Australian Open 2026: uno Slam (quasi) senza sorprese. E i big sorridono
Se di sorprese se ne reclamavano nel corso del torneo, gli Australian Open non ne hanno mostrata quasi nessuna. Si è trattato, con ogni probabilità, del torneo dello Slam più lineare disputato da parecchi anni a questa parte, con al massimo un giocatore o una giocatrice fuori dal circolo big (per gli uomini Learner Tien, che oggi ha salutato il torneo, per le donne Iva Jovic, che ha parimenti chiuso il proprio cammino a Melbourne nelle scorse ore). E oggi la tendenza si è (quasi) confermata, almeno in campo maschile, con Zverev e Alcaraz.
Negli ultimi due anni ne avevamo visti di fatti importanti: restando a Melbourne, lo scorso anno Lorenzo Sonego aveva fatto la parte dell’intruso tra gli uomini e, al femminile, alla fine Madison Keys da numero 19 aveva compiuto l’impresa della carriera quando nessuno più se l’aspettava. Ancora, nel 2024 c’era stata l’onda ucraina con Marta Kostyuk e Dayana Yastremska (quest’ultima dalle qualificazioni alle semifinali). Uscendo dall’Australia, impossibile dimenticare la cavalcata di Loïs Boisson al Roland Garros, variabile impazzita all’interno di larga parte del meglio che poteva offrire il tennis femminile in quel contesto. Il tutto per non parlare delle storie che annualmente offre Wimbledon, la cui bellezza passa anche dall’incerto. Non bisogna per forza arrivare a Raducanu-Fernandez degli US Open 2021, ma in questo Slam siamo in un certo senso all’estremo opposto.
Va anche rimarcato come, prima dei quarti di finale, fosse stato a lungo dato spazio a un record: quello della prima volta con le prime sei teste di serie femminili e le prime sei teste di serie maschili tutte ai quarti nell’arco dello stesso Slam. Un fatto che testimonia come, in quest’occasione, i big siano arrivati davvero pronti all’appuntamento. Certo, dopo i quarti alcune logiche possono saltare: ne è l’esempio la giornata no di Coco Gauff, ma anche in questo caso dall’altra parte di sorpresa non si può proprio parlare. Semmai del fatto che Elina Svitolina abbia concretizzato l’occasione di continuare a sognare un obiettivo inseguito una vita, la finale Slam. E ora dovrà tentare di battere Aryna Sabalenka (e sarà complicato, dato che la bielorussa da queste parti ha perso quattro set dal 2023 in poi, di cui due, decisivi, nella finale 2025).
E un altro dato aiuta a far capire come a Melbourne ci sia stato davvero poco spazio anche per la lotta. Nella seconda settimana, con 19 match disputati, i vincitori hanno portato a casa 47 set, mentre i perdenti appena 3. In più, un solo match femminile su dieci (Gauff-Muchova) è andato al terzo set, nessuno maschile su nove al quinto set (e appena due, Zverev-Tien e Shelton-Ruud) al quarto. Nel complesso, poi, al maschile 20 sono le partite andate al quinto set, mentre si era andati vicinissimi alle 30 nel 2025. Perlomeno, nelle abbastanza rare occasioni di terzo set tra le donne in questo 2026 di lotta se n’è spesso verificata, in un modo o nell’altro.
Rimanendo sugli Australian Open, va rimarcato come forse siano state solo due le vere grandi sorprese del torneo classificabili come tali (Fery-Cobolli non si può includere nel novero a causa delle condizioni dell’italiano, anche se il divario di ranking suggerirebbe l’inclusione). Due, al maschile. Una: Learner Tien su Daniil Medvedev. Che l’americano potesse battere il russo era fatto noto, ma che gli lasciasse solo sette game non era assolutamente prevedibile, come neppure l’unico 6-0 di tutta la carriera Slam subito dall’ex vincitore degli US Open. L’altra: Nikola Bartunkova, da sola. Passata dalle qualificazioni, ha eliminato prima Daria Kasatkina e poi Belinda Bencic, il che non è esattamente uno scherzo. Bisogna avere grandi qualità per sconfiggere una dopo l’altra l’australiana e la svizzera, e lei sembra averle. Deve ancora compiere vent’anni, ma è l’ulteriore dimostrazione di come la scuola ceca funzioni eccome e produca con costanza giocatrici che sanno il fatto loro eccome.
Resta, a questo punto, da capire cos’accadrà nella seconda giornata di quarti di finale. Un giorno che, al femminile, vedrà match combattuti: Pegula-Anisimova e Rybakina-Swiatek al femminile, con risultati che possono andare dall’una o dall’altra parte senza che per questo si debba gridare al sorprendente. E un giorno che, al maschile, avrà tanta Italia addosso: Musetti-Djokovic è forse nella versione più aperta ai pronostici di sempre a questi livelli, Sinner-Shelton è ciò che l’Italia si augura non dia elementi per parlare di colpo di mano. L’americano c’è, ma Jannik ha sempre dimostrato di saper mettere mano al suo miglior tennis nei momenti che contano.
