una misura restrittiva della libertà: il divieto di avvicinamento alla persona offesa e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, revocate poi ad ottobre in seguito a richiesta dell’avvocato Zinetti.
IL RUOLO DI COSTANTINO
E Vincenzo Costantino, quel giorno, dov’era? Agli arresti domiciliari. Tramutati poi in detenzione domiciliare in seguito a una condanna a due anni per lesioni.
Appena un mese prima, infatti, aveva investito il figlio della 60enne che poi, secondo la pm Baldari, avrebbe iniziato a perseguitare. Il fatto era accaduto in via Torino e inizialmente era qualificato come tentato omicidio, proprio perché secondo gli investigatori si sarebbe trattato di un gesto volontario. Poi, Costantino, sarebbe andato via senza soccorrere il ragazzo che comunque conoscenza.
Il suo nome era comunque già noto alla polizia prima di questi fatti: era stato infatti arrestato all’interno di un’operazione anti droga, denominata Peacock, del novembre 2020. L’attività esplorava i nuovi metodi di spaccio di droga ai tempi del Covid.
Comunque sia, nel mese di luglio 2024, dunque un paio di settimane dopo l’investimento, inizia la contestazione di stalking alla 60enne, nonostante lui si trovasse agli arresti domiciliari. Secondo la procura il ragazzo, tornando da alcune terapie che era autorizzato a fare, si fermava sotto la finestra di casa della 60enne e poi avrebbe suonato il clacson ripetutamente guardando la sua finestra.
LE ALTRE CONDOTTE
Il resto delle condotte sono contestate alla sorella Francesca e a Marangon. Spesso la seguivano nei luoghi in cui si recava nel tempo libero o si appostavano sotto casa sua. Anche in un’attività commerciale di piazza Primo Maggio proferivano frasi come: «Bisogna stare attenti che qui fanno foto e video». Un altro giorno, invece, dopo essersi accostate a lei a bordo di una Golf bianca vicino a casa, la seguono fino al bar della stazione, dove le si siedono davanti e le dicono: «Siete degli infami». La 60enne allora si allontana e loro iniziano a cercarla.
DANNEGGIATA ANCHE L’AUTO
Fino ad arrivare all’episodio del pestaggio del 16 febbraio, in cui la donna ha riportato una prognosi di 7 giorni per una ferita all’arcata sopraccigliare, da cui ha perso molto sangue. Qui l’avrebbero picchiata anche mentre era a terra. Inoltre, le avrebbero forato uno pneumatico con dei coltelli appuntiti e poi avrebbe scagliato una pedana in legno contro la parte posteriore dell’automobile, danneggiandola.
Insomma, stando alla ricostruzione della procura di Ivrea, la donna avrebbe vissuto in uno stato di terrore nell’ultimo anno e mezzo. «Posso solo dire - spiega l’avvocato Celere Spaziante, che difende la 60enne - che aspettavamo con ansia questo processo viste le angherie a cui è stata sottoposta la mia assistita. Confidiamo in un veloce percorso della giustizia».
