“Sono imbarazzato, alzo le mani. Non so perché guardiamo questo filmato”: l’avvocato di Stasi sbotta a Ignoto X sulla nuova ricostruzione del delitto di Garlasco
“Sono un po’ imbarazzato a commentare. Io accetto ogni argomentazione, ma ci deve essere un filo logico in quello che si dice”. Ad affermarlo è l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, che ad “Ignoto X” commenta senza mezzi termini le nuove ipotesi che negli ultimi giorni sono state avanzate per tentare di ricostruire la dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi. Ospite del programma condotto da Pino Rinaldi su La7, infatti, il legale sembra criticare una ricostruzione proposta dalla parte civile, con un filmato realizzato nel 2009, secondo cui l’aggressione ai danni della vittima sarebbe partita in cucina e non all’ingresso dell’abitazione. Una versione che l’avvocato De Rensis sembrerebbe escludere categoricamente: “Sono un po’ imbarazzato a commentare, alzo le mani”.
Durante la trasmissione, il conduttore mostra agli ospiti un filmato del 2009, prodotto dagli avvocati della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, con l’intento di provare a ricostruire l’esatta dinamica del delitto e i tempi dell’azione omicidiaria. Secondo quanto ipotizzato all’epoca dai legali, mostra il filmato, l’aggressione non sarebbe cominciata davanti alla porta di ingresso della casa, bensì in cucina, per poi spostarsi successivamente in altri ambienti dell’abitazione. Un’ipotesi riproposta anche di recente nella nuova perizia realizzata dai consulenti della famiglia della vittima: “Per noi l’aggressione, che sfocia nell’omicidio, comincia invece in cucina, dove nella spazzatura dell’ultima colazione di Chiara è stato trovato il bricco di Estathé sulla cui cannuccia c’è il Dna di Alberto Stasi”, aveva commentato, ad esempio, il perito Dario Redaelli al Corriere della Sera.
Non sembra essere dello stesso parere, invece, De Rensis, che si dice “imbarazzato” nel commentare il video mostrato da Rinaldi. Secondo il legale, infatti, questa ricostruzione escluderebbe ciò che afferma invece la Corte di Assise d’appello nella sentenza di condanna a Stasi: “Sono un po’ imbarazzato a commentare il filmato. Dov’è l’arma del delitto quando Stasi pedala? Dov’è la colazione fatta di cui oggi tanto si parla? Dove sono le ricostruzioni di Testi che hanno portato alla condanna? O questo filmato serve, e allora non serve Testi, altrimenti non so perché lo guardiamo. Si va contro la perizia Testi, caposaldo della condanna. Io accetto ogni argomentazione, non faccio il biografo di nessuno e rispetto le argomentazioni di tutti, ma ci deve essere un filo logico in quello che si dice”, afferma il legale. Poi aggiunge: “Se una perizia, a fondamento della sentenza di fronte alla quale tutti ci inginocchiamo, dice che l’aggressione è iniziata appena si apre la porta e ora si dice che tutto è partito in cucina, alzo le mani”.
Al centro della nuova ricostruzione, evidenzia il conduttore, ci sarebbe la “cannuccia di Estathè”, trovato nella spazzatura di casa Poggi durante i rilievi degli inquirenti, sulla quale sarebbe stato trovato DNA “parziale severamente degradato caratterizzato dalla presenza della componente allelica, ancorché parziale” di Stasi. Ed è proprio su questo aspetto che si concentra la domanda di Rinaldi, a cui risponde De Rensis: “Stasi ha reso un interrogatorio, al procuratore capo Napoleone ha spiegato tutto sull’Esthathè, le ipotesi portate avanti da tutti gli avvocati della vicenda valgono come ipotesi. Perché ciò che conta per l’indagato è ciò che ritiene la Procura della Repubblica, la sua posizione non si modifica in base alle ipotesi di un legale, chiunque esso sia, e questo credo che anche un esperto dirigente di pubblica sicurezza quale dottor Palmegiani (in collegamento, ndr) dovrebbe saperlo, però vedo che anche lui in mia assenza si rifugia in argomentazioni ipotetiche”, sottolinea l’avvocato. Secondo De Rensis, dunque, “Le varie argomentazioni su tutti i temi sono ipotesi, conta quello che dicono le persone nell’interrogatorio, come ha fatto Alberto Stasi chiarendo l’Estathè, e l’attività della Procura, l’indagato e chi lo assiste devono concentrarsi su quello. Ma evidentemente ci sono figure che attraggono molto l’attenzione di altri. Come si dice, ognuno ha le proprie ossessioni. Le mie, per fortuna, le ritengo migliori”.
A quel punto è lo stesso Palmegiani a commentare quanto detto dal legale di Stasi: “Chiariamo il punto, se martedì, in una trasmissione di un’altra emittente, mi si domanda chi aveva ipotizzato che i rifiuti trovati nel sacchetto dell’immondizia fossero di quella mattina, io dico: ‘Chi l’ha ipotizzato?’. Ma alla fine, e ovviamente se l’avvocato De Rensis lo cita probabilmente ha visto la trasmissione, io dico che le ipotesi fatte non hanno nessun valore perché magari sono state fatte 5 mesi fa, a livello magari di spingere le indagini. Su questo sono stato chiaro”. L’ex commissario capo della polizia, oggi consulente del team difensivo di Andrea Sempio, preferisce non entrare “in una situazione che mi lascia un po’ perplesso”, afferma in trasmissione: “Non sto dicendo che il collega Redaelli ha sbagliato, ha fatto una sua ricostruzione, totalmente sua. Io già dissi a suo tempo che la ricostruzione del 2009, a mio avviso, è diversa da quella che farei io. La nostra linea è aspettare cosa dice la BPA fatta dai Ris di Cagliari, poi faremo pure noi le nostre valutazioni. Non partiamo con l’idea che sia sbagliato quello che fa la Procura”, conclude.
Ad intervenire in merito agli oggetti rinvenuti all’interno della pattumiera di casa Poggi è il genetista Matteo Fabbri: “Io e il prof. Avato avevamo chiesto l’esame ispettivo della pattumiera non per capire chi quella mattina avesse fatto colazione, ma per capire se il contenuto fosse congruo rispetto alla frequentazione di una casa da parte di due persone. Lo stupefacente rilievo del DNA di Stasi sull’Estathé, credo che quale dato oggettivo che dobbiamo leggere, dimostra che l’ha bevuto. Ad oggi non esiste un metodo, non solo scientificamente presentato ma nemmeno validato, per datare il DNA. Quindi quel DNA non è databile e documenta esclusivamente la frequentazione della casa da parte di Alberto Stasi, che ha bevuto quell’Estathè. Quando? Non lo sappiamo”, commenta il professionista. Che poi conclude dicendo: “Una cosa che a noi ha fatto accendere le antenne è che il contenuto della pattumiera tra i due sopralluoghi, uno a ottobre e uno a dicembre, si sposta di posizione, probabilmente perché la buccia di banana marcescente si è spostata sotto”.
Sul contenuto della spazzatura interviene anche De Rensis, riallacciandosi alle parole dette da Fabbri: “Sulle ragione degli spostamenti (degli oggetti presenti nella pattumiera, ndr) non apro bocca perché non mi sono mai recato in quegli spazi. Certamente, violare uno spazio sotto sequestro, e parliamo come ipotesi di laboratorio e non riferita al caso, è un reato grave”. A concludere l’intervento, infine, è l’avvocato di Stasi: “Ci sono sentenze chiare, una del 3 luglio 2025, che spiegano che cos’è la catena di custodia e spiega perfettamente che se questa non è rispettata parliamo di nulla. Ne parlo in generale, ci sono delle regole da rispettare, rigide, tutto quello che non le rispetta appartiene al nulla probatorio ed è inutilizzabile”.
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