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Январь
2026

Richiesta di suicidio assistito in Asl/To4, la commissione: «Ci sono i requisiti»

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IVREA. La delibera è stata approvata martedì sera. E mercoledì, la stessa direttrice sanitaria Asl/To4, Sara Marchisio, ha consegnato personalmente il fascicolo a casa della persona che, nel maggio scorso, aveva chiesto l’accesso al suicidio assistito. L’azienda sanitaria ha completato l’iter avvalendosi di una commissione di professionisti formata ad hoc, di un avvocato, e confrontandosi con il comitato etico e ha concluso rispondendo che sì, la persona che ha lo ha richiesto ha i requisiti indicati nella sentenza numero 242/2019 della Corte Costituzionale, al momento l’unico riferimento normativo chiaro in Italia per il suicidio medicalmente assistito. Da questo momento in poi, in assenza di riferimenti legislativi, l’Asl/To4 non potrà fare materialmente nulla per dare seguito a questa procedura.

PIEMONTE SENZA LINEE GUIDA

La direzione Asl/To4, di suo, si è messa in gioco per arrivare fin qui. In Piemonte non ci sono linee guida che aiutino le aziende sanitarie a capire come orientarsi. L’assessore regionale Federico Riboldi, sollecitato ancora nel settembre scorso da interrogazioni, in consiglio regionale aveva detto che si stava procedendo. Ma al momento, le aziende sanitarie sono sole. Di fronte alla richiesta presentata nel maggio scorso, però, l’Asl/To4 ha deciso di agire. «È una questione di dignità – dice Luigi Vercellino, il direttore generale – . Abbiamo molto parlato, tra di noi, di questo caso perché non è una questione come le altre. È una questione di dignità. Dignità di una persona che ha avanzato una richiesta e alla quale andava data una risposta. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo messo davanti a qualsiasi altra cosa la dignità della persona che si è rivolta a noi e quindi abbiamo iniziato a ragionare chiedendoci, in questo caso specifico, che cosa avremmo potuto fare, visto che non abbiamo compiti legislativi». «È stato un iter complicato – aggiunge il direttore generale – da un punto di vista delle procedure e anche emotivamente per tutti noi. Ci auguriamo che il nostro lavoro possa servire a rendere più chiare queste procedure». «L’iter, anche alla luce dell’incertezza normativa che c’è – aggiunge Sara Marchisio – è stato relativamente rapido anche rispetto ai casi che sono noti in Italia. La richiesta ci è arrivata nel maggio scorso e ci siamo immediatamente attivati con i livelli istituzionali regionali per avere delle indicazioni a procedere. In assenza di una regolamentazione nazionale e regionale, abbiamo dovuto ricostruire delle regole basandoci su quella che fondamentalmente è la sentenza cardine su questo argomento (la 242 del 2019) che direi in modo chiaro stabilisce come il primo passaggio sia in capo al sistema sanitario nazionale (quindi all'Asl di residenza) per la verifica delle condizioni del paziente che chiede di candidarsi a questa procedura». Marchisio è netta: «Questa è l'unica cosa su cui alla fine tutte le fonti e i pareri concordano». La delibera con tutti gli allegati è stata consegnata al paziente «perché possa decidere come procedere, perché sul post accertamento dei requisiti non ci sono invece protocolli di comportamento ritenuti validi». La documentazione è stata inviata anche in Regione e, per una mera questione di trasparenza, anche alla procura della repubblica di Ivrea.

La questione sul suicidio assistito è aperta a livello nazionale; a livello regionale ha legiferato la Toscana, ma con impugnazioni. Ha legiferato anche la Sardegna, ma il Governo ha annunciato che il provvedimento sarà impugnato. La commissione dell’Asl/To4 (era composta da un medico palliativista, un medico legale, un rianimatore, un neurologo, un farmacista, uno psichiatra, uno psicologo e un medico nutrizionista) ha verificato che il richiedente è affetto da una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche reputate intollerabili, è dipendente da trattamenti di sostegno vitale ed è capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Fatte queste verifiche, che nel caso specifico sono state estremamente scrupolose, con alcune integrazioni istruttorie in seguito al confronto con il comitato etico, si entra in una zona grigia. E l'Asl si ferma. Va da sé che questa procedura non c’entra nulla con tutto ciò che riguarda la presa in carico, la cura e l’assistenza della persona in corso e per il futuro, cure palliative comprese, al momento rifiutate. La questione è il vuoto normativo dopo l’accertamento dei requisiti. «Se la persona vuole procedere all'atto finale – spiega Marchisio – è chiaro che debba esserci sicuramente autosomministrazione, ma quello che non è chiaro sono le modalità: con che cosa? Chi? Come? In quale contesto?. Noi, come azienda sanitaria, ci possiamo muovere solo nell'ambito definito dalla Corte costituzionale, quindi fino alla dichiarazione dell'esistenza dei requisiti o meno. Il nostro iter si è concluso dentro questo perimetro legislativo tutelante sia per il paziente perché gli consente di avere in mano ciò che serve per prendere poi una decisione, che per l'azienda sanitaria e per i suoi professionisti». In Italia, sembrerebbero esserci stati solo due casi arrivati all’atto finale, in uno con un’ordinanza del tribunale al quale si era rivolto il paziente.

UN TEMA APERTO

«Ragioniamo su almeno due livelli – spiega ancora Marchisio –: il primo livello cardine è quello nazionale, che può definire in modo chiaro che cosa è fattibile, perché altrimenti quello che resta è semplicemente la sentenza della Corte Costituzionale alla quale noi abbiamo fatto riferimento. Sul piano regionale, per quanto ci sia una parziale delega di competenze, in assenza di normativa nazionale, è possibile regolamentare l'iter preliminare, ma sempre nel perimetro della sentenza della Corte Costituzionale». Così, stante questo assetto normativo, l’Asl precisa in delibera che da parte sua «resta nell’immediatezza esclusa qualsiasi partecipazione materiale o causale nell’atto finale. Per le stesse ragioni, non può fornire, prescrivere e consegnare farmaci o sostanze potenzialmente utilizzabili nella procedura di suicidio medicalmente assistito».






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