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Vertenza Konecta, la Regione convoca la casa madre: «Difesa del lavoro»

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Ivrea

La convocazione di Konecta in Regione Piemonte potrebbe essere questione di giorni, con ogni probabilità all’inizio della prossima settimana. Sul dossier il presidente Alberto Cirio intende muoversi rapidamente e con fermezza, consapevole della delicatezza di una vertenza che riguarda oltre mille lavoratori e che rischia di avere pesanti ricadute sociali e occupazionali su Ivrea e Asti. L’interlocuzione sarà direttamente con la casa madre spagnola della multinazionale, così come richiesto dai sindaci delle due città, che saranno invitati a partecipare al tavolo regionale. L’obiettivo è chiaro: esplorare ogni ipotesi alternativa al trasferimento a Torino di 1.100 addetti, 700 dei quali attualmente impiegati nella sede eporediese. Durante l’incontro prima di Natale, in Confindustria Canavese, Konecta aveva però alzato un muro, dichiarandosi indisponibile a ritirare o anche solo rivedere parzialmente il piano industriale presentato il 5 dicembre. Un piano che prevede l’accorpamento delle sedi di Ivrea e Asti in quella torinese e la gestione di 150 esuberi. Per l’azienda, il sito di Ivrea sarebbe il più complesso da sostenere, sia per le dimensioni – è il più grande del Piemonte – sia per il costo del lavoro. Non è un mistero, inoltre, che per la multinazionale spagnola il punto di riferimento resti il polo di Lecce, caratterizzato da una minore sindacalizzazione e da un ampio ricorso al lavoro interinale. Un piccolo segnale, seppur prudente, arriva però proprio da Ivrea. Nonostante l’azienda avesse annunciato l’intenzione di dare seguito al piano entro giugno, a oggi Konecta non ha ancora disdettato il contratto di affitto degli uffici di via Jervis. Il preavviso, infatti, è di un anno e questo lascia intendere che i tempi dell’operazione potrebbero essere più lunghi. «La questione – ha sottolineato il sindaco Matteo Chiantore – va però affrontata subito, senza indugi». Anche il presidente Cirio, martedì scorso, dopo aver incontrato sindacati e amministratori locali, è apparso determinato: «Su queste vertenze non ci saranno scorciatoie né rassegnazione. Lavoreremo pancia a terra, insieme ai sindacati e agli enti locali, perché nessuno venga lasciato solo. Nessun passo indietro sulla difesa del lavoro, dei territori e della continuità produttiva». Una linea condivisa dalle organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e UilCom, che parlano apertamente di un tentativo di mascherare centinaia di licenziamenti e di un chiaro segnale di disimpegno dall’area piemontese, con conseguenze sociali rilevanti. Anche perché la stragrande maggioranza dei dipendenti è composta da donne con contratti part time. Il settore delle telecomunicazioni vive una crisi strutturale da oltre un decennio, aggravata dall’introduzione dell’intelligenza artificiale, dalla forte deregolamentazione degli appalti pubblici e privati e dal mancato rispetto del contratto nazionale. Una crisi che, come ribadiscono istituzioni e sindacati, non può essere scaricata sulle lavoratrici e sui lavoratori. «Asti e Ivrea non sono aree periferiche – ha spiegato l’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Tronzano – ma nodi fondamentali di un sistema produttivo che la Regione vuole mantenere vitale e diffuso. Il trasferimento di oltre mille lavoratori rischia di impoverire due comunità che hanno sempre garantito competenze e continuità». Da qui la disponibilità della Regione a intervenire sui costi, sulla formazione e sulla sfida della digitalizzazione, ambito su cui Asl, Comuni e Regione stanno investendo risorse significative. In questo quadro si inseriscono anche i 3,7 milioni di euro, provenienti dal MEF, destinati alla digitalizzazione dei servizi delle ATC e al rafforzamento dei servizi socio-assistenziali dei Comuni. «L’auspicio – ha concluso l’assessore alle Politiche sociali Maurizio Marrone – è che queste risorse possano contribuire a dare ossigeno a un settore che rischia un’emergenza occupazionale sui nostri territori e che ha bisogno della presenza attiva della Regione».






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